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THE STRANGERS


 
Aka:  The Strangers
Produzione:  USA, 2008
Regia:  Bryan Bertino
Cast:  Alex Fisher, Peter Clayton-Luce, Scott Speedman, Liv Tyler
 

 

Krysten McKay (Liv Tyler) e James Hoyt (Scott Speedman), di ritorno da un ricevimento di nozze raggiungono la casa di lui, un villino di famiglia, fuori mano, la coppia sembra in crisi e quella serata sembra improntata ad una riconciliazione, ma qualcuno, in piena notte bussa alla loro porta, è solo l’inizio di un lungo incubo che terminerà solo al sorgere dell’alba. Il regista Bryan Bertino tenta la carta della tensione limitando il gore alla parte finale del film, tutto il castello ansiogeno costruito per più di metà film crolla inesorabilmente, causa la totale mancanza di colpi di scena e una banalizzazione del male che diventa un’arma a doppio taglio.

Il film si avvale di una coppia di attori credibili, Liv Tyler (L’incredibile Hulk) brava e intensa, Scott Speedman (Underworld) ben calato nel ruolo, ma non basta, tutto il repertorio che va da Arancia meccanica a Them, passando per Funny games, viene utilizzato in maniera tediosa, le inquietanti e infantili maschere degli assassini, la loro totale indifferenza al gioco mostruoso che stanno mettendo in atto, l’invasione della lucida follia omicida che strappa a morsi la tranquillità di una vita che fino a quel momento scorreva sui binari della normalità più assoluta, il puntare sul fatto di cronaca, ormai escamotage che ha esaurito la sua funzione di immedesimazione e diventato solamente mero e pretenzioso prologo. La regia non aiuta affatto lo spettatore a superare i tanti momenti di stanca, il continuo creare tensione per poi farla scemare pochi secondi dopo fa stancare chi guarda, non si deve cercare l’effettaccio a tutti i costi, ma di fronte ad una sequela di situazioni straviste, uno shock che desti lo spettatore dai giochini cervellotici da gatto col topo degli stranieri del titolo avrebbe non poco aiutato.

Così anche il finale che rimane la parte migliore di tutto il film, non desta sorpresa, a caccia di una spettacolarizzazione all’inverso, di una gara al non mostrare, alla fine si esagera, Bertino non è un cineasta che possiede ancora le capacità per terrorizzare con le suggestioni o la paura bisbigliata, sono doti registicamente innate, e in mancanza delle quali si punta su altri e più efficaci meccanismi. Sicuramente arrivare dopo in un filone ormai saturo potrebbe essere una giustificazione, ma questo rimane un film, nato per intrattenere oltre che per far riflettere e su cui discutere, e qui le pecche sono troppe. Della parte più importante, la costruzione della storia, lo svolgersi degli eventi, l’escalation della violenza, salviamo solo la recitazione dei due attori protagonisti,che per quanto al servizio di una esilissima storia ce la mettono comunque tutta.


 
Pietro Ferraro


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