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UNDEAD


 
Titolo originale:  Undead
Produzione:  Australia, 2003
Regia:  Michael e Peter Spierign
Cast:   Lisa Cunningham, Rob Jenkins, Felicity Mason, Mungo Mckay
 


Sembra proprio che le lancette dell’orologio siano vorticosamente tornate indietro di 25 anni, al tempo in cui i morti viventi la facevano da padrone nelle sale cinematografiche. Sono davvero tornati, dopo un lungo letargo gli zombi si riprendono con forza il loro posto da protagonisti nelle pellicole di “genere”. Ovviamente, questo “ritorno dei morti viventi” lo si deve in larga misura al loro padre naturale (G. A. Romero per quei due o tre che non lo sapessero) che, direttamente (4° capitolo della saga) o indirettamente (remake di zombi) ha contribuito alla loro resurrezione. Il virus in grado di rianimare i cadaveri, trasformandoli in famelici antropofagi approda in Australia contagiando i gemelli Spierig, che dopo una serie di spot pubblicitari, video musicali e cortometraggi, sfornano il loro primo film.

Nell’inverosimilmente tranquilla cittadina di Barkeley, tutto scorre tra la monotonia quotidiana, finchè dal cielo non iniziano a cadere dei frammenti di meteoriti che hanno la terribile capacità di tramutare gli abitanti del posto in un’orda di affamati zombi. Ciò che colpisce maggiormente fin dalle prime scene di “Undead” è la grande cura estetica e l’ottima resa finale, che cozza drasticamente con il metodo di lavorazione dei fratelli germano-australiani. Il film infatti è stato girato in 16mm con il supporto finanziario (buona parte del quale speso in sangue finto) di parenti e amici seguendo la logica di “buona la prima” per via del ristrettissimo budget, con attori non professionisti (che spesso si sono lasciati andare ad improvvisazioni) ed una fase di postproduzione durata nove mesi per il montaggio e gli effetti digitali eseguita dai due registi con il PC di casa. Con questi presupposti ci si sarebbe dovuti attendere un prodotto sulla scia stilistica di “Bad Taste”, “Evil Dead” o del più recente e meno famoso “Plaga Zombi”, invece “Undead” sorprende (positivamente).

Non ci si rende (quasi) conto della pochezza di mezzi e dell’esordio registico degli Spierig che si trovano davvero a loro agio con la macchina da presa, ma paradossalmente proprio questo rappresenta il limite di questa pellicola. Il tentativo di patinare quanto più possibile l’aspetto estetico, cosa perfettamente riuscita, va in netto contrasto con la vena ironica del film e la pochezza della sceneggiatura. Se, infatti i fratelli Spierig come registi promettono davvero bene, nelle vesti di sceneggiatori mostrano tutte le loro lacune. Il film tuttavia non è affatto male, soprattutto considerando che trattasi di opera prima, presenta tutti gli stilemi del genere, con numerose (volontarie o no) citazioni, una buona dose di imprevedibilità (con tanto di colpo di scena (pre)finale) ed ottimi ed abbondanti effetti speciali (spesso grondanti sangue).

Ciò che più manca a “Undead” è senz’altro il senso del ritmo, nonostante ci si addentri nell’azione pura dopo pochi minuti, il film si concede spesso lunghe pause nell’arco degli oltre 100’ (di sicuro troppi). Un grosso plauso va all’intero cast, che regge senza troppe sbavature la prima esperienza cine-matografica, con una nota di merito particolare a Felicity Mason ed all’ottimo make-up di Steven Boyle. In fin dei conti “Undead” rappresenta un ottimo biglietto da visita per i gemelli Spierig e probabilmente è stato concepito come tale, non resta che attendere un nuovo prodotto finanziato in maniera adeguata e con uno staff di professionisti per giudicarne meglio l’operato.


 
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