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- PESARHORRORFEST-

Resoconto della terza edizione






Sebbene la maratona pesarese emetta i primi vagiti, non si può certo dire che i ragazzi del cineclub Shining (artefici della manifestazione) lesinino in passione, spirito di sacrificio, nonché in professionalità e competenza. Doti essenziali e “conditio sine qua non” per realizzare una qualsivoglia manifestazione culturale. Il PesarHorrorFest è soprattutto questo: cultura e voglia di far dilagare, quanto più possibile, il contagio del morbo del cinema horror. Le cinque giornate di Pesaro (sei, se si considera il prologo ante-fest per la presentazione di “La notte del mio primo amore” della Pars) hanno visto una buona partecipazione di pubblico, non solo alle serate di cinema, ma soprattutto (piacevole sorpresa) agli incontri pomeridiani dedicati alla presentazione di novità editoriali (presieduti dagli stessi autori) o di interessanti tavole rotonde sul cinema. Dal punto di vista strettamente organizzativo è stato un successo. La scelta di dividere le giornate tra letteratura e cinema è senz’altro una scelta vincente (nonché intelligente).

I pomeriggi all’insegna dell’incontro-dibattito hanno rappresentato un piacevole diversivo e la possibilità di conoscere volumi che non godono del lancio pubblicitario di “certi” libri, dai quali per fortuna si allontanano anche per i contenuti. Il piatto forte del Fest rimane il cinema. Per il quale bisogna sottolineare sia gli aspetti positivi che quelli negativi. Il PHF non è di certo una manifestazione “ricca” per cui è doveroso (a priori) ringraziare gli organizzatori per quello che sono riusciti a proporre, ma è altrettanto doveroso ammettere che il numero e la scelta dei film proiettati non riesce a saziare la fame di cinema dello specializzato pubblico. Le “Orrende Prime Visioni” hanno riservato un dignitoso spazio al cinema indipendente italiano, presentando i lungometraggi di 3 giovani registi: “Zona 3” di Roberto Loiacono (perche?), “Hell’s fever” di Alessandro Perrella (da segnalare solo per il piacevole effetto B-movie anni ’80 e qualche buona trovata) e “Frammenti di scienze inesatte” di Stefano Bessoni (il più interessante del terzetto). Tuttavia la qualità e la quantità delle prime visione proposte non è di certo imputabile a difetti organizzativi, bensì al demoralizzante declino (privo del benché minimo segnale di risveglio) del cinema italiano. E’ stato anche riservato un ampio spazio (“La Piccola bottega degli orrori”) a Roger A. Fratter con gli ultimi suoi due lavori “Innamorata della morte” e “Mimesis”.

L’omaggio di sangue”, la retrospettiva dedicata ad un regista italiano, quest’anno è stato tributato a Michele Soavi con la proiezione dell’intera sua produzione horror a conclusione delle serate. Film tutti in pellicola (che è sempre un piacere) e tutto sommato gradevoli da rivedere. Il “Cult (dis)sepolto” (anch’esso in pellicola) ha riproposto “Incubo sulla città contaminata” di quel “furbacchione” di Lenzi. Ma le vere “chicche” arrivano dalle restanti due sezioni. Quest’anno (per la prima volta) si è fatta un’operazione geniale: “Una risata lo seppellirà”, cioè la proiezione, esposta al pubblico ludibrio, di uno dei film più trash della storia del cinema horror, talmente trash da risultare divertente, selezionato dagli stessi partecipanti al fest tra una lista di candidati e tenuto nascosto fino al momento della proiezione. Tra schiamazzi, risa e applausi degli spettatori più tenaci (lo spettacolo è terminato a notte fonda) si è assistito alla visione di “La croce delle sette pietre” aka “Il lupo mannaro contro la camorra” aka “Talisman” (per il mercato estero !?!). Le cose più interessanti del PHF sono venute fuori dal concorso “Il ritorno dei corti viventi”. Una selezione di cortometraggio di giovani(ssimi) autori, che hanno piacevolmente sorpreso. A quasi tutti è stata tributata una buona dose di applausi (meritati) ed alcune standing ovation. I premi, assegnati da una giuria presieduta da Loris Curci, sono stati assegnati a: miglior cortometraggio (con pieno merito), “Nella mia mente” di Michele Pastrello; miglior soggetto "Fobia" di Ciro Eugenio Caliandro (forse c’era qualcosa di almeno equamente interessante come “Requiem” di Milo Busanelli); una menzione speciale è andata alle attrici di "Neuro Overture" (di Piero Cannata) Maria Luce Bondì e Monica Zanforlin (eccezionali).

Il “Premio Angela” (assegnato dalla scrittrice Angela Buccella) è andato a "La Corte di Eddie" del giovanissimo Alessio Pasqua. Ma il tripudio, l’applauso più lungo e strameritato della terza edizione del PHF è stato riservato al “Premio del Pubblico” assegnato con un vero e proprio plebiscito al palermitano Piero Cannata ed al suo geniale “Neuro Overture”. Sebbene a Pesaro fossero presenti scrittori, registi ed addetti ai lavori (su tutti Loris Curci e Luca Rea) e nonostante la presenza di Anna Falchi alla proiezione di “Dellamorte Dellamore” che ha chiuso la manifestazione, hanno avuto un peso non indifferente le assenze illustri (più o meno giustificate) di Michele Soavi e Umberto Lenzi “rei” di aver declinato l’invito a pochi giorni dall’inizio del Fest, un vero peccato. Una buona affluenza di pubblico ha presenziato le proiezioni serali nel suggestivo cortile di Palazzo Mazzolari Mosca e la giornata conclusiva al Teatro Sperimentale, pubblico che sicuramente si è divertito, accalcandosi all’onnipresente stand di Bloodbuster, partecipando attivamente pur mantenendo un comportamento degno del più rinomato festival cinematografico; ridendo e schiamazzando quando il momento lo consentiva e rimanendo in silenzio o applaudendo quando la situazione lo richiedeva. La scelta (lodevole) di dedicare l’intera manifestazione al cinema italiano rappresenta l’aspetto positivo ed al tempo stesso il limite del PHF, spostare lo sguardo oltre i confini, mantenendo gli spazi dedicati alle produzioni nostrane, probabilmente avrebbe dato maggiore verve e contribuito ad appassionare maggiormente il pubblico.

Con un piccolo sforzo economico in più e con una diffusione pubblicitaria migliore, il PesarHorrorFest potrebbe rappresentare uno degli appuntamenti culturali più interessanti per gli appassionati del genere horror. I presupposti non mancano…

 


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