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SANTA SANGRE


 
Titolo originale:  Santa Sangre
Produzione:  Italia, 1989
Regia:  Alejandro Jodorowsky
Cast:  Axel Jodorowsky, Blanca Guerra, Guy Stockwell, Sabrina Dennison
 


Amore o odio?

Parlare di Alejandro Jodorowsky non è certo impresa facile, si può banalizzare o "filosofeggiare" sui suoi lavori, si può distruggere od osannare un suo film, si può amare od odiare questo personaggio consapevoli, che qualsiasi scelta si faccia rientri nell'effimera sfera del "giusto".

Santa Sangre è un film prodotto da Claudio Argento che, come ogni altro produttore di Jodorowsky, venne attratto dal fascino del cileno finanziando la possibilità di immortalare su pellicola il suo folle-magico universo. Incuriosito dal poter creare qualcosa di artistico attraverso la modellazione del "gore", Jodorowsky scrive il soggetto per un horror-thriller basato su una vicenda realmente accaduta. Fenix (Axel Jodorowsky) è un bambino che vive nel circo dove lavorano i genitori, l'ossessiva ed isterica madre dopo l'ennesimo tradimento del marito, decide di vendicarsi uccidendolo, l'uomo prima di morire riesce ad amputare le braccia della donna, Fenix che ha assistito alla scena, sviluppa questo trauma attraverso una psicosi misogina che lo spingerà ad uccidere le donne da cui viene attratto. La sceneggiatura di Santa Sangre venne scritta da Roberto Leoni e lo stesso Claudio Argento sotto supervisione di Jodorowsky, con l'intento di rendere il film esteticamente più accessibile al pubblico, operazione comprensibile per un produttore, ma che probabilmente rappresenta il limite oggettivo del film. E' impensabile che un tipo come Jodorowsky (il cui motto è "non faccio mai quello che mi si dice") possa essere sceso a compromessi tali da snaturare la sua opera, ha accettato di operare dei ritocchi estetici (nel progetto iniziale la madre di Fenix doveva essere una nana deforme) che in un certo senso hanno solo lasciato intravedere la vera anima del regista cileno. Appare evidente che rispetto ai precedenti film, pur conservando i temi cari al cinema di Jodorowsky quali l'ossessione religiosa, la critica riguardo ogni forma di potere, il viaggio verso la ricerca di qualcosa necessaria al completamento dell'uomo e soprattutto la violenza, questo film risulta meno ricco di quella straripante forza narrativa propria di "El Topo" e "La Montagna Sacra".

Il surrealismo di Jodorowsky è un surrealismo atipico, un surrealismo di trincea, che combatte e sbeffeggia quello borghese degli intellettuali (il surrealismo in "giacca e cravatta"), scardinando le barriere culturali imposte dallo stile e straripando impetuoso con la sua irriverente ondata di violenza. Paradossalmente in quello che doveva essere un horror (almeno negli intenti originali) ciò che viene a mancare è proprio questo elemento. Intendiamoci, nel film non si lesina sul sangue, sugli omicidi, sulla morte, ma la violenza di Jodorowsky è qualcosa che va al di là della concezione stessa dell'atto fisico, quella mostrata in "El Topo" e "La Montagna Sacra" è una violenza intesa come "violazione" del corpo e dello spirito degli esseri umani che non necessariamente è resa tangibile da un bagno di sangue. In Santa Sangre invece, si assiste ad un processo di omogenesi dell'atto violento, con obiettivi e mezzi ben definiti e identificabili, che abbinato alle atmosfere di sentore felliniano (sincero estimatore di Jodorowsky) rende questo film fin troppo chiaro ed accessibile a tutti.

Le immagini create da Jodorowsky restano tuttavia magiche, il "poeta della violenza" materializza le proprie visioni con estrema cura e minuziosa dovizia di particolari tanto da renderle "vere", descrivendo in maniera eccezionale: la follia omicida di una donna accecata dall'odio, che le si ritorce contro nell'amputazione degli arti superiori (la scena della mutilazione è tra le cose più riuscite del film) la simbiosi complementare di due corpi, prima che di due menti (Fenix e la madre) mostrandoci una delirante sudditanza psicologica (velata da allusioni incestuose) sconfitta solo dall'amore; una libertà a lungo agognata ed immediatamente vanificata dall'ombra di una nuova prigionia; lo straziante dolore circense per la morte di un elefante a cui vengono riservate tutte le onoranze funebri con tanto di corteo e feretro; il dualismo interpretativo dell'universo femminile rappresentato dalla donna tatuata, simbolo della depravazione e del vizio portatore solo di sciagure e dalla ragazzina sordomuta (Alma), simbolo della purezza e di quell'amore innocente che da solo riesce a debellare il male. Questa calcolata orgia visiva si snoda attraverso un viaggio all'interno dell'universo familiare che Jodorowsky descrive alla sua maniera, esasperando con atti di violenza ogni forma di comunicazione interpersonale.

Insomma, Santa Sangre è un grande film, riesce a spaventare, commuovere, illudere, angosciare, far sperare e pensare, ma soprattutto come ogni altro film di Jodorowsky, ci catapulta per tutta la sua durata in un mondo onirico, cinico e violento ma al tempo stesso dolce e rassicurante, talmente assurdo da sembrare reale.


 
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