Immenso Buttgereit! Dopo
Nekromantik e Der Todesking, il prode regista teutonico (spalleggiato
come di consueto dall'inseparabile produttore Manfred O. Jelinski) ci
delizia con una nuova perla d'avanguardismo cinematografico, un concentrato
inenarrabile di follia e tristezza che, ne sono sicuro, non mancherà di
colpirvi direttamente al cuore. La trama serpeggia malefica tra i lugubri
ambienti della degradata (nonchè degenerata) quotidianità di
Schramm, un omuncolo apparentemente innocuo ed insignificante dentro il
quale alberga un incontrastato oceano di perversione. Difficile esplicare il
vastissimo caleidoscopio di emozioni che il cineasta tedesco riesce ad
infondere in poco più di un'ora di pellicola (settantacinque minuti, per
l'esattezza), difficile rendere giustizia in poche righe a quest'accurata
analisi d'una mente traviata e distorta, e, ancor di più, è
difficile nominare senza imbarazzo le più atroci bassezze sessuali a cui
si assiste durante questo allucinante viaggio nei meandri d'un'odierna pazzia
sin troppo verosimile. Schramm è un debole, un fragilissimo
spirito nero, un triste individuo animato da puro, terrificante e fanciullesco
odio; assolutamente da brividi.
Trovando supponente e delittuoso il tentativo di
tracciare uno schema psicologico dell'opera, preannuncio che non mi
soffermerò sui frequentissimi (ed azzeccatissimi) simbolismi del film;
ognuno li vivrà con l'intensità ed il significato che più
riterrà opportuno. Indispensabile trovo invece elargire note di plauso
agli attori (Florian Koerner Von Gustorf-Schramm e Monika M.-la
prostituta della porta accanto), alla stupenda colonna sonora di Max Muller
e Gundula Schmitz ed agli efficacissimi effetti speciali di Michael
Romahn. Schramm, pur non raggiungendo i livelli di
Nekromantik, si conferma comunque come una delle migliori opere del buon
"Jorg di Germania" (seguita a ruota da Der Todesking) e si eleva
ad assoluti livelli di magnificenza. Se non mi credete guardate la scena
dell'omicidio dei testimoni di Jehovah e v'accorgerete di trovarvi di
fronte ad una delle sequenze più dure e feroci (più per i
contenuti che per le immagini) dell'intera cinematografia moderna.
Poche scuse: ci troviamo di fronte ad un
geniale, commovente, realistico e nauseante ritratto di serial-killer.
Se siete stanchi di falsi psichiatri cannibali ed assassini all'acqua di rose
non lasicatevi sfuggire questo film; anche se alla prima visione vi
parrà ostico ed eccessivamente criptico non datevi pervinti: perseverate
e scoprirete uno scrigno colmo di dolore e sofferenza davvero struggente e
prezioso.
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