Nato come una soap-opera horror in quattro
episodi, The Kingdom-il regno, manifesta la sua personale rivisitazione sul
sentimento dell'inquietudine attraverso una magniloquenza fatta di
contrapposizioni tra filosofia e irrazionalità, eticità e
immoralità, religione e occultismo; proposti come materiale da
stimolazione mentale, confacenti a fornire nodi di connessione tra la
realtà e la fantasia. Il Regno è un limbo dove ogni certezza
è labile e ogni dubbio è stabile. L'ironia richiama l'attenzione
dello spettatore per somministrargli uno stato confusionale coerente alla
realtà dei dubbi, che, nel lento districarsi della storia si annidano
come cellule malate nel precario sistema di autodifesa scettica... Insomma,
l'inquietudine di Trier, nidifica nell'inconscio, corrompendo pazientemente e
remissivamente le convinzioni; forse nel macchinoso tentativo di adattare una
filosofia ad una sorta di linguaggio allegorico...quel che è certo,
è che Trier, non prende una posizione, traspare una notevole dose di
disorientamento nel suo prodotto, e questo spiega l'uso dell'ironia che
accompagna la trama.
Ma questi sono solo i presupposti di un immaginario ben
più complesso, rifiniture allusive di intenti emblematici... La
rappresentazione metaforica si sposta dai dettagli simbolici che sostituiscono
acute osservazioni sulle dicotomie vita-morte, bene-male; ad ampie allegorie
che ricoprono significati di ordine storico e sociale. I personaggi e i loro
profili caratteriali racchiudono interpretazioni individuali e collettive,
rappresentano gli stereotipi prodotti da una società moderna: l'anziana
sensitiva, ipocondriaca, che si rifugia dentro il Regno, lontana dal mondo
esterno,alla continua ricerca di fantasmi del passato; un medico che si serve
dei mezzi più subdoli del regno per sopravvivere; un potente primario
razzista che impiega il suo dispotismo nel tentativo di camuffare
l'incapacità di adattamento; un giovane apprendista che in modo
infantile si disinteressa di ciò che avviene attorno a lui preferendo
dedicarsi al sesso e al gioco; un medico che coraggiosamente rischia se stesso,
sottoponendosi ad un intervento che gli permetterà di migliorare la
qualità della vita, per sottostare alle regole del Regno...
e il Regno, che cosa è, se non il
traslato di una società,una società costruita su fondamenta che
poggiano su un terreno malsano e paludoso; i sotterranei sono ricchi di
infiltrazioni,sintomo di un'instabilità e un imminente cedimento; cosa
che non pare preoccupare lo staff medico, che si accanisce a risolvere problemi
di ordine inferiore, come l"Aria del mattino", operazione atta a stimolare i
rapporti tra medici e pazienti,in una assoluta e costrittiva ipocrisia che
funge da tramite di accondiscendenza tra "potenti e popolo"... L'opera
controversa di Trier è una pellicola di grande impatto
psicologico,filosofico e sociale...un'attenta analisi sulla società
moderna, priva di ambizione esaustiva e dalla consapevole accettazione dal
riflesso ironico... Quella che può essere accolta come
visionarietà, per Lars Von Trier è la convinzione che non esiste
certezza che scampi allo sfaldamento, le soluzioni sono due: la pazzia o
l'accettazione...e forse, nell'accettazione, la funzione delle regole è
quella di tracciarne il sentiero: il Dogma 95.
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