La storia è ambientata nel 1800 in un isolato avamposto
dell'esercito americano, alla f ine della guerra con il messico. Un soldato non proprio ardito
riesce a guadagnarsi la medaglia di eroe di guerra, dopo essere stato
misteriosamente colto da un attacco di coraggio in seguito ad un sorso di
sangue bevuto per caso mentre si fingeva morto, sepolto dai cadaveri dei suoi
compagni, oltre le trincee nemiche. Decorato, ma notoriamente indegno di tale
onore, orribilmente e patologicamente disgustato dal sangue e dalla carne,
anche nelle pietanze, il soldato viene mandato in un isolato avamposto dove sei
figure di
ehm
soldati outsider
condividono la sua stessa
sorte: annoiarsi lontano dagli occhi dell mondo. Una notte però lo
scalcagnato manipolo riceve la vista di un uomo semi assiderato che, appena in
grado di parlare, inizia a raccontare una terribile storia di coloni sperduti
fra i boschi in pieno inverno, costretti a ricorrere al cannibalismo per
sopravvivere.
Da qui parte il vero e proprio film, con un cambiamento di
ritmo improvviso e ben misurato che lo trasforma da un film descrittivo e
piacevolmente lento in una vicenda di azione splatter. Una vecchia leggenda
indiana racconta di un essere, il Win digo, a metà strada tra
l'umano e l'ultraterreno, che si nutre di carne umana assimilando con essa
anche lo spirito e il vigore della vittima uccisa. Colquhoun (Robert Carlyle)
un mite colono condannato da una tubercolosi cronica, scopre come questa
pratica sia portatrice di una forza speciale, addirittura taumaturgica e in
grado di rendere invulnerabili persino alle malattie, la singolare pietanza
regala anche un istinto omicida, un desiderio incoercibile e compulsivo di
cercare sempre e sempre più la carne, una fame "più severa". Ben
presto la vicenda si trasforma in una guerra fra antropofagi supereroicizzati
dalla colazione dei campioni. La cosa bella è che L'Antropofago con
virtù di leader, contrapposto nella sua esaltazione alle frustrazioni
del "codardo" protagonista, si propone di organizzare una sorta di setta,
pronta ad aspettare al varco le carovane dei coloni tutti ansiosi di
raggiungere il West. Tutti i temi sono ben sviluppati, i personaggi,
macchiettosi ma perché richiesto dall'economia del racconto, si
incastrano bene nell'ingranaggio complessivo.
A parte il ritmo e le sue perfette variazioni la cosa migliore
è che il film unisce temi molto tipici, come quello del protagonista
sconfitto e fallito che perde ogni confronto (non è un buon soldato,
piuttosto che morire si fa vincere dalla tentazione del cannibalismo), oppure
quello del Male che è insieme droga che riduce in
schiavitù e fonte di potenza che permette di dominare gli altri, e
un'ambientazione inconsueta. Una colonna sonora in perfetta sintonia con le
tinte della storia: gioca con i toni cruenti della pellicola, sottolinea i
momenti di tensione, una sorta di organetto che accompagna il piacevole
scorrere del film. Una grandissima interpretazione di Robert Carlyle, quel
sottile gioco tra comicità (tragica) e tragedia (reale) in cui (è
noto) si snodano le guerre (la storia insegna) ed una regia "pulita", pur non
brillantissima per creatività, rende questo film davvero gradevole. Un
film che si "gusta" senza sbadigliare...da vedere.
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