Angela Vidal è la simpatica e spigliata conduttrice del programma “Mentre voi dormite” in onda su una Tv privata di Barcellona. Per la puntata in onda questa settimana Angela si trova, insieme al fidato cameraman Pablo, nella stazione dei Vigili del Fuoco per seguirne una nottata tipo. Tutto scorre fin troppo liscio all’inizio: interviste pallosissime con i sottufficiali, monotone riprese della caserma e una partita a basket per ammazzare il tempo e la noia.
Quando arriva la chiamata da un palazzo in centro, i due inviati salgono sul camion decisi a vivere e far vivere al proprio pubblico, una emozionante nottata da pompieri. Arrivati sul posto trovano ad accoglierli tutti gli inquilini scesi al piano terra spaventati dalle urla di un’anziana che vive da sola. Per tutti coloro che si trovano da questo momento all’interno dello stabile inizierà una notte di terrore, qualcosa che non possono nemmeno lontanamente immaginarsi.
Rec è il tasto che nelle macchine da presa da il via alla registrazione ed è proprio la macchina da presa la vera protagonista del film. Mezzo per documentare, strumento oggetto di curiosa vanità e a volte utensile di sopravvivenza, è sempre lei al centro della vicenda. Non nascondo che chi scrive ha pensato durante la prima mezz’ora di film che la scelta di girare completamente con la macchina a mano fosse poco funzionale alla pellicola e che fosse più che altro rivolta ad una ennesima ed inutile ricerca dell’originalità a tutti i costi. Tutto questo fino a quando –a circa metà del film- la storia subisce una vera e propria svolta, un cambio di marcia che coincide con l’entrata in scena di un nuovo misterioso personaggio che chiarirà finalmente ai protagonisti e allo spettatore il motivo di tanti misteri e comportamenti da parte delle forze dell’ordine. Ritmo serrato, senso di claustrofobia isterica e terrore, questo il micidiale mix che da questo momento in poi si impadronisce della pellicola e che porta, in un continuo crescendo di tensione e angoscia, all’inaspettato e terribile finale. Un ottimo lavoro in fase di trucco e le intelligenti scelte registiche contribuiscono a rendere il tutto quanto mai realistico e coinvolgente.
Per ambientazioni, modi e temi trattati, il film può ricordare in qualche modo il cinema dei maestri del genere anche se poi il regista -stilisticamente- si distacca da quasi tutta la filmografia precedente (se si escludono alcuni recenti esempi) adottando il tipo di ripresa in prima persona. A tal proposito mi piace pensare che la scelta di non mostrare mai Pablo, il cameraman, sia voluta con l’intento di far sì che lo spettatore si immedisimi completamente, che pensi almeno per un attimo di essere lui Pablo, di avere lui la macchina da presa appoggiata sulla spalla.
Questa è una pellicola che può rappresentare una ricongiunzione con la tradizione europea dell’ horror (quello che fa volentieri a meno degli effetti speciali per puntare su temi e contenuti) e che si propone come punto di partenza per il rilancio di un genere che sembra decaduto da troppo tempo nel vecchio continente. A qualcuno piace credere che non sia così ed è proprio grazie a registi coraggiosi come Balagueró che questa speranza viene alimentata.
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