In una solitaria e rupestre periferia veneta, si consuma un crimine (hainoi) quotidiano, presagio, in questo caso, di qualcosa di molto più complesso che una routinaria indagine investigativa.
Con questo suo terzo lavoro, Michele Pastrello, definisce in maniera inequivocabile un suo “stile”.
Operazione sviluppata nel corso del tempo e adesso perfezionata. L’orrore (nel senso cinematografico del termine) inteso dal regista veneto nasce tra le mura domestiche per trovare la sua naturale incubatrice all’interno delle menti dei protagonisti. Una visione intimista della paura, mossa più da suggestioni che da effettive minacce reali. In questo (forse) Michele Pastrello, potrebbe apparire più cinico di quanto non sembri. Il virus del terrore è inoculato a livello celebrale e spesso catalizzato da disperazione e consapevolezza (o viceversa), rimandando ad una morte che sembra non risolversi come la fine di ogni cosa.
Ci fanno da cicerone in questo labirinto delle protagoniste “assolute”, donne che riempiono la scena dal primo all’ultimo fotogramma e che rivestono il dicotomico ruolo di vittima-carnefice (o viceversa).
In “32” queste tematiche vengono amplificate oltremodo, fino a far male, fino ad autoconsacrarsi, fino a rendere superfluo qualsiasi accenno di delucidazione. Emblematico come tra le poche parole pronunciate nei 29 minuti di visione, rimbombi assordante un “Perché?” iniziale. A rispondere sono le immagini, frammenti di vita rubati e rarefatti da una fotografia “sporca” quanto la vicenda narrata. Le risposte le si possono trovare nei punti di vista “naturali”, nelle inquadrature “sbilenche” negli oggetti di quotidiano incontro. “32” è un lavoro complesso, ponderato e come tale curato nei minimi dettagli dalla scrupolosa mano del regista.
La fotografia si integra alla perfezione con le sensazioni e le emozioni, esaltandone la percezione senza mai eccedere in superflui estetismi. Il tema portante (scritto ed eseguito dallo stesso Pastrello) cadenza i ritmi, esposti quasi in tempo reale, della vicenda sussurrando l’ intuibile metafora. Eleonora Bolla, la giovanissima ed esordiente protagonista, sviluppa in maniera egregia l’impegnativo compito di trait d’union tra la sfera emotiva e quella razionale, grazie ad una pregevole padronanza espressiva ed un flebile rivolo emozionale capace di conferire al suo personaggio un ‘aura di inquieto realismo.
Da lodare la maniera in cui Michele Pastrello abbia deciso di trattare l’aspetto politico della vicenda, niente proclami o dictat, ma eleganti e accennati richiami che fanno da eco all’urlo rabbioso che, si sottintenda, accompagni l’intero film.
“32” è un lavoro esteticamente e contenutisticamente curato e di grande valore, che rende onore all’oscuro universo (parallelo) del cinema indipendente italiano.
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