Bello da impazzire! Con questa frase,
sicuramente più adatta ad una dichiarazione d'amore (e forse, in fondo,
lo è...) che ad una recensione cinematografica, m'accingo a parlarvi di
Suspiria, ovvero: l'altra faccia di Dario Argento. Se da una parte,
infatti, Profondo rosso capeggia incontrastato la filmografia
giallo-argentiana (e non solo), dall'altra (sono sicuro di non cadere in
errore asserendolo) Suspiria fa altrettanto in ambito squisitamente
horror. Il mitico cineasta romano costruisce, ancora una volta, una
storia da brividi, ambientata in una sinistra scuola di danza situata a
Friburgo. La malcapitata Susy Benner (una dolcissima, bravvissima ed inconsulta
Jessica Harper) ivi giunge dalla Grande Mela per apprendere i
fondamentali necessari alla realizzazione del suo sogno: diventare una stella
di Broadway.
Peccato che la giovane aspirante ballerina
s'accorga troppo tardi d'esser giunta in un covo di streghe... La trama della
pellicola non è affatto complessa (anche se il tema stregonesco, e delle
streghe in particolare, risulta abbastanza innovativo in virtù
del fatto di non essere mai stato particolarmente sfruttato dalla
cinematografia di genere) ma la grandezza di quest'opera risiede in tutt'altri
aspetti. In primis l'utilizzo del colore. Le sfumature di verde, azzurro
ed arancione, infatti, utilizzate in tonalità fluo e pastello,
accendono le scene con sinistri giochi d'ombra ed infantili tonalità
cromatiche (esperimento che il "buon Darione" ripeterà nel successivo
Inferno con buoni risultati).
Le interpretazioni sono davvero ottime, e,
oltre la già citata (e stupenda) Jessica Harper, non possiamo certo
dimenticare Alida Valli nei difficili panni d'una luciferina insegnante di
danza (un sinistro miscuglio di crudeltà all'agrodolce sapore di
gestapo e compiaciuto sadismo). Che dire poi della colonna sonora?
Simonetti sforna una azzeccatissima e spettrale melodia che, a mio avviso,
supera in bellezza e pathos la ritmica incalzante di Profondo
Rosso. Ma, come si suol dire in questi casi, i gusti sono gusti... Molte le
sequenze memorabili: il primo assassinio, il cieco sbranato dal suo cane
accompagnatore, le sequenze ed i corridoi all'interno dell'istituto... In
Suspiria non c'è un'inquadratura uguale all'altra e, per questo,
dobbiamo genufletterci di fronte ad Argento. Per concludere una sola parola
risulta adeguata: capolavoro.
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