Dopo aver esplorato mondi onirici ed
ambientazioni tipicamente in stile thriller anni '70 con i buoni "La corta
notte delle bambole di vetro" e "Chi l'ha vista morire?", Aldo Lado si propose
al pubblico cinematografico con una pellicola forte, violenta e decisamente
debitoria nei confronti della "urban violence" di "L'ultima casa a sinistra" di
Wes Craven e vagamente ispirata a "la fontana della vergine" di Ingmar Bergman.
Nonostante gli evidenti riferimenti il film in questione rappresenta un ottimo
capitolo nella filmografia del regista croato e dimostra ancora una volta, se
ce ne fosse bisogno, che il cinema di denuncia, il cinema che si "nutre" di
motivi sociali gli italiani l'hanno sempre saputo fare (a tal proposito non
scordiamoci ad esempio dei cult di Di Leo oppure del Deodato di "La casa
sperduta nel parco").
Basato su un soggetto di Roberto Infascelli
("La polizia sta a guardare", 1973) ed Ettore Sanzò, "L'ultimo treno
della notte" si apre sulle note di una struggente "A Flower's All You Need" di
Demis Roussos ed esplode subito in un dualismo antitetico ben architettato dal
regista, tra la violenza folle delle immagini e la dolcezza della colonna
sonora, una colonna sonora che per tutto il film rappresenterà un punto
focale grazie alla maestria del grande Ennio Morricone nel giostrare due
strumenti musicali: batteria elettronica ed armonica a bocca. Le scorribande,
gli scippi e la violenza in perfetto stile "Arancia Meccanica" perpetrata ai
danni d'un innocuo signore vestito da Babbo Natale ci introducono da subito nel
mondo sadico de "Il fusto" e "Il grasso", il duo di teppisti interpretato in
maniera ottima dal sempre bravissimo ed allora quasi esordiente Flavio Bucci
(oggi attore teatrale di grande spessore, ieri interprete di cult come
"Suspiria") e da Gianfranco De Grassi. La camera poi stacca all'interno d'una
casa accogliente, un nido sicuro dove entra in gioco il secondo "polo" del
film: la borghesia ricca ed educata dipinta sui volti rilassati d'un medico di
fama, di due ragazze ben vestite e pulite ed in generale dalla ricchezza non
certo latente. E qui inizia l'allucinante viaggio che Lado impone agli occhi
dello spettatore... "L'ultimo treno della notte" è pronto a percorrere
la tratta ferroviaria che porta i protagonisti da Innsbruck a Verona. I due
reietti dopo l'ennesimo colpo salgono sul treno, le due borghesi angeliche
(Laura D'Angelo ed Irene Miracle) pure ed i loro destini si incrociano in un
ameno scompartimento dove farà la sua comparsa anche la nuova figura
della borghesia ricca (la Signora Perbene interpretata da Macha Merrill) che
prima si piega alla violenza e successivamente mette in evidenza la sua
lussuria guidando Bucci e Grassi nel delirante percorso di sevizie che
subiranno la Di Lazzaro e la Miracle.
E Lado non risparmia niente in fatto di violenza mostrando
tutti i particolari con dovizia e mano sapiente fino al tremendo doppio finale:
quello del viaggio e quello dei 2 teppisti! Insomma, non c'è che dire,
se siete in cerca d'un film ben diretto ed onesto, "L'ultimo treno della notte"
è un capitolo della filmografia di Lado da non perdere assolutamente,
forte anche d'un cast di prima qualità. Concludiamo questa
breve retrospettiva introducendo la chiave di lettura
che lo stesso Lado ha dato al film: - La borghesia, impersonificata dalla
Signora Perbene e dal Professore (Enrico Maria Salerno) rappresenta quel potere
che si serve biecamente dell'emarginazione (Bucci e De Grassi) per poi
attribuire ad essa ogni colpa e venirne fuori con le mani pulite. In questo sta
il senso d'una delle inquadrature finali in cui, appunto, la Signora Perbene
abbassa la veletta del suo cappellino.
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