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LA SPINA DEL DIAVOLO


 
Titolo originale: El Espinazo del diablo
Produzione:  Spagna, 2001
Regia:  Guillermo del Toro
Cast: Eduardo Noriega , Marisa Paredes, Federico Luppi, Fernando Tielve
 


“Che cos’è un fantasma? Un evento terribile condannato a ripetersi all’infinito”. E’ con questa frase che inizia il film di Guillermo del Toro uscito nel 2001 ma arrivato nelle nostre sale solo nel 2005 sulla scia del successo riscosso dal regista spagnolo soprattutto in America. La storia si svolge in un casale di campagna nella Spagna coinvolta nella guerra civile. Qui vengono portati i figli di quanti sono caduti nel tentativo di opporsi ai nazionalisti. Qui un giorno arriva Carlos il quale ci mette poco a capire che in quel posto c’è qualcosa di strano, e non per la bomba inesplosa che campeggia in mezzo al cortile, nemmeno per lo strano modo in cui si comportano i loro tutori, sempre più spaventati dalla situazione politica, quello che incuriosisce e inquieta Carlos è la presenza di quello che sembra essere il fantasma di Santi, un bambino scomparso la notte in cui cadde l’ordigno sganciato da un bombardiere.

Cercando di venire a capo di questo mistero scoprirà cosa è la guerra, conoscerà l’amicizia e capirà come si debba avere più paura dei vivi che dei morti. La Spina del Diavolo è un film introspettivo, un’avventura dai tratti romantici i cui protagonisti sono i bambini. Nel mondo che si sono costruiti loro malgrado dopo la perdita dei genitori, la presenza di un fantasma è sì inquietante ma anche affascinante e avvincente. La guerra civile è solo un pretesto all’introduzione di una vicenda dai tratti bucolici in cui viene posta l’attenzione sui complessi rapporti umani di chi si trova a vivere situazioni estreme. Amore, gelosia, orgoglio, paura. Sono questi i temi che il regista riesce ad affrontare con bravura senza scadere mai nel banale. Sentimenti contrastanti che si evolvono e mutano con lo scorrere della vicenda. La vera natura dei personaggi emerge di pari passo con la scoperta del mistero del fantasma.

Niente è come sembra all’inizio. Quello che sembra dirci Del Toro è che per giudicare bisogna conoscere, vivere in prima persona l’esperienza. A tutto fa da sfondo una bellissima fotografia caratterizzata da un considerevole uso dei colori pastello nella prima parte che lasciano il posto mano mano a toni molto più grigi e cupi, sottolineando il cambiamento di punto di vista che finisce per subire lo spettatore. Un film coinvolgente, visivamente di grande impatto il cui titolo italiano potrebbe trarre in inganno riguardo i contenuti, ma che rimane un ottimo esempio di come si possa riuscire a integrare il piano reale con quello fantastico senza diventare banali.

 

 
Stilgar


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