Quando un film ironizza molto sulla propria condizione di trash-movie compiacendosene e spinge la narrazione oltre i confini dell’assurdo al punto da assumere un forte impatto comunicativo ed azzardare persino una sinuosa critica sociale (“Street Trash” insegna), lo si può (di diritto) annoverare tra le “perle di una discarica”.
Identificare in un film horror di fresca uscita, delle similitudini con altre opere contemporanee diventa sempre più facile, ed in quest’ottica “Mucha Sangre” potrebbe considerarsi in bilico tra “Bad Taste” ed i tre “Re-animator” (soprattutto quelli di Yuzna), ricalcandone gli stilemi, la verve, la genuinità. Tuttavia sarebbe estremamente riduttivo legare a doppio filo “Mucha Sangre” con altre pellicole, volendosi imbarcare forzatamente in questa impresa (di dubbia utilità) il film di riferimento non può che essere “Killer klowns from outer space”. “Mucha Sangre” infatti ne condivide la genesi, lo spirito, in parte i temi nonché la folle colonna sonora.
A differenza dei succitati film e di altri loro ipotetici analoghi (come Shaun of the dead e Undead), “Mucha Sangre” ha una caratteristica che volge a suo favore: è latino, per cui la lieve inclinazione ironica, qui si trasforma in sfrenata comicità… a noi più affine.
D’altronde cosa ci si può aspettare da un film la cui tagline recita: “Accion, sexo e sobre todo sangre… mucha sangre”?
Esattamente ciò che promette… e le attese non vengono di certo tradite.
Il ritmo del film è infernale, per cisacuno degli 82 minuti di durata (ideale per prodotti di questo tipo), non si ha quasi mai il tempo di assaporare una scena, una gag od una trovata che si viene immediatamente travolti dalla successiva; il frenetico (ma mai incongruente) montaggio è farcito dalle note rock demenziali, in linea con lo stile del film, dei “Mojinos Escozios”, che contribuiscono a rendere “Mucha Sangre” un prodotto quantomeno originale; i personaggi sono dei veri e propri concentrati di surreale assurdità, le loro azioni sono pompate all’eccesso, improbabilmente imprevedibili, ma verosimilmente complementari ad una sceneggiatura per nulla fallace.
Da un plot piuttosto semplice Pepe de las Heras, si impegna a mettere in scena quanto di più assurdo e divertente si possa immaginare.
Un parassita alieno approdato in Spagna negli anni ’50 (con tanto di prologo in stile cinegiornale d’epoca) contamina gli umani impossessandosi dei loro corpi, con il solo scopo di controllare l’intero pianeta.
Verrebbe da pensare (ironicamente): “Originalissimo!!”, ed in effetti lo è.
Il parassita in questione nient’altri è se non un grosso pene, che tramite un capostipite alieno (Padre Area) sodomizza i maschi terrestri trasformandoli in una sorta di schiavi-zombi (dalla raffinata uniforme da moderni gangster con tanto di occhiali da sole) apparentemente indistruttibili. La palese misoginia di tale stirpe extraterrestre raggiunge l’apice nelle loro abitudini alimentari, sono infatti ghiotti di carne umana, esclusivamente femminile ed ovviamente putrefatta.
Solo questo basta a rendere “Mucha Sangre” delirante, ma a ciò si aggiunge un trio sui generis atto a contrastare l’invasione aliena, composto da due pericolosissimi evasi ed una donna presa da questi in ostaggio, in cui i ruoli si invertono continuamente.
Nel bailamme visivo di “Mucha Sangre”, la scena che meglio incarna questo sanguinario Helzapoppin è pressappoco la seguente:
interno notte. il nostro trio di eroi (in cui spicca la figura del cattivissimo “cortaojos”, letteralmente “cavaocchi”) cattura un esemplare di sodomita alieno (loro ex-amico) e nel tentativo di trovare un modo per distruggere questi, apparentemente invulnerabili, esseri, inizia una serie di indicibili torture, che culminano nella vivisezione della preda ad opera di una sega a motore.
Tutto sembra inutile, perché ad ogni mutilazione l’alieno si rigenera, sostituendo repentinamente la parte amputata. L’operazione viene interrotta, i tre sono totalmente coperti di sangue dalla testa a i piedi con gli abiti zuppi di emoglobina. Campo: la donna esordisce: “dovremmo darci una ripulita” ed estrae un pacco di kleenex distribuendone uno ai loro compagni che iniziano a ripulirsi la fronte. Controcampo: l’alieno-zombi incatenato ad un tavolo, ed anch’esso sporco di sangue, chiede: “Ce ne sarebbe uno anche per me?”. Campo: la donna risponde secca: “no”, i tre sono perfettamente lindi, con tanto di vestiti lavati e stirati e con ancora in mano il loro bravo kleenex macchiato di sangue.
Il film propone una serie molteplice di spunti di riflessione sui cui soffermarsi, discutere, ma anche da (psico)analizzare.
Il tono particolarmente comico di “Mucha Sangre” tende a scemare una serie di evidenti critiche (sociali) che altrimenti diverrebbero ferocissime: sessismo, ordine pubblico, degrado sociale e ambientale, razzismo, indifferenza, ipocrisia e non ultima la simbiosi manicheista nel gruppo dedito alla lotta per salvare il pianeta… insomma il film è un vero e proprio vaso di pandora, aperto il quale si viene investiti da un uragano di sensazioni.
“Mucha Sangre” dal punto di vista tecnico raggiunge livelli assolutamente dignitosi, la regia “flessibile” bene si adatta con la scoppiettante sceneggiatura, ritagliandosi piccoli spazi dedicati a “sporchi” virtuosismi, come la soggettiva di una pisciata con tanto di campo/controcampo tra water e origine della suddetta, o l’euforica danza (in rallenty) di un’insanguinata motosega a ritmo de “l’inno alla gioia” di Beethoven (omaggio ad “Arancia Meccanica”?).
Film indipendente, opera prima (e finora unica) di Pepe de las Heras, una colonna sonora rock originale, veloce, ricco di comicità, sagace ironia e non meno importante grondante sangue. Insomma “Mucha Sangre” non sembra proprio presentare dei difetti (in rapporto al tipo di prodotto), forse l’unica pecca è la mancata distribuzione in Italia, per cui lo si trova solo in lingua originale.
Un consiglio a tutti coloro che volessero avventurarsi alla visione di questo film. Come dice il pazzo che appare all’inizio ed alla fine del film correndo con una mano a pararsi le terga: “Salvatevi il culo!”.
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