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Nome di battesimo:  Terence Fisher
Data e luogo di nascita:  23 Febbraio 1904, Londra, Inghilterra
Data e luogo di morte:  18 Giugno 1980, Londra, Inghilterra

Terence FisherLa sua educazione, avendo perso il padre giovanissimo, venne affidata ai nonni ed alla madre. Un’educazione che sarà di stampo molto classico, fu infatti iscritto in una scuola militare. Dopo aver terminato gli studi, a 16 anni, venne imbarcato (su richiesta della madre) sul “Conway” dove navigò per circa 5 anni raggiungendo il grado di secondo ufficiale. A 23 anni decise di cambiare vita, non essendo stato rapito dalla passione per il mare, e trova lavoro in un negozio di tessuti. Agli inizi degli anni ‘30, Terence Fisher comincia ad interessarsi al mondo del cinema, che tanto lo affascinava, soprattutto dal punto di vista tecnico. Iniziò allora a bazzicare gli Studios e pur di frequentare quell’ambiente accetta di fare qualsiasi lavoretto, diventando così una sorta di tuttofare fino al 1934. Quasi cinque anni di gavetta riuscirono tuttavia a portare i loro frutti, Fisher infatti raggiunse il suo intento, divenendo assistente al montaggio di Ian Dalrymple e dopo solo due anni di ottimo lavoro divenne responsabile del montaggio, carica che ricoprirà per 11 anni, fino al 1947. In quell’anno, la Rank Organization cercava nuovi registi per rinnovare il proprio organico, e Fisher dopo l’esperienza fatta nel montaggio, si senti attratto da questa opportunità, dopo qualche lezione di carattere puramente tecnico ed organizzativo, gli fu affidata la realizzazione di un medio-metraggio.

Grande ammiratore di John Ford e Frank Borzage, mette in pratica tutto ciò che ha appreso durante gli anni passati agli studios. Il suo primo lavoro rappresenta anche la sua prima incursione nel mondo del fantastico, infatti "Colonel Bogey" é la storia di un fantasma che continua ad infestare la sua stessa dimora. Il film rappresenta una sorta di esame per Fisher, che riesce a superare grazie alla sua grande preparazione tecnica, ma risulta chiaro che dal punto di vista artistico e creativo il regista é solo ai primi passi. La produzione soddisfatta del suo operato gli commissiona la realizzazione di un secondo medio-metraggio "To the Public Danger" e di un terzo "A Song for Tomorrow", sicuramente il meno riuscito dei tre va ricordato solo perché fa la sua comparsa un giovane attore, all’epoca totalmente sconosciuto: Christopher Lee. Nonostante le critiche non particolarmente favorevoli, la produzione gli offre la possibilità di girare il suo primo lungo-metraggio. "Portrait From Life" narra la storia del prof. Menzel che riconosce la figlia, scomparsa durante la seconda guerra mondiale, attraverso dei ritratti esposti in una galleria d’arte. La regia di Fiher é tecnicamente impeccabile e la capacità di dare spazio all’improvvisazione degli attori, dona al film quella sensazione di realtà che affascina lo spettatore. Tuttavia la povertà della sceneggiatura non aiuta la storia a decollare.

spaceways Dello stesso anno é "Marry Me!" una commedia che gira attorno a degli equivoci provocati da un’agenzia matrimoniale, Fisher lo ricorda come un film “divertente da realizzare”. Nel 1949 gira due film in collaborazione con Anthony Darnborough, il primo é "The Astonished Heart" non particolarmente riuscito rifacimento di un opera teatrale, il secondo "So Long at the Fair..." é invece un successo. La storia narra di due giovani inglesi che nel 1889 si recano a Parigi per vedere l’esposizione universale, dopo una notte in albergo la giovane donna svegliandosi si rende conto che il fratello e la camera che occupava sono scomparsi, chiedendo informazioni alla reception si sente rispondere che é stata vista arrivare da sola. Il film é magistralmente diretto, il buon budget messo a disposizione viene rimarcato dalle eccezionali scenografie, gli attori sono perfetti insomma un grande film. Il 1951 segna l’anno più importante per la carriera di Fisher; un produttore William Hinds lo fa entrare in seno ad una compagnia in fase di ricostruzione: la Hammer Films. Tanto per iniziare Terence Fisher gira nello stesso anno ben 4 film di cui da segnalare solo il terzo della serie "A Stolen Face". L’anno seguente la Hammer ed il regista inglese sconfinano nel mondo del fantastico con due film: "Four Sided Triangle" e “Spaceways”. Tra il 1953 ed il 1956 Fisher si allontana dalla Hammer per girare una serie di film senza infamia e senza lode, che passano quasi inosservati, da ricordare "Blood Orange" e "The Stranger Came Home". Nel 1956 Anthony Hinds richiama Fisher alla Hammer che proveniva da un discreto successo dovuto al film “L’esperimento del Dr. Quatermass” e che da questo momento decide di dedicarsi totalmente al genere fantastico.

