Il terzo episodio della prima stagione vede dietro la macchina da presa un vero e proprio maestro dell’orrore: Tobe Hooper.
Diciamo che l’episodio da lui scelto non è esattamente quello che i più si aspettavano dal regista di “Non aprite quella porta”, molto probabile infatti che i fan del primo Hooper possano rimanere delusi da questo film.
DANCE OF THE DEAD ci narra di un mondo sconvolto dalla terza guerra mondiale, dove attacchi terroristici e nucleari hanno decimato la popolazione, lasciando i pochi superstiti in un mondo totalmente degradato e dominato dall’anarchia.
Le poche persone oneste rimaste vivono nel terrore costante delle bande di fuorilegge che cercano continuamente nuovo sangue da portare al gestore del “Doom Room”, un sinistro locale industrial punk dove l’attrazione principale è la terribile “Danza dei Morti”.
Come avrete capito la trama è abbastanza pregna di elementi, e risolvere tutto in 60 minuti rischia seriamente di confondere lo spettatore, per la prima mezz’ora infatti non sarà difficile accusare un senso di confusione, non riuscendo bene a capire dove il film voglia andare a parare.
La seconda parte, invece, chiarirà molte questioni e, oltre ad un finale di sicuro impatto visivo, regalerà alcuni spunti interessanti : La differenza tra buoni e cattivi non sarà poi cosi netta, e le persone cosiddette “perbene” forse hanno molti più scheletri nell’armadio dei “cattivi”.
Hooper dirige con uno stile inusuale per lui, il ritmo particolarmente veloce, il montaggio epilettico e la fotografia cupamente futuristica danno a questo episodio un tocco di classe in più.
Bravi gli interpreti, su tutti giganteggia Robert Englund (nel ruolo del proprietario del “Doom Room”), che regala al film un cattivo di grande personalità.
Molto più un film di fantascienza che un vero horror, DANCE OF THE DEAD non si affianca di certo ai migliori episodi della serie (CIGARETTE BURNS, HOMECOMING ed IMPRINT), ma di sicuro occupa un posto di tutto rispetto nell’ipotetica classifica finale della serie.
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