Se Mario Bava è considerato uno dei
grandi padri del genere horror, qualche motivo deve pur esserci e vedere
pellicole come questa aiuta senzaltro a capire quali siano. In un piccolo
paesino di provincia arriva un medico legale Paul (Giacomo Rossi Stuart) per
eseguire lautopsia su una giovane morta da poco in circostanze poco
chiare. Arrivato in paese Paul si accorge che il commissario ha il suo da fare
per venire a capo di qualcosa vista lassoluta omertà della gente
dovuta allignoranza e alla superstizione. Tutti sembrano aver paura di
qualcosa e si guardano bene dal pronunciare anche solo il nome di villa
Graps.
E proprio nella sinistra e
inquietante dimora della contessa Graps che si concentrano le indagini dei due,
almeno fin quando il commissario non viene trovato morto
Tutto sembra
portare alla morte, avvenuta qualche anno prima, della piccola Melissa
Graps
Secondo molti questo è il migliore lavoro del grande regista
romano, certo è che in questo film si ritrovano tutti insieme i tratti
caratteristici dellintera produzione di Bava, dalle atmosfere gotiche al
tema del soprannaturale, dai non morti alluso traboccante delle
tonalità forti per quanto riguarda le luci. Il personaggio della
bambina, le cui apparizioni sono precedute dallinquietante rimbalzare di
una palla bianca, è sicuramente riuscitissimo e lo dimostra anche la
massiccia opera di emulazione che ha subito nel corso degli anni. Una bambina
foriera di violenza , linnocenza che si contrappone alla crudeltà
è uno dei temi più battuti soprattutto dal genere horror
più recente.
Oltre alluso quasi maniacale della
macchina da presa e delle luci per rendere al meglio il senso di disagio e
paura provato dai protagonisti, quello che balza subito allocchio
è la doviziosa cura dei particolari su cui si concentra il regista.
Probabilmente lo spettatore riesce a cogliere soltanto una parte di quelli su
cui Bava ha lavorato ma, tanto per citarne un paio, mi vengono in mente il
sudario che cade quando la palla entra rimbalzando nellobitorio (come se
la ragazza dovesse risuscitare) o il modo in cui viene presentata la villa, in
cui sembra che qualcosa da un momento allaltro debba succedere(le vecchie
armature sembrano non aspettare altro che di animarsi). Vanno poi citate almeno
un paio di scene di altissima fattura: quella in cui il protagonista rincorre
se stesso nella stanza le cui porte sembrano stregate e il cui quadro lo
porterà fuori dalla villa, e lomicidio del borgo con la grande
intuizione della cassaforte.
Non particolarmente degne di nota le prove
degli attori (tra i quali forse solo Erika Blanc riesce a sfruttare al meglio
le proprie capacità) ma questo è un piccolo problema con cui Bava
dovrà fare i conti molto spesso; se è vero infatti che riusciva a
sopperire i limitatissimi budget con qualche buon gioco di prestigio,
probabilmente gli riusciva difficile reclutare buoni attori o forse molto
più semplicemente la recitazione veniva sacrificata in nome della
riuscita stilistica della pellicola. Due piccole curiosità: la bambina
è in realtà il figlio del portiere del palazzo in cui abitava
Bava e lo stesso personaggio della bambina verrà ricopiato da Fellini
per il suo episodio di Tre Passi nel delirio nonostante il regista riminese
abbia sempre negato la cosa.
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