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SHEITAN


 
Titolo originale:  Sheitan
Produzione:  Francia, 2006
Regia:  Kim Chapiron
Cast:  Vincent Cassel, Olivier Bartélémy, Roxane Mesquida, Nico Le Phat Tan
 

Titolo affascinante, cast pericoloso, regista sconosciuto… nazionalità invitante. “Sheitan” è un teen-horror…francese. E questo vuol dire tutto e niente. Non è affatto facile estrapolare una sinossi da questo film. Un gruppo di ragazzi, dopo una notte brava in discoteca si ritrova a dover fronteggiare la follia di una famiglia, “prigioniero” in una casa sperduta tra le campagne francesi…ma anche questo non vuol dire nulla. Estremizzando la sintesi, il film di Chapiron rappresenta il contrapporsi di due universi diametralmente opposti ma separati solo da pochi chilometri d’asfalto: la metropoli e il suo alter ego. La periferia francese è, infatti, luogo di enorme ricchezza espressiva. Gli abitanti delle lande del nord transalpino sono tutti potenziali protagonisti di assurde (e quotidiane) vicende. Chiunque sia stato, almeno una volta, ospite in una fattoria della Francia del nord, potrebbe assicurare che Joseph (il folle fattore interpretato da Vincent Cassel) se si aggirasse davvero tra i boschi della bretagna passerebbe del tutto inosservato. Il film ruota attorno ad un robusto perno centrale costituito dall’istrionico Cassel. E’ interessante sottolineare come la figura del cattivo di turno non incarni, stavolta, un folle omicida che spezzetta, tagliuzza e viviseziona giovani malcapitati (per la gioia dei nostri palati sopraffini) vittima inerme delle proprie turbe psichiche.

Jospeh è l’incarnazione del male classico, che lo si voglia chiamare Demone, Lucifero, Satana o (appunto) Sheitan, poco importa. Ciò che conta è come Cassel sia riuscito, in maniera impeccabile, a racchiudere all’interno del suo personaggio follia, sadismo, determinazione, ambiguità ed ironia. Dando vita ad uno dei personaggi cinematografici più inquietanti degli ultimi anni. Finalmente non un cieco disegno malefico, ma un (altrettanto malefico) progetto logico curato nei minimi dettagli. Grazie a tale linea narrativa, si evita così il rischio di precipitare nella banalità più bieca e di proporre cose già viste e riviste. In Sheitan si respira il male (dal primo all’ultimo fotogramma), lo si vede crescere fino ad esplodere in un finale che racchiude perle di genialità. I momenti di grande interesse sono molteplici, ma su tutti vorrei segnalarvi gli impattanti minuti iniziali ed un’interessante discussione teologica durante la cena della vigilia di natale, presidiata dallo sguardo satanico (da incorniciare e conservare gelosamente) di Jospeh. La regia è altalenante, regalando momenti di pregevole fattura a passaggi da pura fiction televisiva. Un contrasto tale da apparire come studiato e (tutto sommato) piacevole, in quanto l’intera vicenda vive di dicotomie culturali, sociali, ideologiche, sentimentali e dunque anche stilistiche.

La fotografia si ritaglia uno spazio dignitoso senza fagocitare le dimensioni circostanti. Tutti gli attori offrono una prova di buon livello, riuscendo a mantenere accesi i contrasti voluti e narrati dal regista. La colonna sonora, una volta tanto, non è puro commento musicale, ma interagisce continuamente con la storia, integrandosi perfettamente con la grammatica del film. “Sheitan” è custode di verità e ribadisce dei concetti che ogni buon cinefilo si porta dentro: i francesi sanno fare cinema, non hanno paura di osare e riescono a rendere “autoriale” qualunque cosa facciano (bella o brutta che sia); Vincent Cassel è un grandissimo attore e quando riesce a liberarsi dall’ombra di ingombranti produzioni (qui è lui stesso il produttore) la sua recitazione a ruota libera coinvolge lo spettatore fino a stordirlo; il ruolo perfetto per Monica Bellucci è apparire in una sequenza di tre secondi mentre si ciuccia un dito gemendo… Tra i titoli di coda fa capolino un fotogramma (porno) subliminale, da mettere in pausa e godere per capire meglio lo spirito di questo film.

“Sheitan” è uno dei pochi prodotti, con ragazzini insidiati da maniaci, davvero originale. Mai noioso ed imprevedibile fino alla fine. Il pregio più grande di Kim Chapiron è quello di essere riuscito a mantenere coerenti le promesse iniziali, senza mai dover far ricorso a esagerati effetti speciali o a chissà quale entità soprannaturale. “Sheitan” è davvero un ottimo film ravvivato dalla personale freschezza di un giovane regista e dall’interpretazione malsana e disturbante di un enorme Vincent Cassel.

 
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