frankenstein Jimmy Sagster (sceneggiatore) e Terence Fisher decidono di rileggere il romanzo di Mary Shelley in modo da allontanarsi dai primi adattamenti cinematografici. La cosa che colpisce maggiormente in "The Curse of Frankenstein" é che il protagonista non é più la creatura, ma il barone Frankenstein (Peter Cushing), che viene dipinto come un personaggio ambiguo, dall’aspetto gentile e nobile, ma che all’interno della sua magione si trasforma in un folle disposto anche ad uccidere per raggiungere i suoi scopi. La creatura passa così in secondo piano, ma il carisma ed il talento di Christopher Lee gli consentono di imporsi ugualmente. Il film é un successo mondiale per fare un confronto, incassò più de “Il ponte sul fiume Kwai”! Sulla scia del successo di Frankenstein, alla fine del 1957 Fisher inizia le riprese di “Dracula”, il conte della Hammer é decisamente diverso dai precedenti cinematografici, la storia originale subisce dei tagli (effettuati anche per abbassare il budget), e fanno la loro apparizione sullo schermo i canini acuminati destinati a diventare principale caratteristica dei vampiri. Il risultato é all’altezza delle aspettative, intorno al film aleggia un’aura malefica che rende Dracula (Christopher Lee) agghiacciante, e la sua presenza (quasi sempre invisibile) riempie ogni fotogramma di pellicola. Il film riscuote un successo colossale superiore al precedente, anche se la critica si divide nei giudizi, in ogni caso da questo momento i nomi di Christopher Lee, Peter Cushing, Hammer Films e Terence Fisher saranno sinonimo di cinema horror. Sempre nel 1958 viene proposto il sequel di "The Curse of Fdracularankenstein": "The revenge of Frankenstein", che pur essendo un ottimo film non riscuote lo stesso successo dei precedenti, in quanto il Barone Frankenstein adesso é il solo protagonista. Si cambia genere con "Hound of the Baskerville" in cui un talentuoso Peter Cushing interpreta Sherlock Holmes e Christopher Lee é Sir Henry Baskerville. Il film riscuote un discreto successo, ma il progetto di realizzare una serie di film su S. Holmes non andrà in porto a causa degli esorbitanti diritti sui romanzi di Conan Doyle che la Hammer non può permettersi di acquistare. Nel 1959 tocca ad un altro classico del cinema horror, “La mummia”, il film tuttavia tra la ristrettezza economica e la povertà della sceneggiatura é tenuto su solo dal talento degli attori e dalla maestria di Fisher. Nello stesso anno gira "The Stranglers of Bombay", una raffinata messa in scena di sadismo e crudeltà incorniciato da una fotografia in bianco e nero che colpisce lo spettatore. Meno riuscito, a causa di una sceneggiatura poco incisiva e banale é “Le spose di Dracula”.

Tra il 1955 e il 1958 Fisher si occupa anche di una serie televisiva dedicata a Robin Hoods da cui verrà tratto un film che, nonostante la presenza di Peter Cushing nelle vesti dello sceriffo di Nottingham, non verrà ricordato certamente come uno dei lavori migliori del regista. Si susseguono altri due classici del cinema horror visti da Fisher, "Curse of the Werewolf" buon film, grazie anche all’ottima interpretazione di Oliver Reed, e “Il fantasma dell’opera” che invece lascia un pò l’amaro in bocca. Fortunatamente nel 1961 Fisher ritrova il “magico duo” Cushing-Lee ed un buono sceneggiatore. Il risultato é “Lo sguardo che uccide” una buona trasposizione cinematografica del mito della Gorgona.

Nel 1965 ritorna Dracula con "Dracula: Prince of Darkness". Lee che non vuole essere rilegato per sempre nelle vesti del conte, accetta di fare il film ma chiede di essere pagato alla giornata, ne consegue che, per abbassare il budget, le apparizioni di Lee vengono from hellridotte ai minimi termini e i suoi dialoghi quasi del tutto cancellati, questo paradossalmente rende il film inquietante e la figura di Dracula ancora più ambigua e misteriosa; questo sarà l’ultimo Dracula di Fisher. Lo stesso anno dirige "Island of Terror" con Peter Cushing, un film di fantascienza sullo stile di quelli americani degli anni 50. Nel 1966 ritorna Frankenstein, stavolta però il “mostro” é una donna, "Frankenstein Created Woman" é piuttosto originale come soggetto, sia per il modo in cui il barone ritorna ai suoi progetti e sia per come realizza il “mostro”. Nel 1967 Richard Matheson scrive un’ottima sceneggiatura, Fisher é particolarmente ispirato e Christopher Lee (appassionato conoscitore dell’occulto) totalmente calato nella parte, il risultato é "The Devil Rides Out". Nel 1969 la Hammer, a corto di idee decide di girare un nuovo Frankenstein e di affidarne la regia, all’ormai esperto del mito, Fisher. "Frankenstein Must be Destroyed" risulta come il più violento e uno dei meglio riusciti della lunga serie. A causa di un incidente Fisher resterà inattivo fino al 1972, l’attenzione per i film horror va scemando, le buone sceneggiature anche, quindi ritorna (per l’ultima volta) Frankenstein con "Frankenstein and the Monster From Hell" che rappresenta il testamento cinematografico di Terence Fisher.

La Hammer é in declino, Fisher smette definitivamente di dirigere, ha 70 anni e si sente stanco e malato. Farà qualche apparizione al Festival del Fantastico di Parigi insieme a Peter Cushing. Muore di cancro il 18 giugno 1980. Fisher nella sua carriera non ha fatto solo capolavori (anzi questi possono contarsi sulla dita di una mano), ma la cosa più importante é che ha creato uno stile, rappresentando insieme alla Hammer un’epoca d’oro per il cinema fantastico, i films di Fisher si identificano soprattutto con un gruppo di tecnici e con degli attori che hanno saputo rinnovare e dare nuova dignità ad un genere divenuto desueto.




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