Il folle genio di Dan O'Bannon partorisce
una pellicola straordinaria sul mito degli zombi. Proprio nello stesso anno i
cui Romero si appresta a concludere la sua angosciante trilogia sui morti
viventi, il "Ritorno dei morti viventi" si propone di svecchiare le carcasse
putrescenti dei ritornanti, dandone una personalissima rilettura che rimane
sospesa tra parodia e denuncia politica. Fin dal titolo appare chiaro l'intento
del regista: gli zombi hanno già invaso gli schermi cinematografici, ma
ciò che finora non é stato rivelato agli spettatori é la
verità sulla loro natura. Se la visione nichilistica di Romero aveva
contribuito a turbare i sogni degli ignari spettatori, é anche vero che
il buon George lasciava un barlume di speranza, non sociale, ma individuale. E'
possibile lottare, sopravvire... anche se tale sopravvivenza appare
irreversibilmente fittizia. O'Bannon non propone vie d'uscita, ciò che a
Romero era stato impedito rivelare (secondo uno dei protagonisti del film)
é proprio questa terribile verità. La Trioxina, Il defogliante
chimico partorito dai laboratori militari americani, ha un piccolo effetto
collaterale...fa resuscitare i cadaveri.
Questi zombi però hanno poco a che
vedere con i cugini romeriani: Sono mossi dal primordiale istinto di nutrirsi,
ma gradiscono solo il cervello delle loro vittime, le caratteristiche movenze
impacciate e rallentate sono sostituite da scatti felini e agilità
atletica, il perenne stato inebetito e l'assoluta mancanza di una coscienza
sono soppiantate dall'intelligenza strategica del predatore e dalla
consapevolezza di avere uno scopo... infine la chicca, sono assolutamente
indistruttibili, non esiste un metodo per sbarazzarsene e non provate mai a
bruciarne i corpi perché sarebbe peggio. Insomma una perfetta macchina
da guerra, custodita gelosamente dall'esercito. In questo si può notare
un'altra differenza con la trilogia di Romero. I suoi zombi sembrano emergere
dal marciume di un'intera società con l'intento di spazzarla via, quelli
di O'Bannon sono un prodotto di laboratorio, sono creati, protetti e custoditi
volontariamente dall'uomo.
I militari vengono dipinti, non come degli
stupidi sopravvissuti (di romeriana memoria) che non si rendono conto (o a cui
non interessa molto) ciò che accade intorno, ma come dei moderni
templari capaci di ogni atrocità pur di celare i loro segreti. Queste
caratteristiche potrebbero far apparire "Il ritorno dei morti viventi" come un
film di collocazione "socio-politica", ed in effetti lo è, ma non
é semplicemente questo perché la vena ironica voluta dal suo
creatore fa di questa pellicola una sorta di "Dr. Stranamore" dell'intera
filmografia sugli zombi. Non un altro film sui morti viventi, dunque, ma un
filone a parte, il primo di una trilogia che si sviluppa autonomamente ed in
direzione parallella, non convergente, a quella romeriana.
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