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PAURA NELLA CITTA' DEI MORTI VIVENTI


 
Conosciuto anche come:  City of the Living Dead, The Gates of Hell
Produzione:  Italia, 1980
Regia:  Lucio Fulci
Cast:  Christopher George, Catriona MacColl, Carlo De Mejo, Antonella Interlenghi
 


Gran bel film. Non si potrebbe cominciare con parole differenti la recensione di quest'horror-movie nostrano, che, di diritto, si posiziona senz'altro nella fascia alta delle classifiche di ogni Fulci-fan (e non solo) che si rispetti, ma che, proprio a causa del suo sapore squisitamente casereccio, non fa certamente gridare al miracolo. L'annoso problema del cinema italiano (che tutt'oggi fa additare i prodotti sfornati dall'industria cinematografica del Bel Paese con antipatico pregiudizio) è sempre stato (e probabilmente sempre sarà) quello di creare film per soli appassionati della filmografia d'autore e di nicchia; Fulci, di questo, fu senz'altro orgoglioso portabandiera e pioniere. Sordo a qualsivoglia vento di stile o rinnovamento, infatti, il buon Lucio, ribadisce ancora una volta il suo intransigente metro di misura: conquistare l'agognata pagnotta. Da sempre artigiano della macchina da presa, il cineasta romano, mai fece mistero dell'indispensabile fine ultimo dei propri lavori: la passione, d'accordo, ma soprattutto la mera sopravvivenza.

Con questa doverosa ed affezionata premessa mi accingo a raccontare quello che è, nel dettaglio, Paura nella città dei morti viventi. La prima segnalazione va senz'altro a favore di una sceneggiatura più brillante del solito, costellata di personaggi ben delineati (per quanto sia possibile delineare più di dieci profili in novanta minuti scarsi) e colpi di scena relativamente inaspettati. Fulci imbastisce una storia di maledizioni e fantasmi (senza, ovviamente, dimenticarsi degli zombi, creature tanto care ed agognate dai famelici produttori di splatter-films anni ottanta), che attinge a piene mani dalle cupe atmosfere Lovecraftiane d'ottocentesca memoria. In breve, la trama, narra le gesta di una ragazza (l'immancabile Katherine Mc Coll) e del giornalista che le ha salvato la vita (la malcapitata, infatti, era stata sepolta viva in seguito ad una strana trance che ne aveva simulato la morte), uniti nella terrificante ricerca del terribile segreto di Dunwich, una cittadina di provincia (americana?), nella quale il suicidio di un prete ha spalancato le porte dell'inferno (aridaje...). Il tutto, come nella migliore tradizione Fulciana, è condito da un'alone opprimente di morte e selvaggia violenza; et voilà... il piatto è servito! Un plauso alla colonna sonora ossessiva e decadente di Fabio Frizzi ed ai soliti, truculentissimi effetti speciali è d'obbligo.

In questo film, infatti, ne vedrete davvero delle belle: intestini vomitati, teste trapanate da parte a parte, cervelli strizzati e soprattutto una sequenza di tumulazione prematura davvero da cardiopalma. Grave nota di demerito invece per la Avo Film che ha pubblicato l'unica versione italiana disponibile dell'opera; i "cervelloni" dell'etichetta in questione, infatti, hanno deciso di far comparire di tanto in tanto (leggi: ogni venti minuti circa) una schermata di diritti d'autore. Tralasciando il fatto che sarebbero bastate le consuete avvertenze a scorrimento verticale posizionate ad inizio pellicola, non si sarebbero potuti almeno evitare i caratteri cubitali? Il risultato è davvero fastidioso; complimenti! In definitiva, tralasciando i suddetti disguidi tecnici che, per fortuna, non intaccano il notevole valore del film, penso che un bel sette sia il voto più adatto per uno dei migliori horror-splatter-gore italiani. Da avere e conservare gelosamente.


 
Davide Rigamonti


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