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Nome di battesimo:  Riccardo Freda
Data e luogo di nascita:  24 Febbraio 1909, Alessandria, Egitto
Data e luogo di morte:  20 Dicembre 1999, Roma, Italia

Non sono partito dall’idea di creare in Italia un genere fantastico, la mia è stata semplicemente una sorta di ribellione ai luoghi comuni della critica ufficiale cinematografica. Ho voluto dimostrare che anche in Italia é possibile realizzare tutti i tipi di film, anche quelli che esulano dalla nostra cultura.

Riccardo FredaHrazie allo spirito combattivo di questo regista che nasce in Italia il cinema horror. In un Egitto che già muove i primi passi verso l’indipendenza, il piccolo Riccardo Freda ha la fortuna di avere una madre cinefila, che trascorre insieme al figlio i momenti liberi nelle sale di Alessandria. Un film in particolare rimane impresso nella mente di Riccardo: “Cabiria” un colossal storico-bibblico che influenzerà la sua passione per i peplum. Si trasferisce a Milano dove continua gli studi, interessandosi particolarmente alla pittura ed alla scultura, diventa critico teatrale. A metà degli anni ‘30 si trasferisce a Roma dove è appena nata (per volere di Mussolini) la vetrina culturale di Cinecittà. Comincia la sua attività cinematografica scrivendo soggetti e sceneggiature, tra cui “Lasciate ogni speranza” scritto per il veterano Righelli. Freda rimane sbalordito per il modo antiquato di Righelli di girare e di operare i tagli. Decide così di passare all’azione realizzando nel 1942 il suo primo film: “Don Cesare di Bazan” con cui dii miserabilimostra le sue grandi capacità tecniche, un’ottima fotografia e delle scene abbastanza ardite per l’epoca. Freda dimostra una grande passione per gli adattamenti letterali, realizza così durante la sua carriera “Aquila nera” e “La vendetta dell’Aquila nera”, “I miserabili” (realizzato senza mai abbandonare gli studi di cinecittà!), “Il figlio di d’Artagnan, “Il Conte Ugolino”, “Giulietta e Romeo”, “Le due orfanelle”. Ma Freda é stato anche il maestro dei peplum, nel 1952 realizza “Spartaco” (rifatto poi da Kubrick) con Massimo Girotti e Gianna Maria Canale (la cui carriera sarà legata a quella del regista), nel 1954 la Canale è “Teodora, l’imperatrice di Bisanzio” da alcuni considerato il capolavoro di Freda, segue la saga di Maciste (i film di Freda che hanno avuto il maggior riscontro ai botteghini) di cui “Maciste all’Inferno” (1962) é sicuramente il più famoso.

Nel 1956 viene realizzato in Italia il primo film horror. La nascita di questo genere é legata ad una scommessa....Freda rivolto ai produttori Donati e Carpentieri, affermò che era in grado di girare un film in sole due settimane, i due risposero che era impossibile (chiedere a Roger Corman!!), ma spinti dall’insistenza del regista contattarono un grosso distribui vampiritore chiedendo se era disposto a distribuirlo lui ....accettò! Così Freda stese velocemente una sceneggiatura: “I Vampiri” fu girato in 12 giorni. La storia era ambientata a Parigi, ma grazie ai modellini e ai trucchi realizzati insieme a Mario Bava (allora stimato direttore della fotografia) il film fu girato interamente a Cinecittà. “I Vampiri” incassa pochissimo, inoltre i produttori inseriscono una parte poliziesca (affidata a Bava) in modo da attenuare la visione onirica e gotica di Freda. Il mito del vampiro visto da Freda é decisamente innovativo e singolare, niente mostri, bare, crocifissi e paletti di frassino, ma solo la frenetica ricerca della giovinezza per la quale si é disposti a fare qualsiasi cosa senza alcun rimorso. La stupenda fotografia in bianco e nero di Bava, le deliranti scenografie, l’ambigua depravazione della duchessa (Gianna Maria Canale) e le geniali trovate di Bava per gli effetti speciali, fanno di questo film un’opera innovativa nel suo genere. Anche se quasi totalmente inosservato in Italia, “I Vampiri” riscuote un buon successo di critica e di pubblico in Francia (sorte che toccherà ad altri film italiani di genere).

