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- Il Rosso Segno della Regia -

Macabri incontri
25 - 26 - 27 agosto 2006 - Massa






Con Giacomo abbiamo scambiato due chiacchiere per capire un po' come e perchè è nata l'idea di questa rassegna. Ci dice innanzitutto che al TagoMago lui gestisce uno spazio che l'amico Stefano gli concede per proiettare due film a settimana durante tutto il periodo invernale legati tra loro da un filo conduttore che può essere il regista, il tema trattato o gli attori. L'idea di dedicare una tre giorni al cinema di Mario Bava nasce in seguito alla buona risposta che Giacomo ha riscontrato durante lo scorso inverno verso film horror non troppo recenti. Visto che questo grandissimo del nostro cinema è sconosciuto ai più, si è deciso di dedicargli questa rassegna anche per diffondere e far conoscere i suoi lavori a quanti, loro malgrado, non hanno mai avuto l'occasione di visionarli.

Oltretutto Giacomo mi rivela che il fatto che Bava sia così poco conosciuto da noi e, di contro, molto apprezzato all'estero "proprio non gli va giù". Tutto è partito da una mail inviata a Sergio Stivaletti che ha invitato Giacomo a casa sua dove oltre al regista romano c'erano Simonetti e Cozzi, tutti e tre entusiasti all'idea di una manifestazione in onore di Bava. Il materiale è stato reperito grazie al lavoro di Luigi Cozzi e a qualche approfondita ricerca nei negozi specializzati nel genere fantastico anche se non sempre è stato facile reperire le pellicole, tant'è che alcuni di queste erano edizioni estere con l'audio anche in italiano.

Chi ha sorpreso tutti è stato John Phillip Law, contattato senza troppe aspettative e che invece si è presentato con un giorno di anticipo con la sua 112 color panna. Law è stato uno dei più attivi durante tutti e tre i giorni; è intervenuto in tutte le discussioni, anche quelle "tra pochi intimi" che si tenevano negli angoli del locale tra appassionati che si scambiavano punti di vista e impressioni, ha visto tutti i film anche quando la stanchezza lo sopraffaceva (è stato bellissimo vederlo dormire sfinito all'ultima proiezione a cui ha voluto essere presente nonostante tutto) e si è dimostrato disponibile con tutti. Il protagonista è però stato senza dubbio il pubblico che ha resistito fino all'ultima proiezione tirando fino a notte fonda e non ha mai negato un applauso alla fine di ogni film.

Parlando col Grande Claudio Simonetti al termine del concerto dei Demonia abbiamo scoperto alcune cose interessanti. Innanzitutto i Demonia saranno presto in giro per il mondo a presentare questo nuovo disco che contiene le musiche dei film di Dario Argento riviste e arrangiate con la presenza della bellissima voce da soprano di Pina Magri. Inoltre l'ex leader dei Goblin ci ha rivelato che è sempre attivo nel mondo del cinema e pare ci siano all'orizzonte alcune possibili collaborazioni per il grande schermo anche se non ci ha anticipato molto. Ci dice però di essere reduce da una bella esperienza al Master of Horror negli Stati Uniti dove ha curato le musiche per il film presentato da Argento e che è sua intenzione continuare anche in questa strada. Quando gli chiediamo se si è mai pentito di aver lavorato per qualche pellicola non propriamente di successo ci confida di essere convinto che ognuna delle esperienze che ha fatto sul lavoro, così come nella vita, gli siano servite per maturare quel bagaglio di conoscenze che lo stimolano ancora a continuare a fare quello che fa. Anche alla domanda se avesse rimpianti per non aver avuto la possibilità di collaborare con qualche regista con cui avrebbe voluto, risponde molto candidamente che "ha lavorato con molti dei più grandi ed è già contento così". Solo quando si tocca il tasto dei Goblin sembra cercare di voler sviare la domanda (anche se lo fa col solito sorriso sulla bocca che gli rimane stampato per tutta la serata) dichiarando che con il suo ex gruppo ha avuto modo di fare belle esperienze e comporre ottime musiche, ma oggi le strade dei componenti si sono divise e difficilmente torneranno ad incrociarsi.

Parlando con Gabriele Acerbo e Roberto Pisoni, gli autori del documentario "Mario Bava: Operazione paura", abbiamo invece scoperto quanto il nome di Mario Bava sia conosciuto dai più famosi registi soprattutto all'estero. Joe Dante ha infatti accettato di fare la parte del "Cicerone" nel documentario senza chiedere il becco di un quattrino, John Landis ha rivelato di aver copiato di sana pianta una delle scene del suo Blues Brothers da I Tre Volti della Paura e Tarantino ha addirittura posticipato la conferenza per il lancio di Kill Bill vol.II pur di partecipare. La facilità nel reperire personaggi disposti a farsi intervistare ha permesso loro di realizzare l'intero lavoro nel giro di due soli mesi e la cosa interessante è che gran parte del materiale non è stato inserito per ragioni di lunghezza, per cui ce ne sarebbe abbastanza per un seguito. Per finire vorremmo riportare un paio di aneddoti curiosi emersi durante gli incontri con gli ospiti: John Phillip Law ci ha raccontato di essere rimasto stupito di vedere Diabolik a riprese finite perchè la stragrande maggioranza delle scenografie non sono altro che l'opera di un attento e sapiente lavoro di Bava che utilizzando fotografie, lenti e vetri posti davanti all'obiettivo è riuscito ad ottenere l'effetto finale come lo si vede sullo schermo.

