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DEAD AIR


 
Titolo originale: Idem
Produzione:  USA, 2009
Regia:  Corbin Bernsen
Cast: Bill Moseley, David Moscow, Corbin Bernsen, Patricia Tallman
 


Logan Burnhardt è uno speaker radiofonico conduttore di un talk show che va in onda a tarda notte e tratta ogni sera un tema diverso confrontando le opinioni di Logan, del suo staff e degli spettatori che intervengono telefonicamente per dire la loro. Questa notte il tema trattato è quello della paranoia. La puntata sembra imperniata soprattutto sulla differenza di posizione di Logan e di Gil. La loro diatriba via etere però, non sarà la cosa più interessante della nottata, visto che uno strano virus sembra si stia diffondendo nelle principali città statunitensi. Quello che traspare subito dal film è che la sceneggiatura è molto grossolana e tende un po’ troppo semplicisticamente a contrapporre i cattivi terroristi arabi da un lato, ai buoni e cazzuti americani dall’altro. La storia sembra uscire direttamente dalla penna di G. W. Bush e non offre gli spunti di riflessione che il tema trattato avrebbe potuto portare con sé.

Un plot che sembra tagliato con l’accetta laddove il bisturi sarebbe stato uno strumento più consono. Va detto però che i dialoghi sono abbastanza incalzanti e contribuiscono a tenere alto il livello del film soprattutto nella prima parte, quella dove i protagonisti Logan e Gil comunicano con gli spettatori dall’altra parte del microfono. La regia di Corbin Brensen è buona anche se in alcuni passaggi pecca di eccessiva sbrigatività in quello che dovrebbe essere il suo contributo chiave nella caratterizzazione dei personaggi. Il cast è sicuramente il punto di forza del film sostenuto dalla buona prova di Bill Mosley, già visto nei panni del pazzoide Otis zombiano, e da David Moscow.

I due danno vita nella prima parte a un botta e risposta molto efficace, che come detto resta il momento più interessante della pellicola fatto di dialoghi molto serrati e cambi di registro repentini che tengono il livello del film molto alto in questa fase. Peccato che questa ottima preparazione degli eventi si perda un po’ con il passaggio alla seconda fase, quella dell’ epidemia vera e propria. Anche perché, detta molto semplicisticamente, non ci si aspetta che un film sugli zombie debba sempre avere implicazioni socio-politiche di ispirazione romeriana, però, in questo caso, i protagonisti del film dovrebbero essere gli zombie cosa di cui la scrittura di Kenny Yakkel non sembra tener conto.

 

 
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