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REAZIONE A CATENA


 
Titolo originale:  Reazione a catena
Produzione:  Italia, 1971
Regia:  Mario Bava
Cast:  Claudine Auger, Luigi Pistilli, Claudio Camaso, Anna Maria Rosati
 


Una vecchia signora sulla sedia a rotella si aggira fra le buie stanze della sua casa, attraversa una porta ed una mano impugnante un cappio la attende. In poco tempo la donna è impiccata e la telecamera sale fino a scoprire il volto dell'assassino, che immediatamente si strasforma in vittima sotto i colpi feroci sferrati con un paio di forbici. Il volto di questo nuovo assassino ci è nascosto. Questo è l'incipit di Reazione a catena - Ecologia del delitto, splendido film di Mario Bava datato 1971; in questo feroce inizio è contenuto, anticipato, il succo del film. Questo inzio in thriller-style è molto fuorviante, infatti il film proseguirà con omicidi a ripetizione, in perfetto stile slasher-movie, perdendo la concezione di vittima e carnefice, fino a culminare con lo splendido, amarissimo finale... nessuno dei personaggi del film si salva, tutti muiono o vengono comunque segnati per tutta la vita. Tutti sono gli assassini e tutti sono le vittime, in un perfetto gioco ad incastro che si svolge intorno al possesso dell'eredità della prima vittima, quella palude che è l'unico scenario del film.

Attorno a questo acquitrino gravitano individui strani, che tuttavia avranno modo di trasformarsi in feroci assassini e/o finiranno vittime di truculenti omicidi. Gli omicidi sono quanto di più violento si sia mai visto in un thriller di quegli anni -ed anche adesso avrebbero da dire la loro-, non tralasciando nemmeno quello che diverrà un punto fermo del giallo all'italiana: quelle "mani guantate che impugnano lame" introdotte proprio da Bava in 6 donne per l'assassino e che faranno la fortuna di D. Argento, che molto deve a questi film. Ma le mani possono anche non essere guantate e le lame essere dei pennati da piantare allegramente fra gli occhi della vittima, senza lasciare troppo spazio alla fantasia dello spettatore, tanto per citare un esempio. Secondo le regole della commedia classica Bava ha mantenuto l'unità di luogo e la quasi-unità di tempo, tutto si brucia in poco tempo senza che nessuno irrompa nella Reazione a catena dei delitti con una investigazione; è vero, alcuni accenni ci sono, ma sono troppo sparuti e brevi e appresentano solo il preludio ad un nuovo scoppio di violenza. In un attimo le persone si tramutano in belve assassine pronte a scannarsi a vicenda, come dire che l'occasione fa l'uomo ladro, ed i protagonisti non se la lasciano certo scappare! Un ritmo sostenutissimo scandito da afferratezze, delitti a ripetizione, assassini che in breve tempo diventano vittime, perchè forse per depurare i malvagi bisogna ricominciare dal principio tramutandosi in mostri, oppure come cantavano i Sex Pistols, No one is innocent. Un film veramente superbo, permeato da un'ironia fuoria dal comune, che ribadisce la grandiosità di questo regista misconosciuto nella sua patria.


 
Dr. Mephisto Hadeser


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