Domani potrebbe essere davvero un altro giorno.
Non sempre questo grido di speranza racchiude valenze necessariamente positive.
La disperata fuga da un mondo tappezzato di solitudine e indifferenza, potrebbe anche svelare un inferno peggiore di quello da cui si proviene.
In una società “globalizzata”, in cui il valore delle persone si misura in base alla “popolarità” delle stesse ed in cui lo stato de “l’apparire” ha ormai soppiantato la condizione de “l’essere”, Piero Cannata ci propone, cinico, un breve estratto di estremizzata voglia di integrazione.
Una lucida follia “giustificata” da anni di aspettative mancate, delusioni, da un rancore covato per troppo tempo e sfociato in una violenta voglia di rivincita, di vendetta.
L’esasperazione filmica di una realtà quotidiana che nasconde, sempre più spesso, orrori capaci di superare in atrocità quelli generati dalla mente di un regista.
Piero Cannata dimostra, come sempre, di saper confezionare un buon prodotto a budget zero.
Tramite alcuni ingegnosi ed abili stratagemmi registici, una buona fotografia in interni, le musiche originali di Valeria D’Anna e sostenuto dall’ottima recitazione di Maria Luce Bondì, “Domani” non palesa per nulla la sua matrice amatoriale, incarnando la pura essenza del cortometraggio: sintesi, montaggio ritmato, finale a sorpresa.
L’esplorazione della realtà e dei suoi macabri risvolti, che rappresenta il tema portante della filmografia del regista palermitano, qui raggiunge, indubbiamente, uno dei punti più alti della sua produzione.
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