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NON SI SEVIZIA UN PAPERINO


 
Conosciuto anche come:  Don't Torture a Duckling
Produzione:  Italia, 1972
Regia:  Lucio Fulci
Cast:  Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Tomas Milian, Irene Papas
 


Sud Italia (Lucania?), un paesino qualunque di montagna, aspro e sassoso; abitanti pochi e poveri. E (questa è la chiave del film) ignoranti. La vita tranquilla della comunità è profondamente stravolta dalle crudeli uccisioni di alcuni bambini, che vengono percossi e soffocati. Si scatena così una vera caccia all'uomo (una vera caccia alle streghe, si potrebbe quasi dire), il popolo vuole un colpevole, uno su cui puntare il dito, e l'esperto maresciallo locale aiuta la polizia nelle indagini, che però non portano a grandi risultati. E infatti non ne basterà uno, e i colpevoli si susseguiranno insieme ai colpi di scena. Estranei a questo background sono un giornalista (Tomas Milian), ed una facoltosa ragazza esiliata in questo sperduto paesino dalla famiglia (una conturbante Barbara Bouchet), non meno importanti comunque per l'economia narrativa dell'opera. Ignoranti, dicevamo. Ignoranti nel senso di chiusi. I rozzi e tradizionalisti paesani non vogliono adeguarsi ai cambiamenti che stanno riguardando il Paese (siamo in pieno boom economico), e quest'aspetto è marcato e rimarcato da Fulci, attraverso accostamenti, come quello tra il vecchio paesino e il moderno cavalcavia dell'autostrada, e scene come quella in cui la maciara muore lentamente sul bordo della strada sotto lo sguardo indifferente delle famiglie che si recano in vacanza in automobile.

È doveroso precisare che "Non si sevizia un paperino" non è affatto un horror, e che non risente nemmeno della vena splatter che ha reso famoso Fulci in tutto il mondo. Primo grande film di Fulci, purtroppo tagliato delle scene più forti nella maggior parte delle versioni video. Nonostante le forbici dei censori, che tolsero alcune sequenze di nudo e di violenza all'epoca "proibitissime" (una scena con la Bouchet nuda in compagnia di un bambino rischiò di far bruciare la pellicola: si risolse fortunatamente tutto dimostrando che la parte del bambino era interpetata da un nano..), il film resta senz'altro godibilissimo. Chi avesse comunque la possibilità di vederlo integrale (nella versione olandese, con tutta la sequenza del massacro della Bolkan e della lunga morte dell'assassino) non se ne lasci sfuggire l'occasione... Calza a pennello la metafora (del titolo del film) tra i bambini e le bambole (o i pupazzi) della bambina, che a sua volta è una "diversa", e - così come la madre che l'ha partorita - viene rispettata (ma sarebbe meglio dire ignorata) dalla comunità solo per la parentela con il parroco, guida morale del volgo. La primissima cosa che mi ha colpito del film, già durante la visione e fin dalle prime scene, è la perfezione nella scelta dei tempi della narrazione e della regia. Non c'è un'inquadratura fuori posto, tantomeno una scena intera, non c'è un calo di tensione, non c'è un momento di relax. Le musiche sono azzeccate, dalle sonorità "tubulari" tipiche dell'horror di molte scene del boschetto e della montagna, all'hard rock puro della scena in cui la maciara viene linciata. Un'altra cosa interessantissima riguarda proprio l'identità del colpevole. Facendo un po' d'attenzione, verso metà film già si potrebbe intuire che il colpevole è effettivamente quello che è, gli indizi ci sono (rivedendo il film se ne scoprono moltissimi).

Ma bisogna tenere in considerazione due aspetti: 1) il film è del 1972, e nei 22 anni successivi sono stati scritti e girati libri e film thriller in quantità, grazie ai quali abbiamo ormai sviluppato una certa esperienza nell'assegnare il ruolo di colpevole al meno sospettabile della situazione; 2) il colpevole magari si può anche intuire, ma: a) non si ha mai la certezza definitiva che sia lui, perché Fulci lo fa apposta: lascia qua e là gli indizi, ma è maestro anche a lasciare un pur minimo dubbio; b) non si capisce mai il perché, il come, il quando, e comunque lo spettatore è troppo impegnato a seguire l'intreccio della storia per preoccuparsi di dire: "quello lì è il colpevole!". Facendo leva su personaggi e situazioni tipiche, Fulci riesce a ritrarre in maniera straordinaria tutta una serie di aspetti antropologici e sociali caratteristici di un qualsiasi paese del sud Italia, su tutti l'ignoranza intesa nella veste di paura-odio verso il "diverso", colui che non è conforme (per scelta o per disagi mentali) alla società e alla sua mentalità. Ecco allora che i cittadini cercano il colpevole, e lo trovano prima in Giuseppe Barra (lo scimunito), poi nella maciara (malata di mente a causa della perdita del figlio neonato ed esiliata sui monti), poi magari in Patrizia (ricca, emancipata, ex drogata, viene dal nord e tutt'altro che vogliosa di conformarsi).

Ma non si accorgono invece che il colpevole è la figura di riferimento (morale, ma non solo) di quel tipo di comunità, e che uccide i bambini proprio per evitargli di diventare "diversi" a loro volta. Per evitargli di morire davvero, per proteggere la loro anima da qualsiasi tipo di contaminazione. La morte fisica per l'immortalità dell'anima. Perverso. Geniale. Sottovalutato. Fulci.


 
Sandrix


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