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SILENT HILL


 
Titolo originale:  Silent Hill
Produzione:  Jap/USA/Fra, 2006
Regia:  Christophe Gans
Cast:   Radha Mitchell, Laurie Holden, Sean Bean, Deborah Kara Unger
 

Rose è decisa a scoprire se il sonnambulismo associato ai sogni ricorrenti della figlioletta Sharon è in qualche modo legato al suo passato. Sharon infatti non è sua figlia, o almeno, non lo è sempre stata, ma dal momento stesso in cui la vide per la prima volta all’ orfanotrofio le fu chiaro che quella sarebbe stata a tutti gli effetti la sua bambina. Decisa a far luce sul suo passato si mette in viaggio per la West Virginia per raggiungere Silent Hill, la misteriosa cittadina oggetto dei sogni di Sharon che è diventata zona chiusa all’accesso da quando, qualche anno prima, la miniera di carbone era andata a fuoco rendendo l’aria della città irrespirabile. Oltre a questo ci si metterà anche un’agente alquanto decisa che vuole impedirle di oltrepassare le recinzioni che circondano la zona proibita.

La donna, nell’intento di seminare la poliziotta, guidando a tutta velocità nella pivosissima notte, cercando di evitare quella che le sembra una bambina spuntata all’improvviso in mezzo alla strada, sbanda e batte la testa perdendo i sensi. Al suo risveglio Sharon è sparita e Rose si mette a vagare per la città costantemente sotto una pioggia di cenere bianca che sembra neve. A un certo punto però si sente suonare una sirena in lontananza e sulla città calano le tenebre… Il film ha un ritmo piuttosto lento che ben si sposa con le ambientazioni dark e claustrofobiche anche se la trama è piuttosto banale e la sceneggiatura finisce col complicarsi al punto da costringere il regista a risolvere il tutto ricorrendo ad una lunga spiegazione finale affidata ai protagonisti. L’aspetto veramente degno di nota di questa pellicola è il bellissimo impianto scenografico-visivo costituito da ambientazioni angoscianti e presenze surreali di grande impatto.

Nella piccola cittadina lo scorrere del tempo è scandito dall’alternarsi di due realtà contrapposte, l’una governata da una onnipresente nebbia e da ceneri che piovono dolcemente dal cielo, elementi che conferiscono al paesaggio un aspetto etereo e confortante. Nell’altra invece dominano le tenebre che avvolgono tutto con le loro spire infette dal male. Questa suddivisione in diversi piani del racconto crea già un alternarsi di suspence e calma irreale molto efficace nell’economia della narrazione, ma ciò che affascina lo spettatore è che Silent Hill sembra un girone dantesco popolato di insetti e creature sublimamente malvagie. A tale proposito una citazione particolare la meritano sia il crudele Pyramid Head che se ne va in giro nell’oscurità portandosi dietro la propria pesante testa piramidale e brandendo una enorme mannaia arrugginita circondato da un vero e proprio esercito di blatte giganti dall’aria per niente amichevole, sia i cadaveri che si muovono attirati dalla luce che si muovono in un modo che ricorda da vicino quello dei ballerini di un macabro musical protagonisti di una scena di grandissimo effetto.

Se da un lato il Roger Avary di Pulp Fiction fallisce miseramente con la sua sceneggiatura che si preoccupa di trovare una morale sulla cattiveria umana che finisce per stonare con la logica del film, dall’altro il regista Christophe Gans conferma di essere in possesso di buoni mezzi tecnici per girare questo genere di film oltre che idee molto chiare su quali sono i punti fondamentali di un horror, almeno dal punto di vista visivo.

 
Stilgar


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