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SUSPIRIA


 
Titolo originale:  Suspiria
Produzione:  Italia, 1977
Regia:  Dario Argento
Cast:  DJessica Harper, Flavio Bucci, Miguel Bosé, Stefania Casini.
 


Bello da impazzire! Con questa frase, sicuramente più adatta ad una dichiarazione d'amore (e forse, in fondo, lo è...) che ad una recensione cinematografica, m'accingo a parlarvi di Suspiria, ovvero: l'altra faccia di Dario Argento. Se da una parte, infatti, Profondo rosso capeggia incontrastato la filmografia giallo-argentiana (e non solo), dall'altra (sono sicuro di non cadere in errore asserendolo) Suspiria fa altrettanto in ambito squisitamente horror. Il mitico cineasta romano costruisce, ancora una volta, una storia da brividi, ambientata in una sinistra scuola di danza situata a Friburgo. La malcapitata Susy Benner (una dolcissima, bravvissima ed inconsulta Jessica Harper) ivi giunge dalla Grande Mela per apprendere i fondamentali necessari alla realizzazione del suo sogno: diventare una stella di Broadway.

Peccato che la giovane aspirante ballerina s'accorga troppo tardi d'esser giunta in un covo di streghe... La trama della pellicola non è affatto complessa (anche se il tema stregonesco, e delle streghe in particolare, risulta abbastanza innovativo in virtù del fatto di non essere mai stato particolarmente sfruttato dalla cinematografia di genere) ma la grandezza di quest'opera risiede in tutt'altri aspetti. In primis l'utilizzo del colore. Le sfumature di verde, azzurro ed arancione, infatti, utilizzate in tonalità fluo e pastello, accendono le scene con sinistri giochi d'ombra ed infantili tonalità cromatiche (esperimento che il "buon Darione" ripeterà nel successivo Inferno con buoni risultati).

Le interpretazioni sono davvero ottime, e, oltre la già citata (e stupenda) Jessica Harper, non possiamo certo dimenticare Alida Valli nei difficili panni d'una luciferina insegnante di danza (un sinistro miscuglio di crudeltà all'agrodolce sapore di gestapo e compiaciuto sadismo). Che dire poi della colonna sonora? Simonetti sforna una azzeccatissima e spettrale melodia che, a mio avviso, supera in bellezza e pathos la ritmica incalzante di Profondo Rosso. Ma, come si suol dire in questi casi, i gusti sono gusti... Molte le sequenze memorabili: il primo assassinio, il cieco sbranato dal suo cane accompagnatore, le sequenze ed i corridoi all'interno dell'istituto... In Suspiria non c'è un'inquadratura uguale all'altra e, per questo, dobbiamo genufletterci di fronte ad Argento. Per concludere una sola parola risulta adeguata: capolavoro.


 
Davide Rigamonti


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