Un film pulito,
forse fin troppo per i miei gusti.
Sapere che questa pellicola giapponese avesse riscosso un
così notevole successo negli USA e in parte dellEuropa,
aveva fatto scattare, a priori, i miei meccanismi di difesa
forse
sarebbe più giusto chiamarli pregiudizi, ma la sostanza
delle cose non cambia. Ringu è un prodotto quasi
occidentale per fattura. Lo si può evidenziare già
dalla linearità e dai luoghi "comuni" presenti
nella trama, ma i dubbi relativi ad una volontaria
ed ammiccante (mio modesto parere) direzione verso
occidente del lavoro di Nakata, vengono fugati proprio dallaspetto
estetico di Ringu. La regia è salda, sicura, accompagna
lo spettatore per 80 minuti verso gli inquietanti 30 secondi
di apparizione di Sadako, ma lo fa senza metterci dentro
lanima. In Ringu, non si avverte il peso
delle immagini, inoltre il montaggio mi è apparso
in più punti approssimato.
Le
centinaia di film horror che ho sezionato analiticamente
nel corso degli anni, mi impongono di valutare questo film
come un prodotto intrappolato nel limbo della normalità.
Senza infamia e senza lode. Senza infamia perché
presenta sporadici barlumi di originalità, culminati
nella materializzazione della figura di Sadako (la cosa
migliore del film), senza lode perché la regia, spesso
piatta, fa pensare al lavoro di uno dei tanti mestieranti
sparsi per il pianeta.
Forse sono eccessivamente severo, me ne rendo conto, il
film non é affatto male. Credo però sia stato
un pò troppo sopravvalutato. Ho letto recensioni
che inneggiano al capolavoro, che salutano Nakata come un
genio...mmm, rimango perplesso. Ringu é la buona
prova di un regista esordiente, che dimostra di sapere cosa
significhi dirigere un film, che riesce a mantenere suspance
e interesse, senza dover ricorrere a trucchi da baraccone
(vedi Zemeckis), ma che certo non mi fa gridare al miracolo.
Che riuscire a dirigere un film decentemente sia ormai diventato
sinonimo di grande regista?
La
questione é semplice. Se prendiamo come punto di
riferimento la produzione horror made in USA degli ultimi
10 anni, allora non ci sono dubbi: Ringu é un capolavoro
assoluto. Ma se allarghiamo un pò il raggio dazione,
sia nel tempo che nello spazio, allora le quotazioni di
questa pellicola iniziano a perdere punti.
La trama, seppur lineare, riesce a districarsi astutamente
tra le asperità di un soggetto che tende ad autocomplicarsi
, saltando a piè pari le incongruenze che le indagini
dei due protagonisti, di volta in volta si trovano ad affrontare.
Ma lingenuo stratagemma narrativo é perdonabile
in quanto, sequel e prequel dovrebbero (?) tappare i buchi
presenti nel primo capitolo.
I
continui flashback in stile retrò, sono esteticamente
gradevoli e la loro alternanza con le rovinate immagini
video (dal sapore pirata), conferisce al film
una colllocazione qualitativa fuori dal consueto, o meglio
dalla massa.
La cosa che ho apprezzato maggiormente, oltre le dita di
Sadako, é stata linterpretazione del piccolo
Yoichi. Quel bambino é davvero un grande attore.
La cosa che meno ho apprezzato, invece, é costituita
dalla mia personalissima sensazione che Ringu sia un film
che si sforza di piacere, cercando di abbracciare
i gusti di un pò tutte le tipologie di spettatori.
Paradossalmente, la sua ancora di salvezza sta proprio nella
nazionalità di questi spettatori.
|