Chi ha detto che Ed Wood è il regista peggiore
della storia del cinema? Chi pensava di aver raggiunto l'apoteosi dello
splatter con i massacri fulciani ed i cannibali di
Deodato? Chi pensava, in poche parole, di aver visto tutto? Ebbene, cari
saputelli, questa è la recensione che cambierà il vostro modo di
concepire ed intendere il termine trash. Ecco a voi Violent shit, ovvero: "non
avete ancora visto niente!". Preparatevi all'opera più sporca, rozza e
malata del secolo ed accogliete con un bell'applauso il folle Andreas
Schnaas, deus ex machina della trilogia teutonica di culto in
questione. Già, avete capito bene: trilogia. Probabilmente, infatti, il
regista, non pago dello spargimento di sangue compiuto nel primo capitolo, ha
pensato bene di realizzare altri due devastanti sequel, nella speranza
di riuscire ad immortalare su pellicola il suo personale (ed apparentemente
infinito) campionario di mutilazioni e squartamenti; ma questa è
un'altra storia... Parilamo ora, invece, di questo primo Violent Shit (Merda
violenta, vi basta il titolo come premessa?), in cui facciamo la conoscenza
dell'eroe (?) della vicenda (e che, a parte piccole "variazioni genealogiche",
sarà il mattatore del trittico di Schnaas): Karl The
Butcher (sic!). Davvero volete conoscere la trama? Eccovi accontentati: il
buon Karl, dopo aver ucciso la madre a colpi di mannaia in tenera
età e dopo essere riuscito ad eludere la sorveglianza (massacrandola,
ovviamente!) che fino a quel momento aveva tarpato le ali al suo hobby
preferito (l'omicidio efferato), comincia a seminare morte e terrore nelle
meravigliose boscaglie made in Germany che fanno da sfondo alla
sanguinolenta vicenda.
Il resto è solamente tanto sano (si fa per dire,
ovviamente) splatter. E allora, che la festa abbia inizio; diamo il via
a quest'inimmaginabile sarabanda di arti amputati, di teste e tronchi segati
nel mezzo, di seni asportati con tecniche alquanto discutibili e di
macellazioni varie. In due scene clou della pellicola assisteremo ad
altrettanti incontri emblematici da parte del protagonista: in uno, infatti,
Karl, avrà il (dis)piacere di conversare amabilmente con Satana
in persona (da qui, presumibilmente, si svilupperà la sua bramosia di
terrore e distruzione), nell'altro, durante un mistico stato di trance,
sevizierà (sino all'eviscerazione feroce) niento poco di meno che
Gesù Cristo (!!!) crocifisso. Detto questo, penso non ci sia altro da
aggiungere, se non che Violent Shit è un "film" (e già qui il
termine risulta alquanto azzardato) girato talmente male da ipotizzare che sia
stato ripreso con una scassata e banalissima videocamera a mano (e forse,
asserendolo, non ci allontaniamo troppo dalla verità). I quadri sono
traballanti e sfuocati, il montaggio è quanto di più casereccio
mi sia mai capitato sotto gli occhi, gli attori (ah già, dimenticavo:
Karl The Butcher è interpretato proprio da "Zio" Andreas)
sono ridicoli, gli effetti speciali assurdi (basti pensare a una massa di
intestini realizzata con dei salami ricoperti di mostarda), eppure... l'opera
funziona.
Magia... Nonostante gli innumerevoli handicap sopra
elencati, infatti, Violent Shit colpisce nel segno, andando a minare le
zone più "tenere" ed esposte dello spettatore; anche del più
scafato. Le virazioni in sedici colori, poi, danno un tocco "pastello" ed
infantile al maelstrom di immagini truculenti e nauseabonde sparate
all'impazzata, legando sempre più l'opera di Schnaas alla follia
schizoide più esasperata. In conclusione, ecco la mia opinione riguardo
Violent Shit: non dico "un capolavoro", non dico "da
avere", ma, senza ombra di dubbio, ci troviamo davanti ad una colonna
portante dello splatter mondiale: quantomeno (e lo annuncio senza
riserve) da vedere.
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