Nella cittadina serba di Pancevo, una fuoriscita chimica sta provocando qualcosa di strano: sembra che trasformi gli esseri umani in zombie assetati di sangue. Gli agenti Milius eReyes, incaricati di scortare un pericoloso criminale, dovranno scendere a patti con questo per portare a casa la pelle. Il prigioniero sembra infatti sapere molte cose…
In questo film c’è un po’ di tutto: dalle contaminazioni radioattive, ai deliri religiosi sull’apocalisse, alle tragedie familiari, passando per la figura del pazzo che si ritrova ad essere il paladino dell’umanità quando i suoi deliri trovano conferma. Fare un film decente mescolando tutti questi elementi non è facile e i due registi Milan Konjevic e Milan Todorovic non fanno niente per riuscire nell’intento.
Dead Zone è un film che sembra smarrirsi continuamente perdendo di vista l’obiettivo, sempre che ce ne sia veramente uno. Il film è stato presentato come il primo girato in Serbia ad avere come protagonisti gli zombie. Probabilmente è questo il motivo che ha spinto i due autori a prendere elementi dalla tradizione americana, peccato che il risultato sia quello di creare un calderone di generi che rende il tutto involontariamente comico. L’unica scena degna di nota è quella in cui gli zombie si risvegliano in massa e aggrediscono il gruppo dei protagonisti guidati da un improbabile capo vestito come un addetto ad una centrale nucleare con tanto di maschera antigas. Scena senza senso anche questa ma che almeno ha un discreto impatto visivo.
Per il resto non si salva praticamente nulla, compreso il ridicolo finale, ma almeno ci si diverte per tutta la durata della pellicola a vedere improbabili evoluzioni fisiche e grottesche scene che sembrano uscire direttamente dal peggior spaghetti western della storia. Forse però questo non era l’obiettivo del film.
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