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NAKED BLOOD


 
Titolo originale: Megyaku: Akuma no yorokobi
Produzione:  Japan, 1995
Regia:  Hisayasu Sato
Cast:  Misa Aika, Yumika Hayashi, Mika Kirihara, Sadao Abe
 


“Particolare”...mmm...iniziamo dalle cose semplici.
Un giovane genio, appena diciassettene (Eiji) esegue delle ricerche sulla secrezione dell’endorfina, riuscendo a sintetizzare una droga capace di mutare l’impulso del dolore e della sofferenza (inviato al cervello) in una sensazione di estremo piacere. Il sogno del ragazzo é quello di donare l’eterna felicità ai fruitori del MYSON (la droga viene così battezzata da Eiji), di rendere gioiosa anche la più disperata delle esistenze. Spinto da tale nobile proposito, somministra (a loro insaputa) la droga a tre ragazze e ne osserva furtivamente, munito di telecamera, gli effetti. L’esuberanza giovanile di Eiji sottovaluta un piccolo particolare: il dolore inteso dal ragazzo é puramente psicologico. Egli si basa sull’esperienza personale, essendo tormentato dalla sofferenza per la perdita del padre, ma i centri nervosi delle inconsapevoli “cavie”(alterati dalla droga), trasformano in piacere QUALSIASI forma di dolore...ed il dolore più frequente e banale é prprio quello fisico.

Così nella quotidianità del focolare domestico, può accadere che ci si tagli un dito cucinando o che ci si faccia male cercando di infilare un orecchino. La sensazione di dolore...é trasformata in piacere, un irresistibile piacere...le ragazze non riescono più fare a meno di questa sensazione....
L’etichetta che distribuisce questo film in Europa (la tedesca -maledetti e benedetti teutonici - Japan Shock) lo presenta come uno dei film più estremi che siano mai stati girati e lo definisce uno “splatter-gore”. Ma é solo uno spot pubblicitario, per attirare gli amanti dell’estremo (che pullulano in Germania). Dico questo non perché il film lesini sulle scene d’effetto (ne parlerò più avanti), ma perché “Naked Blood” é un film sperimentale, ricercato, raffinato...in cui la violenza é al completo servizio della narrazione, non viceversa, come accade abitualmente nei “veri” splatter-gore.
Sato si ritrova tra le mani un soggetto originale, che presenta una caratteristica unica: é plasmabile. Da un punto di vista estetico “Naked Blood” ricorda la psichedelia degli anni ‘70. Il film é quasi totalmente muto, pochissimi e sintetici i dialoghi, la colonna sonora di stile “ambient”, l’atmosfera che regna per tutta la sua durata é rassicurante, la lentezza delle immagini inquietante. La cosa che più colpisce é il contrasto delle immagini.
Si passa dall’inquadratura di un deserto in cui spicca un solitario cactus, al primissimo piano di una ragazza che si perfora il braccio con un punteruolo. Il tutto con un feroce stacco...senza passaggi intermedi, senza cambio di base misicale, senza mutare lo stile delle riprese, camera fissa a seguire in tempo reale le torture..mantenendo la pacata atmosfera della pellicola anche quando, una colonna sonora rock ed un montaggio frenetico avrebbero dato risultati migliori.

Ma Sato non vuole questo, il regista non racconta solo una storia, il suo é più un tentativo artistico (abbastanza riuscito), un pò presuntuoso, ma apprezzabile.
Inserti che sembrano provenire da “Easy rider”, immagini digitali che si sovrappongono a paesaggi naturali, filmini amatoriali che una volta finiti continuano nella mente di chi sta guardando.
Filosofia e denuncia sociale. Questo é Naked Blood. Il concetto filosofico: la felicità eterna, la ricerca di “qualcosa” che possa dare un senso all’esistenza. La denuncia sociale: il deteriore concetto dell’apparire, l’eccessivo e insaziabile consumismo che si ritorce contro la mediocrità di chi possiede questi valori.
Questa mia breve analisi sembrerebbe dipingere questo film come una sintesi sopsesa tra surrealismo e psichedelia, in effetti lo é, ma...c’é un ma!
Mi sento in dovere di lanciare un monito. Se vi venisse in mente di vedere questo film, tenete presente che le scene di violenza...varcano il limite di ogni vostra possibile immaginazione.
Estreme, davvero insostenibili...stomachevoli. Su tutte la sequenza dell’auto-cannibalismo. Tento di descriverla.
Una delle tre ragazze ha la passione per il cibo, la droga esaspera questa sua voglia, spingendola a trarre piacere dallo staccarsi dei pezzi di carne e cibarsene. La scena più o meno é questa: la ragazza, nuda, é seduta sul tavolo della cucina, stringe tra le mani coltello e forchetta. La macchina da presa inquadra la ragazza a figura intera di profilo, le mani scompaiono tra le gambe, il suo capo é reclinato indietro ed emette dei mugulii di piacere. Dopo qualche secondo la forchetta si solleva e si dirige verso la bocca, brandendo un pezzo della vagina della donna. Dopo aver assaporato il proprio sesso, la ragazza si adopera per staccarsi un capezzolo, gustata quest’altra prelibatezza...osserva le posate insanguinate, le porta ad altezza del viso, parallele tra loro. Soggettiva. Sulla lama del coltello, coperto dal rosso fluido vitale, si riflette parte del suo volto (la ripresa é davvero bella), l’occhio sinistro, la donna sorride, la forchetta si lancia sull’organo della vista, estirpandolo ferocemente...dopo averlo ammirato soddisfatta (con il
solo occhio che le rimane), lo divora!


La scena in sé, non é più disgustante di altre presenti in molti film “gore”, la cosa che la rende davvero insostenibile é che questo non é un film di quel genere. Il film é “serio”, stilisticamente bello da vedere. Sono proprio la naturalezza e la lentezza di queste sequenze a renderle “inguardabili”.

Tra l’altro il film presenta al suo interno anche un piccolo thriller, un’assassino da scoprire, un amore da ricongiungere, un sogno da realizzare, simbologie esasperate. Un film di qualità, che ha il grande pregio di durare poco più di 70 min, contenendo i tempi delle riprese e non facendo così pesare allo spettatore la sua evidente lentezza. Da vedere.
Unica nota negativa sono gli attori, forse la quasi totale mancanza di dialoghi, esaspera le loro capacità di recitazione. Eccezion fatta per la bella Misa Aika (la protagonista), il resto del cast si mantiene su livelli di decenza espressiva, senza brillare particolarmente.
Ultima nota. In questo film, pur essendo presenti scene ferocissime...nessuno urla, la pacifica atmosfera costruita da Sato rimane integra per tutta la durata del film.
In Naked Blood non si urla di dolore, si geme di piacere...

 
Demon


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