L'allucinante perversità della trama è sicuramente
l'arma in più di questo film diretto da Lamberto Bava, scritto a quattro
mani con Pupi Avati e prodotto dal fratello del regista bolognese Antonio
Avati. Da considerarsi un prodotto di spicco della filmografia horror italiana,
in quanto miscela perfettamente orrore, agonia e una pazzia ai limiti della
realtà che però non sfocia mai nel ridicolo. La vicenda narra di
una madre solita ad incontrarsi con l'amante ovviamente all'insaputa dei figli
di cui se ne sbarazza ogni volta raccontando loro delle bazzecole,
finché
la figlia maggiore non se ne accorge
.
La regia è ottima, a mio avviso la migliore in
cui si sia cimentato il nostro Lamberto, il film infatti piacque molto al
padre, il grande Mario, che purtroppo ci lasciò poco dopo l'esordio alla
regia del figlio. Probabilmente la cosa più sconcertante che fa
rammentare questa pellicola è il fatto che sia basata su una storia vera
(che tra l'altro rispecchia fedelmente tranne, ovviamente nel grottesco finale)
buone anche alcune scene splatter come quella dell'incidente automobilistico
dell'amante e, appunto l'orrendo finale, ma come già detto è la
trama che fa la differenza, talvolta si ha quasi l'impressione di guardare una
favola nera piuttosto che un film merito della struttura narrativa veramente
pregevole.
Il film uscì nel 1980 (anno
particolarmente fortunato per il cinema horror, ricordiamo tra gli altri
Inferno di D. Argento, Maniac di W Lustig e Zombie di G Romero) e fu
considerato dalla critica di allora uno shock-movie non tanto per le scene
crude (come spesso accadeva) ma per il contenuto altamente antimoralista e
privo di qualsiasi insegnamento razionale e inserì ufficialmente
Lamberto Bava nella lista dei cosiddetti registi "maledetti" dove sembrò
essere a proprio agio visto che 3 anni dopo uscì "la casa con la scala
nel buio" un ottimo thriller violento vagamente ispirato a Psycho (nel
personaggio dell'assassino). Poi però fece davvero poco, qualche trash
abominevole tipo "a cena col vampiro" salvandosi solo con "le foto di Gioia"
prima di passare alle serie per la tv.
Ultimamente comunque pare proprio che Bava abbia deciso
(finalmente!) di tornare al genere che gli ha dato la popolarità con "il
bambino che parlava ai morti" dove speriamo, ci possa riportare ai fasti di
"Macabro".
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