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ASSASSINIO AL CONVEGNO BANDISTICO


 
Durata:  50'
Produzione:   GFF Productions- Italia 2007
Regia: Stefano Ratti
Cast:  Alessandro Barucchelli, Andrea Viola, Federica Viganò, Luca Negri, Ambrogio Mauri
 


60 euro di budget, un gruppo di giovanissimi amici, tanta passione per il cinema. “Assassinio al convegno bandistico”, opera prima del 21enne Stefano Ratti, è un coraggioso esperimento cinematografico sospeso tra puro spirito ludico e serio lavoro. Come nella migliore tradizione “serial killer”, in cui il primo omicidio (Dr. Lecter docet) si consuma in ambito “familiare”, Ratti segue tale scia per il suo primo lavoro. L’ambientazione è quella quotidiana, i protagonisti gli amici di ogni giorno, le atmosfere quelle del cinema amato. Un feroce assassino sconvolge la quiete di un piccolo centro brianzolo, durate l’evento più importante che lo coinvolge: “il convegno bandistico”. Fin dal titolo si intuisce l’ammiccamento al cinema italiano di genere (che fù), le inquadrature degli omicidi e l’aspetto dell’assassino confermano tale accostamento.

Premesso che “Assassinio al convegno bandistico”, non è un corto (come la maggior parte delle produzioni indipendenti), ma un mediometraggio (un’ora circa), cosa che aumenta vertiginosamente il coefficiente di difficoltà, che è stato girato in due settimane e mezzo e montato in tre giorni, bisogna ammettere che Ratti gestisce piuttosto bene l’impegnativa sceneggiatura, si muove in maniera tutto sommato agevole dietro la videocamera e offre una piacevole distonia tra le immagini del convegno (realmente svoltosi) e la vicenda “gialla”. Gli omicidi sono (tenuto conto del budget e della poca esperienza) ben realizzati ed adeguatamente credibili, la storia (anche se non particolarmente intricata) mantiene la lineare coerenza fino alle inquadrature finali, una flebile e ironica vena di critica sociale (quando spoglia di demagogia ben accetta) agisce da collante tra i vari fotogrammi. Le interpretazioni rappresentano il bonus/malus di “Assassinio”.

Se da un lato un sindaco di 18 anni, un capo della polizia di 17 e un maestro di musica di 15 possono far sorridere e togliere credibilità all’intera storia, c’è da ammettere che, tale scelta ponderata riesce a conferire un tocco di originalità all’intera vicenda e che l’esclusivo utilizzo di tale target artistico tende a non far stridere l’interazione tra i diversi protagonisti. Se le riprese in esterni (anche in notturna) sono accettabili, quelle in interni rappresentano la grossa pecca del lavoro di Stefano Ratti, le scenografie del commissariato con un piccolo sforzo ed un po’ di stratagemmi avrebbero facilmente potuto essere migliori. Inoltre un montaggio meno “generoso” ed una maggiore attenzione ai dettagli avrebbero agevolato ulteriormente la scorrevolezza di quello che in ogni caso rappresenta un “punto di partenza”.

Di strada da fare ce n’è molta, ma la passione e il coraggio sono già solide basi su cui costruire qualcosa di buono. Menzione speciale per le interpretazioni dell’assassino e del medico del manicomio.

 
Demon

ELENCO RECENSIONI INDIPENDENTI


Per ulteriori informazioni:
- Il sito del GFF -
 


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