Premetto subito che non si trattava di un festival o di una manifestazione promossa da chissà quale storico circolo cinematografico, ma semplicemente di una rassegna alla cui base c'è la profonda passione per uno dei grandi maestri del cinema italiano. Credo che questa tre giorni dedicata al cinema di Mario Bava abbia dato indicazioni positive agli organizzatori e allo stesso tempo soddisfatto gli spettatori. Un plauso va quindi innanzitutto a Giacomo Giannecchini, capace di coinvolgere personaggi di spicco nel panorama del fantastico italiano come Laberto Bava, Luigi Cozzi e il simpaticissimo John Phillip Law, ed a Stefano Rossi, titolare del locale Tago Mago, dove ha avuto luogo la manifestazione.
La tre giorni si è aperta venerdi sera con il concerto dei Demonia, il gruppo di Claudio Simonetti che ha dedicato un tributo a Dario Argento proponendo le musiche dei suoi film, gran parte delle quali opera dello stesso Simonetti ai tempi degli indimenticati Goblin. I particolari arrangiamenti, uniti alla bravura dei componenti della band ed alla splenidida voce di Pina Magri, già ascoltata in Phenomena, hanno dato vita a un concerto veramente coinvolgente. La presenza di Pina Magri è stata per altro un'anteprima assoluta, visto che quella del Tago Mago era la prima di una serie di date che li porterà in giro per il mondo a proporre i brani ascoltati venerdi sera, accompagnati dalla voce della bravissima cantante italo-americana.
E' però sabato che la rassegna è entrata nel vivo con la proiezione dei film del maestro. La scelta della prima pellicola è caduta su La Maschera del Demonio, primo vero film firmato da Mario Bava che tra le altre cose ha il merito di far conoscere Barbara Steele al grande pubblico. Al termine della proiezione, accompagnata da uno spontaneo e sincero applauso di tutti gli spettatori così come avverrà per tutti gli altri film della rassegna, gli ospiti d'onore danno vita ad una interessante discussione sulla vita e le opere di Bava. Come sempre in questi casi si finisce per parlare di aneddotti sul set e nella vita del regista, cosa che incuriosisce e interessa in maniera particolare il pubblico che partecipa attivamente alla discussione rivolgendo domande e proponendo spunti.
Dopo una pausa per permettere a tutti di rifocillarsi, la rassegna riprende con le proiezioni di Operazione Paura -il film la cui protagonista bambina ispirerà Fellini per il suo Toby Dammit- seguita da Sei Donne per l'assassino -bellissimo giallo pieno di elementi che verranno ripresi da altri che rielaborati e arricchiti daranno origine alla fortunata stagione del giallo all'italiana- per finire con La ragazza che sapeva troppo -interessante giallo Hitchcockiano in cui Bava da prova di tutta la sua bravura come direttore della fotografia-.
Domenica si parte con la proiezione di Diabolik a cui assiste un divertito John Phillip Law che al termine del film, prima riceve quasi commosso un caloroso applauso e poi si concede completamente al pubblico parlando a ruota libera di quanto sia rimasto stupito dalla bravura di Mario Bava soprattutto nel saper creare bellissimi effetti visivi con i pochi mezzi a disposizione. Al termine del dibatitto è stato proiettato il documentario
"Mario Bava: Operazione paura" di Gabriele Acerbo e Roberto Pisoni, già visto su Sky nella scorsa stagione, che sottolinea quanto il lavoro di tanti dei cineasti più ffermati di oggi, debba al cinema di Bava. Le proiezioni della serata sono state Reazione a Catena -primo vero slasher del cinema da cui tanto ha attinto Hooper per il suo massacro texano- e il precursore del cinema pulp-tarantiniano Cani Arrabbiati.
A parte l'ottima scelta delle pellicole e la presenza di ospiti di tutto riguardo, quello che ha veramente funzionato in questa rassegna è stato il livello di coinvolgimento del pubblico sempre molto attento e interessato. Raramente capita in una manifestazione di questo tipo di ritrovarsi a parlare a gruppetti confrontando le proprie impressioni, raccontando aneddoti più o meno noti, discutendo dei vari elementi che ruotano attorno al cinema. Nel clima familiare che si era venuto a creare, al sottoscritto è capitato di rimanere a parlare con perfetti sconosciuti fino alle cinque di mattina toccando argomenti che raramente capita di toccare in altri contesti o di stare ad ascoltare per mezz'ora un signore sorprendentemente al corrente di notizie che un profano non poteva conoscere, ecco perchè non poteva sorprendermi venire a sapere che si trattava di Antonio Bruschini, famoso critico e scrittore nonchè docente presso la Scuola Nazionale Cinema Indipendente di Firenze. Oppure scambiare opinioni con persone talmente disponibili da regalarmi un interessante Dvd documentaristico realizzato da loro sulle location utilizzate da Dario Argento a Torino per i suoi film (a proposito, grazie a Enrico e Stefano).
E' stato altresì interessante ascoltare i racconti degli autori del documentario su Bava prodotta da Sky, sentire come il nome di Bava fosse una sorta di lasciapassare che ha permesso loro di avere le interviste e le testimonianze di registi affermati in tempi brevi e con la minima spesa.
Da queste tre serate è emerso un fatto che poteva sembrare non essere così scontato: Mario Bava ha lasciato un'impronta indelebile nellla storia del cinema e i suoi lavori hanno influenzato e continuano ad influenzare molti dei registi contemporanei e negli ultimi anni, forse anche grazie a iniziative come questa, si è iniziato a riconoscere i giusti meriti a questo grandissimo maestro anche se di strada bisogna farne ancora tanta in questo senso, soprattutto nel nostro Paese.
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