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ICHI THE KILLER


 
Titolo originale:  Koroshiya 1
Produzione:  Japan, 2001
Regia:  Takashi Miike
Cast:  Tadanobu Asano, Nao Omori, Shinya Tsukamoto, Paulyn Sun
 


Il cinema giapponese rappresenta un prodotto qualitativamente eccezionale, ma di difficile esportazione. Il loro senso della morale é lontano anni luce da quello occidentale. Ciò che per noi é difficile da capire ed accettare per loro costituisce la normalità. La poetica del dolore, fisico e spirituale. Peace, love, violence and sex. Questa la formula segreta di Takeshi Miike. Il regista giapponese (osannato in patria e pressoché sconosciuto da noi) basa la sua cinematografia su un’equazione elementare: se l’uomo è il ricettacolo di ogni tipo di emozione, dalla più pura alla più perversa, perché non deve esserlo anche il cinema? La regia di Miike é esplosiva, concitata, ricca di inquadrature originali ed evocative. Per capire cosa sia “Ichi the killer” vi racconto le prime scene.

Esterno notte, pioggia battente. Un giovane, che vediamo solo di spalle, (Ichi Koroshiya) assiste da una finestra allo stupro di una prostituta da parte del suo protettore. Interno. La violenza è spietata, la donna viene prima picchiata selvaggiamente, poi con il volto tumefatto e sanguinante, stuprata. L’uomo mentre abusa della sua vittima viene distolto da un rumore che proviene dall’esterno. Si avvicina alla porta-finestra, la apre. Nessuno. Il suo sguardo viene attratto da qualcosa che si trova ai suoi piedi. Stacco. Primo piano di un vaso, sulle foglie della pianta ci sono tracce di sperma. Primissimo piano. La mdp segue una goccia che si stacca dalla foglia e cade sul terreno. Immagine fissa di una pozza di sperma…dopo pochi secondi dalla viscosa massa…si erge in rilievo il titolo del film…in caratteri giapponesi…of course. Raccontare i 129min del film è davvero arduo, troppe cose da ricordare e da scrivere…pensate solo che quello che vi ho appena descritto dura appena 2min! Tutto il film si concentra sul dolore. Inferto, subito, fisico, psicologico…poco importa.

Il punto fondamentale è un altro: il piacere è legato al dolore. Vittima e carnefice si scambiano continuamente di ruolo, confondendo, affascinando. Torture di ogni tipo, con primissimi piani di carni squarciate, sangue, interiora, arti amputati, mutilazioni….mmm…nessuno viene risparmiato. Buoni, cattivi, donne, bambini, subiscono tutti la stessa medesima sorte. Con tutto ciò il film per i giapponesi è un Action-movie, perché in effetti non provoca paura. Inoltre la loro naturale capacità di autoironia (molto sottile per noi europei) rende il film a tratti spassosissimo. Divertente, spesso eccessivo, insostenibile, serio e malinconico, spietato. Insomma la cultura giapponese in tutto il suo splendore. Nonostante il film sia intitolato ad Ichi (Koroshiya 1, famoso manga giapponese), il vero protagonista é kakihara, boss della yakuza con la passione per il sado-maso ed esperto in torture ed auto punizioni. Spettacolari i tagli sulle guance tenuti chiusi da due cerchi metallici in prossimità delle labbra...ogni volta che Kakihara fuma, il fumo gli esce da questi tagli sulle guance.

Una considerazione tecnica. Il film, nonostante si possa riconoscere una regia mai traballante o incerta…risulta “imperfetto”, ma è una sensazione piacevole. Sembra quasi che Miike si preoccupi di lasciare tracce della sua incuranza stilistica, ma lo fa in modo che ci si possa rendere conto di quanto l’effetto sia voluto. La colonna sonora è coinvolgente…segue ogni fotogramma del film, detta i tempi del montaggio e spazia dalla musica industriale a quella tipica giapponese. Il sonoro (ascoltato in lingua originale) fa capire (anche se la lingua è incomprensibile) più del doppiaggio inglese, la teatralità e la musicalità di questa lingua è davvero sorpendente. Da vedere rigorosamente con i sottotitoli ed in lingua originale.


 
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