Amore o odio?
Parlare di Alejandro Jodorowsky non è certo impresa
facile, si può banalizzare o "filosofeggiare" sui suoi lavori, si
può distruggere od osannare un suo film, si può amare od odiare
questo personaggio consapevoli, che qualsiasi scelta si faccia rientri
nell'effimera sfera del "giusto".
Santa Sangre è un film prodotto da
Claudio Argento che, come ogni altro produttore di Jodorowsky, venne attratto
dal fascino del cileno finanziando la possibilità di immortalare su
pellicola il suo folle-magico universo. Incuriosito dal poter creare qualcosa
di artistico attraverso la modellazione del "gore", Jodorowsky scrive il
soggetto per un horror-thriller basato su una vicenda realmente accaduta. Fenix
(Axel Jodorowsky) è un bambino che vive nel circo dove lavorano i
genitori, l'ossessiva ed isterica madre dopo l'ennesimo tradimento del marito,
decide di vendicarsi uccidendolo, l'uomo prima di morire riesce ad amputare le
braccia della donna, Fenix che ha assistito alla scena, sviluppa questo trauma
attraverso una psicosi misogina che lo spingerà ad uccidere le donne da
cui viene attratto. La sceneggiatura di Santa Sangre venne scritta da Roberto
Leoni e lo stesso Claudio Argento sotto supervisione di Jodorowsky, con
l'intento di rendere il film esteticamente più accessibile al pubblico,
operazione comprensibile per un produttore, ma che probabilmente rappresenta il
limite oggettivo del film. E' impensabile che un tipo come Jodorowsky (il cui
motto è "non faccio mai quello che mi si dice") possa essere sceso a
compromessi tali da snaturare la sua opera, ha accettato di operare dei
ritocchi estetici (nel progetto iniziale la madre di Fenix doveva essere una
nana deforme) che in
un certo senso hanno solo lasciato intravedere la vera
anima del regista cileno. Appare evidente che rispetto ai precedenti film, pur
conservando i temi cari al cinema di Jodorowsky quali l'ossessione religiosa,
la critica riguardo ogni forma di potere, il viaggio verso la ricerca di
qualcosa necessaria al completamento dell'uomo e soprattutto la violenza,
questo film risulta meno ricco di quella straripante forza narrativa propria di
"El Topo" e "La Montagna Sacra".
Il surrealismo di Jodorowsky è un surrealismo atipico,
un surrealismo di trincea, che combatte e sbeffeggia quello borghese degli
intellettuali (il surrealismo in "giacca e cravatta"), scardinando le barriere
culturali imposte dallo stile e straripando impetuoso con la sua irriverente
ondata di violenza. Paradossalmente in quello che doveva essere un horror
(almeno negli intenti originali) ciò che viene a mancare è
proprio questo elemento. Intendiamoci, nel film non si lesina sul sangue, sugli
omicidi, sulla morte, ma la violenza di Jodorowsky è qualc osa che va al di là della concezione stessa dell'atto fisico,
quella mostrata in "El Topo" e "La Montagna Sacra" è una violenza intesa
come "violazione" del corpo e dello spirito degli esseri umani che non
necessariamente è resa tangibile da un bagno di sangue. In Santa Sangre
invece, si assiste ad un processo di omogenesi dell'atto violento, con
obiettivi e mezzi ben definiti e identificabili, che abbinato alle atmosfere di
sentore felliniano (sincero estimatore di Jodorowsky) rende questo film fin
troppo chiaro ed accessibile a tutti.
Le immagini create da Jodorowsky restano tuttavia magiche, il
"poeta della violenza" materializza le proprie visioni con estrema cura e
minuziosa dovizia di particolari tanto da renderle "vere", descrivendo in
maniera eccezionale: la follia omicida di una donna accecata dall'odio, che le
si ritorce contro nell'amputazione degli arti superiori (la scena della
mutilazione è tra le cose più riuscite del film) la simbiosi
complementare di due corpi, prima che di due menti (Fenix e la madre)
mostrandoci una delirante sudditanza psicologica (velata da allusioni
incestuose) sconfitta solo dall'amore; una libertà a lungo agognata ed
immediatamente vanificata dall'ombra di una nuova prigionia; lo straziante
dolore circense per la morte di un elefante a cui vengono riservate tutte le
onoranze funebri con tanto di corteo e feretro; il dualismo interpretativo
dell'universo femminile rappresentato dalla donna
tatuata, simbolo della depravazione e del vizio portatore solo di sciagure e
dalla ragazzina sordomuta (Alma), simbolo della purezza e di quell'amore
innocente che da solo riesce a debellare il male. Questa calcolata orgia visiva
si snoda attraverso un viaggio all'interno dell'universo familiare che
Jodorowsky descrive alla sua maniera, esasperando con atti di violenza ogni
forma di comunicazione interpersonale.
Insomma, Santa Sangre è un grande film, riesce a
spaventare, commuovere, illudere, angosciare, far sperare e pensare, ma
soprattutto come ogni altro film di Jodorowsky, ci catapulta per tutta la sua
durata in un mondo onirico, cinico e violento ma al tempo stesso dolce e
rassicurante, talmente assurdo da sembrare reale.
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