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CHRISTINE - La Macchina Infernale


 
Titolo Originale:  Christine
Produzione:  USA, 1983
Regia:  John Carpenter
Cast:  Keith Gordon, John Stockwell, Alexandra Paul, Robert Prosky
 


È amore a prima vista quello di Arnie nei confronti di un’auto d’epoca ridotta ad un ammasso di lamiera arrugginita. Con passione, le restituisce una nuova vita e così prende avvio uno dei rapporti più morbosi e conturbanti del cinema horror, quello tra un giovane schivo e poco popolare e un’auto da sogno, così vera da meritarsi anche un nome: Christine. Come James Dean, Arnie indossa un giubbetto di pelle rossa, simbolo per antonomasia della ribellione giovanile, e sfreccia sulla sua quattro ruote, anch’essa rosso fiammante, appartenente a un’epoca che non c’è più, ma che idealmente non è mai morta, alla disperata e rabbiosa ricerca di qualcuno (o qualcosa) che creda in lui.

Christine assorbe e respira tutte le frustrazioni di Arnie, alimentando un rapporto così esclusivo da apparire quasi intimo e non esita a manifestare apertamente, quanto minacciosamente, un sentimento umano come la gelosia. Il rapporto con Christine fa uscire allo scoperto il lato oscuro di Arnie, un aspetto sconosciuto alla famiglia e al suo migliore amico, forse persino a se stesso, e che emerge in tutta la sua prepotenza soltanto dopo il fatidico incontro. La trasformazione più evidente che Arnie subisce è prettamente estetica, da ‘nerd’ a ragazzo desiderato dalla più bella della scuola, così come parallelamente, grazie al suo restauro, accade alla sua auto. Così, se Christine trasuda passione e sensualità Arnie, all’opposto, diviene più sepolcrale e dark, il suo sguardo duro e inflessibile, a tratti quasi insensibile.

C’è un parallelo scambio di sentimenti e di emozioni, dunque, tra Christine e Arnie, che a livello narrativo viene ulteriormente evidenziato dall’inspiegabile avversione che tutti provano per l’auto, l’unica in grado di suscitare sentimenti così umani da apparire persino irrazionali. Il completamento di questo processo di trasformazione è ulteriormente accentuato dal contrasto cromatico tra il rosso acceso e passionale dell’auto, e il nero cupo e tetro indossato da Arnie, risaltato ancor più dal pallore funereo della sua pelle. Questa simbiosi si compie davanti ai nostri occhi. È come se Christine succhiasse l’energia vitale ad Arnie e alimentasse, così, la propria aggressività, quasi come dotata di una forza vampiresca. Il rapporto uomo-macchina, Arnie-Christine, culmina laddove l’uno esprime rabbia, l’altro passione e sensualità. Non è dunque l’auto ad essere infernale, quanto Arnie, che non soltanto accetta di buon grado la discutibile forma di protezione messa in atto, ma anche nutre e alimenta razionalmente l’odio vendicativo cui Christine dà libero sfogo. Si tratta di amore vero, però, tanto che Christine è pronta a tutto, anche a sacrificare la sua carrozzeria, per vendicarsi.

Ecco allora che, durante un raid punitivo, non esita a farsi stritolare tra due muri o a prendere fuoco per poi scappare via, infuocata e avvolta dalle fiamme, più diabolica che mai. Se, a questo punto, appare chiaro che Christine è molto più di un’auto, stupisce ulteriormente la sua natura demiurgica che, nutrita dall’affetto di Arnie, le consente di rigenerarsi da sé. Christine non si alimenta, quindi, solo della rabbia di Arnie, ma anche del suo amore. È, per certi versi, un dramma shackespeariano questo amore ossessivo e possessivo, che seppur contrastato dal frantumarsi violento dei legami più profondi del giovane con i genitori, la sua ragazza e il migliore amico, non si smorza e semmai ne esce rafforzato. Lo sguardo sinistro di Christine ci osserva, silenzioso e minaccioso, sempre più rabbioso e geloso. Essa è nel bene e nel male la prima donna del film, protagonista indiscussa e l’unica che Arnie abbia mai amato.


 
Marta Rizzi


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