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NEKROMANTIK 2


 
Titolo Originale:  Nekromantik 2: Die Rückkehr der liebenden Toten
Produzione:  Germania, 1991
Regia:  Jorg Buttgereit
Cast:  Monika M., Mark Reeder
 


Paganini non ripete; Buttgereit neppure. Il paragone non deriva certo dal leggendario narcisismo del geniale compositore (al quale mai mi permetterei di affiancare un Buttgereit qualsiasi) quanto dal difficile compito di dare un seguito ad un film come Nekromantik. Tralasciando il fatto che non riesco a scorgere la necessità ($$$?) di dare un seguito ad una tale storia (non stiamo parlando di supereroi dopotutto) credo che il beneamato regista tedesco abbia davvero toccato (e raschiato) il fondo.

Delle sue opere (oltre il primo Nekromantik molto belli sono anche Schramm e Der Todesking) Nekromantik 2 è davvero la peggiore. L'atmosfera del primo episodio sembra svanita nel nulla mentre la storia si trascina stancamente attraverso dialoghi risibili. La protagonista (Monika M.) dopo aver riesumato il cadavere del protagonista della pellicola precedente, ci (si) intrattiene con patetici giochi pseudo-necrofili che tutto fanno (soprattutto ridere) fuorchè generare quell'effetto di malessere che tanto mi aveva fatto amare Nekromantik. Nella vicenda entra in scena un giovane doppiatore di film porno (Mark Reeder) che, inconsapevole, si innamora della folle giovane pervertita.

Il film striscia lentissimo verso un epilogo scontato ed i punti a suo favore sono davvero pochi. Il finale, con i suoi effettacci truculenti, porta un po' di verve alla vicenda ma la sorte della pellicola non cambia: trattasi infatti di un clamoroso buco nell'acqua. Il buon Buttgereit cerca di risollevare il tutto inserendo posticciamente la squallida scena dell'autopsia di una foca (?). Inutile dire che l'assoluta gratuitità della sequenza non fa che sprofondare ancor più nella mediocrità un'opera davvero deprimente. Se avete un'ora e mezza da buttare e vi capita l'occasione dateci uno sguardo... se non altro per rendervi ulteriormente conto dell'assoluto valore del capostipite di questa serie. Se Buttgereit avesse accantonato il comunque insperabile miraggio del guadagno facile forse il paragone d'apertura di questa recensione avrebbe avuto un significato completamente diverso...


 
Davide Rigamonti


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