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DISTRETTO 13 - LE BRIGATE DELLA MORTE


 
Titolo originale:   Assault on Precinct 13
Produzione:  USA, 1976
Regia:  John Carpenter
Cast:   Austin Stoker, Darwin Joston, Laurie Zimmer, Martin West
 

 

Ci sono recensioni che andrebbero scritte in maniera didascalica, riempiendo un modulo pre stampato di frasi già fatte in cui basta inserire solo la variabile nome/titolo/data. Questo è il caso di quei prolifici, ed oserei azzardare fortunati, registi che nell'arco degli anni fra alti e bassi possono vantarsi di aver portato avanti i propri pargoli al grande pubblico. Uno di questi, come avrete capito, è lo stimato John Carpenter. E' forse uno dei pochi che provvisto di un pellicciotto sullo stomaco ha potuto, più o meno, produrre, sceneggiare, girare e creare pure colonne sonore per i suoi films. Probabilmente questo, oltre per un discorso artistico, gli è stato utile anche per risparmiare su qualche stipendio. Distretto 13, suo primo film, ha tutto quello che ci si potrebbe aspettare da Carpenter.

L'assedio, le forze oscure indefinite, un gruppo eterogeneo di assediati sfigati pronti a morire contrapposti ad altri destinati a vincere sempre e comunque anche solo armati di un accendino e delle loro emissioni di metano intestinali (scorregge insomma). Il Distretto 13 del titolo, perspicaci quali noi siamo, sarà la fort alamo di questa prima incursione nel mondo della celluloide. La trama a dirla tutta è solo un pretesto ma a dovere di cronaca: un Tenente di colore alla sua ultima giornata di servizio dovrà sostare presso il Distretto di prossima chiusura, dove conoscerà due segretarie anch'esse al loro ultimo giorno in quei lidi; un padre con figlioletta al seguito si perde nel quartiere per andare a trovare sua figlia; tre ergastolani devono essere scortati ad un carcere di massima sicurezza, ma strada facendo uno di loro s'ammala gravemente e una fermata al più vicino distretto è d'obbligo; quattro sbarbatelli appartenenti alla gang del rione fanno un giro di ronda finchè non si divertono sparacchiando qua e là.

Peccato che un paio di proiettili finiscono ad un gelataio (armato) e alla figlia del padre ramingo. Il padre non prendendola tanto sportivamente li seguirà e ne ammazzerà uno dei quattro. Quattro che poi vengono raggiunti dagli altri compagni, superando con una stima veloce superficiale circa il centinaio: tutti incazzati e desiderosi di fare la pelle a lui (il padre) e a quelli dentro al Distretto di polizia in cui va a rifuggiarsi. Superata la prima mezzora lenta come la digestione di una peperonata in pieno pomeriggio d'agosto a catania, e aver dispiegato le effimere vite degli sparuti protagonisti, l'azione entra nel vivo. E vai di sparatorie, morti preventivate, battute ad effetto che saranno germinali per tutti i Pliskin delle generazioni future e il lieto fine che tanto lieto poi non è stato mai. Ma meno peggio delle volte che saranno, a dirla tutta. Film godibile e indispensabile sia per i cultori del regista sia per chi vuole passare una serata estiva con una birra fredda e un po' d'azione dei bei tempi andati. In alternativa per i meno alcolizzati va benissimo una coca-cola ghiacciata.


 
Tabbo


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