Ai tempi, quando De Laurentis lo vide, pare abbia detto che avrebbe chiesto ai responsabili della Paramount che 250 milioni per quelle scenografie. Inoltre sembra che la considerazione di Bava come realizzatore di effetti speciali fosse tale che gli venne proposto di realizzare il pupazzo di King Kong per la versione dallo stesso De Laurentis e fu proprio il regista, che rifiutò perchè non voleva andare a vivere in America, a indirizzare la produzione verso Carlo Rambaldi che "di sicuro avrebbe saputo farlo molto meglio di lui".

Per finire qui di seguito viene riportata una breve intervista a Lamberto Bava, figlio di Mario e anche lui regista di successo:

Oggi il nome di Mario Bava ha iniziato ad avere i giusti riconoscimenti, se non altro dagli addetti ai lavori. Qualcuno parla di veri e propri saccheggi del cinema di suo padre, qual'è la sua opinione a riguardo?
-Ho sempre pensato che quelle dei tanti registi che hanno "preso in prestito" alcune delle cose realizzate da mio padre, fossero citazioni piuttosto che scopiazzature, tanto più che registi del Calibro di Argento e Fellini hanno sempre ammesso di ispirarsi al suo cinema. La prima volta che ebbi la sensazione di "dejà-vu" fu quando usci "4 Mosche di Velluto Grigio" in cui ci sono molti elementi, incluso il finale, in comune con "La ragazza che sapeva troppo", ma mio padre minimizzò come al solito, dicendosi anzi onorato della cosa.
A questo proposito vorrei chiederle quanto il suo cinema è influenzato da quello di suo padre.
-In qualche modo i miei lavori devono tutto al cinema di mio padre; spesso mi rendo conto, una volta realizzata una scena, di aver inconsciamente preso degli elementi -che possono essere particolari, inquadrature o semplici atmosfere- con cui mi era capitato di avere a che fare ai tempi in cui mio padre era ancora vivo.

Le sue prime esperienze sul set. Suo padre la portava con sè?
- Devo ammettere che all'inizio non ero molto attratto dal cinema, soprattutto quello fantastico. E' stato solo al liceo che ho iniziato ad avvicinarmi al mondo del fantastico, in particolare attraverso la letteratura del genere. Viene da sè che poi ho iniziato a frequentare sempre più spesso i set di mio padre con cui ho spesso avuto il ruolo di assistente alla regia.
L'ultima volta che l'ho sentita parlare ad un pubblico, aveva parlato di due suoi nuovi film che sarebbero dovuti uscire..
-Il primo, The Tortur, è uscito per il mercato del Dvd, nonostante per un periodo si fosse pensato di uscire anche nelle sale. L'altro, Ghost Son, è un film a cui tengo particolarmente, una film che riprende molto il cinema di mio padre, spero che a me sia concesso.
Cosa pensa del fatto che sempre più spesso i film in uscita siano destinati direttamente al mercato dei Dvd senza passare per le sale?
-Penso che il mercato del cinema sia in continuo cambiamento. Oggi è più difficile di un tempo uscire al cinema, come dimostra il ridotto numero di film in uscita. Ormai quello dei Dvd rappresenta una buona fetta del mercato cinematografico. In questo senso credo che la scelta di uscire in Dvd rappresenti solo un modo per rivolgersi ad un pubblico più restìo a frequentare le sale ma che non per questo intende rinunciare ad un buon film.
Visto che The Tortur è girato in digitale, ci può dire che differenze trova ci siano con la pellicola e quale delle due preferisce?
-Innanzitutto vorrei premettere che a mio avviso quella del digitale non ha rappresentato la rivoluzione tecnica che ci si aspettava che fosse. E' vero che il digitale offre soluzioni più semplici per determinate situazioni, ma si tratta di un normale progresso tecnico che ha sempre interessato il cinema, che come ho detto prima è sempre in evoluzione. Quello che voglio dire è che il digitale non ha rappresentato un salto, una svolta. Questo forse perchè è un campo che ancora non è stato approfondito e di conseguenza sfruttato fino in fondo. E' per questo motivo che ho voluto cimentarmi in questo contesto. Ho trovato che alcune cose risultano semplificate, ma per altre si rendono necessari accorgimenti che con la pellicola erano superflui.
Un ultima curiosità: ho sentito che la versione di Cani Arrabiati che circola è stata dopo la morte di suo padre secondo le intenzioni dell'attrice protagonista. Cosa c'è di vero?
- La versione circolante di quel film, la cui distribuzione non avvenne per i problemi occorsi alla produzione, è in effetti quella voluta dall'attrice protagonista che una decina di anni fa ne comprò i diritti e lo distribuì. Ora io ho personalmente curato una nuova versione che dovrebbe uscire a breve il cui montaggio è stato eseguito seguendo quello che secondo me sarebbe stato il metodo che mio padre avrebbe utilizzato, aggiungendo del materiale e rivedendo la colonna sonora. .


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