Il cinema giapponese rappresenta un prodotto
qualitativamente eccezionale, ma di difficile esportazione. Il loro senso della
morale é lontano anni luce da quello occidentale. Ciò che per noi
é difficile da capire ed accettare per loro costituisce la
normalità. La poetica del dolore, fisico e spirituale. Peace, love,
violence and sex. Questa la formula segreta di Takeshi Miike. Il regista
giapponese (osannato in patria e pressoché sconosciuto da noi) basa la
sua cinematografia su unequazione elementare: se luomo è il
ricettacolo di ogni tipo di emozione, dalla più pura alla più
perversa, perché non deve esserlo anche il cinema? La regia di Miike
é esplosiva, concitata, ricca di inquadrature originali ed evocative.
Per capire cosa sia Ichi the killer vi racconto le prime scene.
Esterno notte, pioggia battente. Un giovane, che
vediamo solo di spalle, (Ichi Koroshiya) assiste da una finestra allo stupro di
una prostituta da parte del suo protettore. Interno. La violenza è
spietata, la donna viene prima picchiata selvaggiamente, poi con il volto
tumefatto e sanguinante, stuprata. Luomo mentre abusa della sua vittima
viene distolto da un rumore che proviene dallesterno. Si avvicina alla
porta-finestra, la apre. Nessuno. Il suo sguardo viene attratto da qualcosa che
si trova ai suoi piedi. Stacco. Primo piano di un vaso, sulle foglie della
pianta ci sono tracce di sperma. Primissimo piano. La mdp segue una goccia che
si stacca dalla foglia e cade sul terreno. Immagine fissa di una pozza di
sperma
dopo pochi secondi dalla viscosa massa
si erge in rilievo il
titolo del film
in caratteri giapponesi
of course. Raccontare i
129min del film è davvero arduo, troppe cose da ricordare e da
scrivere
pensate solo che quello che vi ho appena descritto dura appena
2min! Tutto il film si concentra sul dolore. Inferto, subito, fisico,
psicologico
poco importa.
Il punto fondamentale è un altro: il piacere è legato
al dolore. Vittima e carnefice si scambiano continuamente di ruolo,
confondendo, affascinando. Torture di ogni tipo, con primissimi piani di carni
squarciate, sangue, interiora, arti amputati,
mutilazioni
.mmm
nessuno viene risparmiato. Buoni, cattivi, donne,
bambini, subiscono tutti la stessa medesima sorte. Con tutto ciò il film
per i giapponesi è un Action-movie, perché in effetti non provoca
paura. Inoltre la loro naturale capacità di autoironia (molto sottile
per noi europei) rende il film a tratti spassosissimo. Divertente, spesso
eccessivo, insostenibile, serio e malinconico, spietato. Insomma la cultura
giapponese in tutto il suo splendore. Nonostante il film sia intitolato ad Ichi
(Koroshiya 1, famoso manga giapponese), il vero protagonista é kakihara,
boss della yakuza con la passione per il sado-maso ed esperto in torture ed
auto punizioni. Spettacolari i tagli sulle guance tenuti chiusi da due cerchi
metallici in prossimità delle labbra...ogni volta che Kakihara fuma, il
fumo gli esce da questi tagli sulle guance.
Una considerazione tecnica. Il film, nonostante si
possa riconoscere una regia mai traballante o incerta
risulta
imperfetto, ma è una sensazione piacevole. Sembra quasi che
Miike si preoccupi di lasciare tracce della sua incuranza stilistica, ma lo fa
in modo che ci si possa rendere conto di quanto leffetto sia voluto. La
colonna sonora è coinvolgente
segue ogni fotogramma del film, detta
i tempi del montaggio e spazia dalla musica industriale a quella tipica
giapponese. Il sonoro (ascoltato in lingua originale) fa capire (anche se la
lingua è incomprensibile) più del doppiaggio inglese, la
teatralità e la musicalità di questa lingua è davvero
sorpendente. Da vedere rigorosamente con i sottotitoli ed in lingua originale.
|