Prendete uno stagionato
film di Bruce Lee, aggiungete 3/4 di Matrix, una manciata
di Mission Impossible, un pizzico di Tarantino, un velo
di Highlander, zombies di Romero quanto basta, la sempre
verde lotta tra bene e male, un frizzante dark hero,
amalgamate con della fresca ironia nipponica ed innaffiate
il tutto con ettolitri di sangue...otterrete Versus:
2 ore di sano divertimento.
Il film inizia con schermo nero e scritte in giapponese
che recitano così: Nel nostro mondo esistono
666 portali, nascosti e sconosciuti agli esseri umani, che
collegano il nostro mondo ad unaltra dimensione. Da
qualche parte in Giappone esiste il portale 444, la foresta
della resurrezione. La trama é tutta qui, due
guerrieri, che incarnano le forze del male e
del bene si danno appuntamento ogni secolo per cercare di
aprire questa porta seguendo un rituale.
La
storia certo non brilla per originalità, ma riesce
a reggere i 118 minuti di pellicola senza mai stentare,
grazie ad unottima sceneggiatura (scritta dallo stesso
regista), mai prevedibile e demenziale al punto giusto.
Ryuhei Kitamura (un promettente trentenne) sforna come sua
opera prima un piccolo capolavoro.
La mezzora iniziale é da incorniciare...ritmo indiavolato,
montaggio da videoclip dautore, colonna
sonora rock...insomma un noir sostenuto dalla
verve degna del miglior John Woo.
Il film improvvisamente cambia...La foresta della resurrezione,
stimolata, dalla presenza delle forze del male, sprigiona
la sua energia, rianimando i morti...caso vuole che il terreno
di questo bosco sia il cimitero della yakuza. Horror, di
quello buono...gli zombi non hanno le caratteristiche romeriane,
non mangiano i vivi, bensì gli sparano...he si! Avete
capito bene, i defunti sono dei gangster che risorgono dai
rispettivi loculi armati fino ai denti, intraprendendo divertenti
e convulse sparatorie. Davvero ottimo!
La
steady-cam segue a velocità vertiginosa le evoluzioni
dei protagonisti, impegnati in una serie infinita di combattimenti,
per poi bloccarsi in improvvisi e lunghissimi rallenty.
Lo stile di questi combattimenti ricorda molto i manga giapponesi
, come Ken il guerriero e Berserk.
La padronanza tecnica di Kitamura é impressionante,
2 ore di film girato esclusivamente in esterni, sempre con
la stessa scenografia naturale (la foresta), con solo una
decina di attori (tutti eccezionali)...una vicenda raccontata
in tempo reale, cioé la durata del film (eccezion
fatta per un breve prologo medioevale ed un epilogo post-atomico).
Nonostante ciò Kitamura riesce ad incollare lo spettatore
alla poltrona (al tappeto nel mio caso), senza essere noioso
o pedante...i toni epici sono spesso smorzati dalle gags
dei protagonisti (ci sono personaggi davvero assurdi). Il
combattimento finale tra bene e male, con le classiche spade
da samurai, dura circa 20 minuti...
e si gusta per tutta la sua durata.
Gli
effetti speciali (non digitali) sono davvero notevoli...un
film di qualità. Unica nota negativa
che mi sento di apostrofare a questa pellicola é
forse lo stile piuttosto ripetitivo dei combattimenti...
considerando però, che Versus é il suo primo
film, mi sento di concedere questa licenza a Kitamura.
Il film ha vinto nel 2001 il premio come miglior regia al
Fantafestival, tra gli applausi e gli schiamazzi di un pubblico
in delirio (tra cui il sottoscritto), che ha salutato Versus
come il salvatore di quelledizione dellappuntamento
romano. E uscito da poco il secondo film di Kitamura,
Alive...spero il regista giapponese sia riuscito
a mantenere le attese che Versus ha inevitabilmente delineato.
|