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NOSFERATU


 
Titolo originale:  Nosferatu, eine Symphonie des Grauens
Produzione:  Germania, 1922
Regia:  F. W. Murnau
Cast:  Max Schreck, Gustav von Wangenheim, Greta Schröder, John Gottowt
 

Sebbene sia conosciuto come il primo film a tema vampirico, il “Nosferatu” di Murnau risulta, effettivamente, il 29° ad occuparsi di questo argomento. Il primo film in cui è possibile riscontrare tracce di queste creature risale addirittura al 1896 ed é “Le manoir du diable” di G. Melies, una lunga serie di film minori (quasi tutti europei) precede la pellicola del genio tedesco, tra esse vale la pena ricordare “Lilith und Ly” di Fritz Lang, film purtroppo andato perduto. “Nosferatu” ha un’importanza eccezionale per un duplice motivo.
1) Da un punto di vista filmografico rappresenta il punto di svolta dell’espressionismo tedesco, infatti, benché figlio del manifesto cinematografico di questo movimento (Il gabinetto del dr. Caligari di Weine), l’opera di Murnau riesce ad estraniarsi dai dettami di uno “stile”, senza stravolgerne le radici. Il regista abbandona le scenografie pittoriche per ambientare la vicenda in esterni (prerogativa del cinema svedese dell’epoca) ed inserisce degli effetti speciali “impressionanti” per l’epoca.
2) Si delinea la figura del Vampiro, si tracciano i connotati (fisici e caratteriali) di ciò che diventerà, nel corso degli anni, l’icona cinematografica per eccellenza del Male, della tentazione, dell’eros e della morte.

Il Mito del Vampiro prende forma, materializzando nell’atto della suzione del sangue lo spirito stesso del demone, della dannazione. Pur non essendo il primo film del genere, Nosferatu é il primo film ispirato al romanzo di Bram Stoker, Murnau però non ottenne (a dire la verità neanche si prese cura di chiederli) i diritti sul romanzo, così fu costretto a trovare degli “espedienti” per evitare problemi con gli eredi dello scrittore. A parte piccole variazioni sulla vicenda (la quasi totale eliminazione della figura di Van Helsing) e soprattutto sui nomi dei protagonisti (il conte Dracula diventa il conte Orlok), la storia é abbastanza fedele all’originale; tanto da spingere la vedova Stoker ad intentare causa a Murnau...vincendola, per sentenza del tribunale fu deciso che tutte le copie del film andassero al macero, solo un miracolo (o la magnanimità di qualche addetto all’operazione di distruzione) ci ha reso possibile vedere il film ancora oggi. Sul protagonista (Max Schreck) sono nate parecchie leggende, quella di matrice fantastica (ripresa dal film di Elias Merhige, “L’ombra del vampiro”) vuole che Schreck fosse un vero Vampiro e che le scene in cui appariva venissero, proprio per questo, girate esclusivamente di notte.

La più attendibile invece narra che, seppur presente nei titoli del film, Max Schreck non abbia mai calpestato il set del film e che Nosferatu sia stato impersonato dallo stesso Murnau. Il cinema di Muranu presenta una costante tematica: il conflitto tra bene e male, la forza “malvagia” del destino, l’amore come unica via di salvezza. Nosferatu é anche questo, ma non solo. La critica ufficiale vede nell’opera del regista tedesco una chiara rappresentazione delle paure di un’Europa che avverte sempre più nitide le “ombre” del nazismo e del fascismo, una minaccia incontrollabile e dilagante (rappresentata come la peste), il male allo stato puro contro cui neanche la razionalità degli uomini (Van Helsing) può far nulla. Questa interpretazione del film, seppur di grande valore morale, potrebbe rappresentare un limite oggettivo all’opera di Murnau, probabilmente tale interpretazione risulta più idonea per un altro film, un film americano che segue di un anno “Nosferatu”: “Il Gobbo di notre dame”. Murnau è più introspettivo, un viaggiatore dell’anima, un esploratore dei conflitti interiori. In quest’ottica il Vampiro diventa la parte “marcia” di ognuno di noi, quella mossa dal desiderio, quella che non si fa scrupoli, quella che miete vittime, senza essere intaccata da nulla, se non dalla potenza distruttiva delle proprie voglie. Il conte Orlok viene distrutto dal proprio desiderio, da ciò che potrebbe apparire come amore, ma che non lo é affatto, o meglio non lo é secondo le “umane” conoscenze.

Sentimento che verrà in seguito “umanizzato” prima, (sottilmente)da Browning, dopo,(scelleratamente)da Coppola. Il viaggio di Hutter (il Jonathan Harker della versione stokeriana), volutamente interminabile, è una chiara metafora del tormento interiore, fatto di visioni oniriche, paure, speranze. L’amore alla fine trionferà, ma sarà un amore “sporco”, il sacrificio di una vergine, per il bene di tutti...una sorta di rituale ancestrale, fatto di violenza e morte. Un agnello sacrificale sgozzato sull’altare del bene comune. Un prezzo da pagare, più che una gesto d’amore. Le ombre, gli esterni, il viaggio in nave, la peste, la famosa sequenza della corsa in carrozza girata in negativo per rendere l’atmosfera più spettrale, sono solo alcuni degli elementi di discussione, più volte ripresi dalla critica “convenzionale”, mentre una “stranezza” quasi totalmente ignorata merita un cenno d’attenzione. Nella sequenza finale, mentre il canto del gallo annuncia la nascita del nuovo giorno e la conseguente fine del Male...per un istante Il Conte Orlok si riflette nello specchio che si trova di fianco al letto... Questo particolare induce un attento spettatore a pensare. Potrebbe trattarsi di un semplice errore da parte di Murnau...uno dei primi bloopers della storia del cinema...ma ripensando alla figura di questo regista, della sua naturale tendenza alla “perfezione”, al suo desiderio di creare un‘opera d’arte più che un film... risulta davvero difficile credere ad un errore di distrazione. Più attendibile l’ipotesi che Murnau abbia volutamente fatto vedere l’immagine riflessa del vampiro.

Da un punto di vista interpretativo, questo gesto potrebbe seguire un iter ben definito: Il Male sta per morire, sta per essere sconfitto, proprio nel momento in cui prende atto della sua fine, perde la sua natura di creatura fantastica, umanizzandosi...riflettendosi nello specchio...una doppia vittoria del bene, la distruzione del male e la riconciliazione della parte oscura (demoniaca) dell’anima con il suo contrapposto umano. Da un punto di vista meno filosofico, ben più spicciolo... non è totalmente da escludere il fatto che, Murnau per ovviare (inutilmente) alle probabili denunce di plagio, abbia trovato come espediente quello di dare al suo Dracula una caratteristica che lo differenziasse totalmente da quello stokeriano... cioè l’immagine nello specchio...


 
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