Il quarto lavoro di Stefano Visintin ripercorre le strade battute nel suo secondo cortometraggio, dando vita ad un sequel di grande impatto visionario.
La storia, di collocazione onirica, lascia ampio spazio alle immagini che, accompagnate da un adeguato commento musicale e da una buona capacità di ripresa, riescono a generare un orrore caleidoscopico in grado di proiettare lo spettatore in un’altra (appunto) dimensione.
La sceneggiatura si permette di giocare con la realtà, viaggiando ininterrottamente tra il nostro mondo ed uno parallelo altrettanto reale, ma saturo di terrore. La tensione mantiene costante il proprio livello, grazie anche ad un montaggio cadenzato a ritmo di ottima musica.
Le interpretazioni sono di buon livello, gli attori si immedesimano in modo adeguato nei personaggi rendendone credibile il perenne stato di alterazione.
Le riprese in interno, grazie agli scenari di dominanza bianca (forse in alcuni casi un po’ troppo raccolti), aiutano una fotografia asettica che si integra alla perfezione con l’atmosfera onirica.
L’unica nota negativa è rappresentata dall’abuso (a tratti ingiustificato) di effetti digitali.
Di certo nell’intenzione del regista tale generosa attenzione verso gli fx, avrebbe dovuto sottolineare la fase visionaria ed extradimensionale della vicenda, di fatto contribuisce a rallentare il montaggio e a creare un’eccessiva distonia stilistica.
Stefano Visintin ha delle buone idee e altrettanto interessanti capacità tecniche, ma come già successo in “Tutto Muore”, gli manca ancora la cura del particolare e la capacità di rendere omogenei i suoi lavori. Peculiarità che si acquisiscono (anche) con l’esperienza, per cui “Dimensioni pt. 2” è senz’altro un buon auspicio.
|