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BIOZOMBIE


 
Titolo originale:  Sang dut sau shut
Produzione:  Hong Kong, 1998
Regia:  Wilson Yip
Cast:  Jordan Chan, Sam Lee, Angela Tong Ying-Ying, Yiu-Cheung Lai
 


Wilson Yip, dopo alcune prove (quattro per l'esattezza) salutate da timidi consensi e limitate esclusivamente al circuito di distribuzione cinese, risveglia l'attenzione degli spettatori locali (ed in seguito internazionali) confezionando un delizioso ed apparentemente "frivolo" crogiuolo di idee, che segnerà la svolta della sua carriera. "Sang dut sau shu" (questo è il titolo originale di "Biozombie"), ha la struttura narrativa ed estetica di un perfetto B-movie (moderno), ma nasconde (più o meno velatamente) aspetti di ben altro interesse. La storia in due righe. Gli scienziati iracheni hanno creato una micidiale arma (biochimica) di distruzione di massa (forse quella di cui è ancora alla ricerca Bush), il governo cinese acquista un campione di tale prodigioso liquido, custodito in una bottiglietta, che normalmente ospiterebbe un aperitivo analcolico. Per una sfortunata serie di coincidenze, questo preziosissimo campione cade nelle mani di due bulletti di periferia che lavorano in un centro commerciale… inizia il contagio…

Il budget di questo film è davvero irrisorio, tanto che il make-up degli zombi, può essere additato (senza dubbi) come il peggiore che si sia mai visto su grande schermo. L'umorismo è (per buona parte del film) il vero protagonista della storia, che tra l'altro non brilla certo per innovazione. Ma allora, vi starete chiedendo, perché questo film sarebbe degno di nota? Iniziamo dalle cose più evidenti. Girato per buona parte in interni, con uno stile sobrio ma elastico, è supportato ed arricchito da brillanti intuizioni visive che ne adombrano le carenze scenografiche. La forza di un perfetto commento musicale ed il sostegno di una recitazione convincente, mai incerta, riescono a sopperire i limiti economici imposti dalla produzione. Yip deve molto a Romero, tanto che il suo film, risulta una vera e propria citazione dell'intera trilogia del regista newyorkese, ma attenzione, non siamo di fronte ad un "furto" di idee, bensì ad una rielaborazione ed un riadattamento socio-politico delle tematiche romeriane…e proprio questo rappresenta l'aspetto più interessante di "Biozombie". Il gruppo di protagonisti ha una connotazione sociale ben identificata, le loro vite si districano tra i corridoi di un centro commerciale, in cui essi lavorano, mangiano, comprano, vendono, gestiscono le relazioni sociali, espletano le proprie funzioni fisiologiche, centro commerciale che diventerà la loro prigione dopo l'esplosione dell'epidemia e dopo che le porte d'ingresso verranno chiuse, proprio come in "Dawn of the dead".

Per difendersi dagli attacchi degli zombi si rifugiano all'interno di uno shop, dove due uomini si scontreranno sulla possibilità di rimanere barricati ed attendere gli aiuti o di uscire fuori e rischiare invece che attendere una morte certa, proprio come in "Night of the living dead". L'incapacità e l'ottusità delle forze dell'ordine sottolineano l'antimilitarismo (rimarcato anche dal fatto che uno degli "acquirenti" del terribile siero, sia un militare), e la presenza di uno zombi "raziocinante" che cerca di difendere la persona che ama…ricordano inevitabilmente "Day of the dead". Il clima del film, fino ad un certo punto, è del tutto spensierato, strafottente, incurante delle conseguenze, prepotente ed in apparenza insensibile…come presumibilmente lo è il carattere del giovane medio di Hong Kong, ma Yip a differenza delle sceneggiature di questo genere di pellicole (mi viene in mente Junk), cerca di curare quanto più è possibile la storia. Infatti in biozombie non ci sono lacune narrative, tutto ciò che accade ha un perché, nulla viene lasciato al caso. Il profilo psicologico dei protagonisti si costruisce con lo scorrere della pellicola, mattone su mattone, tanto che possiamo avere una visione totale della personalità dei protagonisti, solo dopo che la parola fine sia apparsa sullo schermo.

Credo che raramente, Romero escluso, un film incentrato sul tema dei ritornanti antropofagi, dia una tale importanza alla profondità dei personaggi, analizzando i vari aspetti della vita sociale: come si appare agli occhi degli altri, come si vorrebbe essere, ma soprattutto come si è realmente. Il film è per lunga parte divertente, con tratti di assoluta comicità e questo aspetto entra in violento contrasto con la drammaticità che si sviluppa intorno al finale. Tuttavia tale dicotomia non crea affatto un netto contrasto o un'incongruenza, il tutto viene sfumato da una sorta di dissolvenza emozionale, capace di spostare i toni della vicenda dal comico al drammatico senza creare scompensi o bruschi sobbalzi narrativi. Yip riporta nel suo film anche il nichilismo e la vena pessimistica di Romero, dandone una sua personale interpretazione e risultando, per certi versi, ancora più cupo del suo collega d'oltreoceano. Tra le tante invenzioni visive, ne segnalo due in particolare: - la soggettiva in negativo monocromatico, e grandangolare, degli zombi. - l'introduzione in alcune sequenze di elementi "fisici" (beep, indicazioni scritte, simboli) tipici dei videogames. Una volta tanto gli zombi non sono solo un pretesto per mostrare sangue e interiora (cosa per nulla deprecabile, anzi), ma un modo per puntare un riflettore su una delle tante forme in cui la società che ci circonda può manifestarsi.


 
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