Una vecchia signora sulla sedia a rotella si aggira fra le buie
stanze della sua casa, at traversa una porta ed una mano impugnante
un cappio la attende. In poco tempo la donna è impiccata e la telecamera
sale fino a scoprire il volto dell'assassino, che immediatamente si strasforma
in vittima sotto i colpi feroci sferrati con un paio di forbici. Il volto di
questo nuovo assassino ci è nascosto. Questo è l'incipit di
Reazione a catena - Ecologia del delitto, splendido film di Mario Bava datato
1971; in questo feroce inizio è contenuto, anticipato, il succo del
film. Questo inzio in thriller-style è molto fuorviante, infatti il film
proseguirà con omicidi a ripetizione, in perfetto stile slasher-movie,
perdendo la concezione di vittima e carnefice, fino a culminare con lo
splendido, amarissimo finale... nessuno dei personaggi del film si salva, tutti
muiono o vengono comunque segnati per tutta la vita. Tutti sono gli assassini e
tutti sono le vittime, in un perfetto gioco ad incastro che si svolge intorno
al possesso dell'eredità della prima vittima, quella palude che è
l'unico scenario del film.
Attorno a questo acquitrino gravitano individui strani, che
tuttavia avranno modo di trasformarsi in feroci assassini e/o fini ranno vittime di truculenti omicidi. Gli omicidi sono
quanto di più violento si sia mai visto in un thriller di quegli anni
-ed anche adesso avrebbero da dire la loro-, non tralasciando nemmeno quello
che diverrà un punto fermo del giallo all'italiana: quelle "mani
guantate che impugnano lame" introdotte proprio da Bava in 6 donne per
l'assassino e che faranno la fortuna di D. Argento, che molto deve a questi
film. Ma le mani possono anche non essere guantate e le lame essere dei pennati
da piantare allegramente fra gli occhi della vittima, senza lasciare troppo
spazio alla fantasia dello spettatore, tanto per citare un esempio. Secondo le
regole della commedia classica Bava ha mantenuto l'unità di luogo e la
quasi-unità di tempo, tutto si brucia in poco tempo senza che nessuno
irrompa nella Reazione a catena dei delitti con una investigazione; è
vero, alcuni accenni ci sono, ma sono troppo sparuti e brevi e appresentano
solo il preludio ad un nuovo scoppio di violenza. In un attimo le persone si
tramutano in belve assassine pronte a scannarsi a vicenda, come dire che
l'occasione fa l'uomo ladro, ed i protagonisti non se la lasciano certo
scappare! Un ritmo sostenutissimo scandito da afferratezze, delitti a
ripetizione, assassini che in breve tempo diventano vittime, perchè
forse per depurare i malvagi bisogna ricominciare dal principio tramutandosi in
mostri, oppure come cantavano i Sex Pistols, No one is innocent. Un film
veramente superbo, permeato da un'ironia fuoria dal comune, che ribadisce la
grandiosità di questo regista misconosciuto nella sua patria.
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