Conrad Edward Lionheart un
famoso ma, poco apprezzato attore teatrale shakespeariano, umiliato per
l'ennesima volta dalla critica durante la cerimonia di premiazione per l'attore
dell'anno, decide di farla finita. Viene però strappato alla morte da un
gruppo di barboni, con l'aiuto dei quali (insieme alla figlia Edwina) attua la
sua vendetta. Vorrei innanzitutto premettere che il commento a questo film
è mosso da un grande sentimento d'amore che nutro verso Vincent Price,
dunque non sarò (nè ho mai voluto apparire) imparziale. Il film
è un capolavoro assoluto del cinema di genere, una black comedy dalle
tinte forti. Vincent Price da il meglio di sè, divertendosi
(palesemente) parecchio ad interpretare Shakespeare, come era già
accaduto in "La torre di Londra" (il Riccardo III) di Roger Corman. L'idea da
cui scaturisce la vicenda è geniale, ma la storia non è poi
così banale come potrebbe apparire, alla base di tutto c'è il
dramma di, un ormai anziano, attore teatrale che ha dedicato la sua vita a
quest'arte, producendosi in enormi sacrifici, ma che a causa della sua
arroganza, viene attaccato dalla critica ad ogni sua performance.
Una critica che viene
spietatamente dipinta come inetta e facilmente corruttibile, un gruppo di
ricchi borghesi che hanno l'hobby di scrivere recensioni al vetriolo solo per
darsi un "tono" aristocratico, ma che in effetti di teatro ne masticano poco.
Vengono di seguito amplificati e condannati i vizi di ognuno dei componenti la
giuria, che pur sapendo di essere nel mirino di un folle assassino non
rinunciano ai loro piaceri: alcol, cibo, vanità, gelosia,
sesso...peccati capitali inesorabilmente puniti dalla giustizia omicida di
Lionheart. In fondo la sua arte è apprezzata dal pubblico (per stessa
ammissione del poliziotto che investiga sugli omicidi), ma la critica lo
condanna perchè si ostina ad interpretare Shakespeare rifiutandosi di
aprire i propri orizzonti al teatro moderno. Questa condanna viene ritorta
contro gli stessi accusatori, essi infatti verranno puniti da William
Shakespeare in persona, o meglio dalle sue tragedie messe in scena (costumi
compresi) da un grande Vincent Price.
La "critica" sulla critica
teatrale è la scintilla che da origine al rogo di comicità ed
orrore che affascina lo spettatore per tutta la durata del film. Il soggetto e
la sceneggiatura (firmate da Anthony Greville-Bell) sono scoppiettanti
(storiche le sciabolate aeree dei due schermidori sui tappeti elastici); Price
è ...Price, cioè riempie da solo lo schermo, riuscendo ad essere
ironico, folle, spietato, commovente...una via di mezzo tra Tito Andronico e
Riccardo III; un cast di attori in stato di grazia tra cui spiccano le
interpretazioni di Diana Rigg (Edwina Lionheart) e Robert Morley il critico
effemminato accompagnato dagli inseparabili barboncini. Ma non bisogna
dimenticare che se questo film può essere considerato (da me) un
capolavoro, parte del merito va anche alla regia di Douglas Hickox. Una regia
mai piatta, con inquadrature geniali (il primo omicidio è una lezione di
cinema) ed una scelta cromatica che rende ancor più teatrale
l'ambientazione cinematografica, rassicurando lo spettatore con un'atmosfera
ironica e spensierata per poi mostrare l'orrore più crudo di corpi
straziati, decapitati, ustionati. Un ultima curiosità: nei bellissimi
titoli di testa si vedono scene tratte da vecchie versioni cinematografiche
delle tragedie di Shakespeare, in una di queste si può apprezzare un
giovane Peter Cushing nei panni di Osric nell' Amleto di Sir Laurence
Olivier.
Insomma, un film che non mi stanco mai di rivedere e che
consiglio a tutti coloro che amano il cinema.
|