Nel 1959 Freda ritorna a fare scalpore con “Caltiki, il mostro immortale”, questo film inaugura la moda italiana degli pseudonimi stranieri, Riccardo Freda é Robert Hampton, Mario Bava (direttore della fotografia) é John Foam. Lo sceneggiatore Saint Just si ispira ad un antica leggenda messicana, riuscendo a costruire una storia appassionante, in cui due scienziati che svolgono delle ricerche nella giungla messicana, risvegliano qualcosa che avrebbe dovuto dormire per sempre, Caltiki è una sorta di ameba gigante creata da Bava con interiora di animali, che distrugge ogni essere vivente che incontra. Freda non ha mai riconosciuto questo film come suo, in effetti decise di farlo proprio per il suo amico Mario. Bava lavorava come direttore della fotografia per Pietro dr hichcockFrancisci, ma in realtà era lui stesso a dirigere il film, scegliere le inquadrature, creare gli effetti, dirigere gli attori...insomma faceva lui il film. Ma nonostante fosse lui il fautore del successo di Francisci, questi alle sue spalle ne parlava malissimo, Freda, venutone a conoscenza, spinse Bava a rompere questa collaborazione, e proprio per dare un’altra opportunità di lavoro all’amico scrisse insieme a lui il soggetto di Caltiki che poi Freda presentò alla produzione. Tra l’altro Freda abbandonò il set pochi giorni prima della conclusione (disaccordi con la produzione) per cui Bava diresse da solo il finale. E’ il 1962 e Freda ritorna ad incunearsi nel mondo delle tenebre con la sua opera migliore e perversa, “L’orribile segreto del dr. Hichcock” . La storia per l’epoca è scioccante, infatti il dr. Hichcock (Robert Flemyng) é un necrofilo che per avere l’illusione di unirsi ad una morta, somministra alla moglie (Barbara Steele) un anestetizzante che procura un effetto catalettico. La censura italiana operò numerosi tagli (tutte le scene in cui Hichcock bacia la moglie anestetizzata) in modo da rendere la vicenda poco chiara, tanto che alla fine non si capisce che l’uomo é un necrofilo.

Un anno dopo il dr. Hichcock, ritorna con ‘Lo Spettro”, il protagonista maschile é interpretato da Leo G. Elliot (Elio Iotta), mentre Barbara Steele é sempre la protagonista femminile. La storia non ha nulla a che vedere con il precedente capitolo qui il dr. Hichcock (costretto su di una sedia a rotelle) é vittima della congiura tra la moglie e l’amante, che lo uccidono per impossessarsi dei suoi averi. Gli amanti verranno perseguitati dal suo spettro, che in realtà non è un entità soprannaturale, ma solo il marito che avendo scoperto la tresca ha inscenato la propria morte. Il film é un giallo dalle tinte forti che in un ambiente angoscioso si nutre di un indimenticabile crescendo di odio e follia, anche qui la murderdonna é vista come veicolo di malvagità e tradimento e lo stesso dr. Hichcock, prima ignara vittima, dopo spietato carnefice viene punito dal fato. Tutti coloro che commettono peccato meritano una tremenda fine...questa é la filosofia frediana! Nel 1971, in piena era giallo-horror italiano, Freda firma con lo pseudonimo di Willy Pareto “L’iguana dalla lingua di fuoco”. Un maniaco, visto come un orrendo sadico minorato, sfigura le sue vittime col vetriolo dopo averle uccise, un ex-poliziotto cerca di smascherarlo. Il film é un ottimo thriller, che però non ha avuto il successo che meritava. Nel 1981 dopo una lunga assenza dal set Freda a 70 anni gira il suo ultimo film ritornando al genere fantastico con “Murder Obsession” che non gode di una buona distribuzione. Il film riprende la scia dei gialli Argentiani, mantenendo tuttavia una sua originalità, indimenticabile la scena finale, una trasposizione cinematografica della “pietà” di Michelangelo.

L’orrore mostrato da Freda, non scaturisce da mostri, demoni o altre creature soprannaturali, né tantomeno da effetti speciali, ma dal peccato, dalla colpa. I suoi personaggi sono condannati per la mostruosità della loro anima ad una morte orrenda, che giunge come una sorta di punizione divina, Freda era un rigido moralista per cui mostra le deviazioni più oscure proprio per poterle punire con il consenso dello spettatore, che in questo caso funge da giuria. Freda così come Bava e Fulci, non venne mai considerato positivamente dalla critica italiana che lo relegò tra gli autori di serie B, rivalutato in patria (in parte) solo recentemente, conobbe un grande successo in Inghilterra, Francia e USA dove tuttora é considerato uno dei più grandi autori del cinema fantastico.




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