Larry Talbot, di ritorno al castello di famiglia nel Galles
dopo diversi anni trascorsi in America, si reca a visitare una sera un
accampamento di zingari. Udendo delle grida provenire dal bosco, accorre in
aiuto di una ragazza aggredita da un lupo, riesce ad uccidere con il suo
bastone dal pomo d'argento l'animale, ma non ad evitare di essere morso, senza
sapere che quel morso ha segnato il suo destino
"Even a man who is pure of heart and says his prayers by
night may become a wolf when the wolfbane blooms and the autumn moon is
bright".
E' la famosa poesia, scritta dallo
sceneggiatore Curt Siodmak e citata a più riprese in questo film della
Universal, che si era già cimentata con un film sull'uomo lupo nel 1935
con "Il segreto del Tibet". La traduzione italiana "Anche l'uomo che ha puro il
suo cuore, ed ogni giorno si raccoglie in preghiera, può diventar lupo
se fiorisce l'aconito, e la luna piena splende la sera" non le rende del tutto
giustizia. Questa pellicola è una pietra miliare del cinema su questo
argomento, non a caso viene citata come esempio dal licantropo-cinefilo di "Un
lupo mannaro americano a Londra". Il punto di forza di questo film è
sicuramente nella suggestiva ed inquietante atmosfera, merito anche della
fotografia di Joseph Valentine, che rende densa, quasi palpabile la nebbia che
pervade il bosco ed accompagna l'errare istintivo e quasi smarrito
dell'uomo-bestia. E' entrato inoltre a buon diritto nella storia della
cinematografia lo splendido make-up di Jack Pierce, che durante le riprese
costringeva Lon Chaney Jr ad estenuanti sedute di trucco, della durata di
diverse ore, in cui peli di yak gli venivano applicati sulla faccia uno ad uno.
E' stato più volte osservato che la
figura del licantropo ha una dimensione del tutto diversa da quella degli altri
mostri della tradizione letteraria e filmica: l'uomo lupo è una creatura
colpita inspiegabilmente dal Fato, un mostro suo malgrado, schiacciato da una
condanna inesorabile in un'ottica da tragedia greca. Per dirla con le parole
che la zingara Maleva, (presenza che domina con il suo carisma magnetico
l'intera pellicola, controbilanciando la legnosa inespressività
dell'inevitabilmente simpatico Chaney) pronuncia di fronte al cadavere del
figlio Bela, il lupo mannaro ucciso da Talbot : "La strada che hai percorso era
spinosa
anche se non per colpa tua
ma come la pioggia penetra nella
terra, e come il fiume sfocia nel mare, così le nostre lacrime scorrono
per una fine predestinata
" Il licantropo non può sfuggire al suo
destino, ma lo guarda impotente ed inorridito, proprio come guarda la stella a
cinque punte che compare sul palmo della mano della sua prossima vittima. E' un
essere inquietante proprio perché mette a nudo la nostra atavica paura
che il lato animalesco presente in ognuno di noi possa prendere il sopravvento
sulla razionalità. Citando ancora il film in questione, ed in
particolare le parole di Sir John Talbot: "Licantropia
è una forma
di schizofrenia
vuol dire una cosa molto semplice: che nell'uomo sono
presenti il male e il bene
e il male è rappresentato dal lupo."
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