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RINGU


 
Titolo originale: Ringu
Produzione:  Japan, 1998
Regia:  Hideo Nakata
Cast:  Nanako Matsushima, Miki Nakatani, Hiroyuki Sanada
 


Un film “pulito”, forse fin troppo per i miei gusti.
Sapere che questa pellicola giapponese avesse riscosso un così notevole successo negli USA e in parte dell’Europa, aveva fatto scattare, a priori, i miei meccanismi di difesa…forse sarebbe più giusto chiamarli pregiudizi, ma la sostanza delle cose non cambia. Ringu è un prodotto quasi occidentale per fattura. Lo si può evidenziare già dalla linearità e dai luoghi "comuni" presenti nella trama, ma i dubbi relativi ad una “volontaria ed ammiccante” (mio modesto parere) direzione verso occidente del lavoro di Nakata, vengono fugati proprio dall’aspetto estetico di Ringu. La regia è salda, sicura, accompagna lo spettatore per 80 minuti verso gli inquietanti 30 secondi di apparizione di Sadako, ma lo fa senza metterci dentro l’anima. In Ringu, non si avverte il “peso” delle immagini, inoltre il montaggio mi è apparso in più punti approssimato.


Le centinaia di film horror che ho sezionato analiticamente nel corso degli anni, mi impongono di valutare questo film come un prodotto intrappolato nel limbo della “normalità”. Senza infamia e senza lode. Senza infamia perché presenta sporadici barlumi di originalità, culminati nella materializzazione della figura di Sadako (la cosa migliore del film), senza lode perché la regia, spesso piatta, fa pensare al lavoro di uno dei tanti “mestieranti” sparsi per il pianeta.
Forse sono eccessivamente severo, me ne rendo conto, il film non é affatto male. Credo però sia stato un pò troppo sopravvalutato. Ho letto recensioni che inneggiano al capolavoro, che salutano Nakata come un genio...mmm, rimango perplesso. Ringu é la buona prova di un regista esordiente, che dimostra di sapere cosa significhi dirigere un film, che riesce a mantenere suspance e interesse, senza dover ricorrere a trucchi da baraccone (vedi Zemeckis), ma che certo non mi fa gridare al miracolo.
Che riuscire a dirigere un film decentemente sia ormai diventato sinonimo di “grande regista”?


La questione é semplice. Se prendiamo come punto di riferimento la produzione horror made in USA degli ultimi 10 anni, allora non ci sono dubbi: Ringu é un capolavoro assoluto. Ma se allarghiamo un pò il raggio d’azione, sia nel tempo che nello spazio, allora le quotazioni di questa pellicola iniziano a perdere punti.
La trama, seppur lineare, riesce a districarsi astutamente tra le asperità di un soggetto che tende ad autocomplicarsi , saltando a piè pari le incongruenze che le indagini dei due protagonisti, di volta in volta si trovano ad affrontare. Ma l’ingenuo stratagemma narrativo é perdonabile in quanto, sequel e prequel dovrebbero (?) tappare i buchi presenti nel primo capitolo.

I continui flashback in stile retrò, sono esteticamente gradevoli e la loro alternanza con le rovinate immagini video (dal sapore “pirata”), conferisce al film una colllocazione qualitativa fuori dal consueto, o meglio dalla massa.
La cosa che ho apprezzato maggiormente, oltre le dita di Sadako, é stata l’interpretazione del piccolo Yoichi. Quel bambino é davvero un grande attore.
La cosa che meno ho apprezzato, invece, é costituita dalla mia personalissima sensazione che Ringu sia un film che si “sforza” di piacere, cercando di abbracciare i gusti di un pò tutte le tipologie di spettatori. Paradossalmente, la sua ancora di salvezza sta proprio nella nazionalità di questi spettatori.

 


 
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