L’orda dei “ritornati” mortiviventi, in questa inarrestabile epidemia d’inizio millennio, si estende a macchia d’olio fino a valicare i confini della Repubblica Ceca che, pur non avendo (storicamente) un sostenuto background di genere, si cimenta nella produzione di questo zombies-movie con risultati altalenanti.
Premesso che siamo di fronte ad un prodotto curato dal punto di vista tecnico e che il giovane regista Marek Dobes, alle prese con il suo primo lungometraggio, riesce a dirigere senza grosse indecisioni un cast davvero valido, bisogna rimarcare quanto il bagaglio di buoni propositi iniziali di “Choking Hazard” sia stato in parte disatteso.
Marek Dobes, qui anche in veste di produttore per la sua “brutto film” (geniale!), ammette (senza nasconderlo) di essere debitore verso il cinema italiano di genere, di essere alle prese per la prima volta con la realizzazione di un film e di tentare la difficile combinazione tra horror e ironia. L’onesta intellettuale del regista è apprezzabile ma, se per l’aspetto tecnico-estetico l’operazione è (più o meno) riuscita, per quello narrativo lascia molto a desiderare.
E’ proprio la sceneggiatura, infatti, a rappresentare il punto debole del film.
Come la (quasi) totalità degli zombie-movies il plot di “Choking Hazard” segue il paradigma “gruppo-assedio” e tenta in tutti i modi di liberarsi dagli schemi classici giocando (pericolosamente) con humor nero, ventate di novità e invenzioni stilistiche.
La cosa più interessante del film è identificabile nell’accostamento del binomio “filosofia - zombi”, che ruota intorno alla simbiosi dualistica tra ragione e istinto al punto che il film viene scisso in due distinte parti dedicate (con tanto di titolo) all’analisi empirica (istinto) ed a quella razionale (ragione).
Questo scontro tra Cartesio e Aristotele, che non si riferisce al fulcro del pensiero filosofico, cioè l’uomo, ma agli zombi (interessante intuizione, anche se non originalissima), viene orchestrato in maniera magistrale dal Prof. Reinis (l’ottimo Jaroslav Dusek), il quale non perde occasione (neanche post mortem) per disquisire su questioni esistenziali.
Dal gruppo di lavoro dei protagonisti, rinchiuso in un isolato motel, per condurre una ricerca sul “senso della vita”, spiccano la coppia degli eroi-sopravvissuti di turno Verner (Jan Dolansky) e Hanusova (Eva Nadazdyova) e soprattutto il personaggio più interessante (e divertente) del film insieme al prof. Reinis: Nedobyl (Kamil Svenda).
Poco azzeccata e oltremodo forzata la presenza di Mechura (il pur bravo Roman "Izzi" Izaias), attore porno unitosi per caso al gruppo, che si rivela essere un convinto testimone di Geova (omaggio a orgazmo?) fino alla morte… dopo diventerà un seguace di Scientology!
Mentre interessante risulta il parallelelismo tra il “senso delle vita” e l’assurdo in cui vengono a trovarsi i protagonisti.
Le gags di “Choking Hazard” si susseguono troppo a rilento (causa la natura filosofica e l’ironia piuttosto ermetica delle stesse), provocando un continuo incepparsi del ritmo ed una non chiarissima sequenzialità degli eventi.
Qualche buona trovata (i video amatoriali che interagiscono con lo svolgersi della vicenda), la buona fotografia (eccezionale quella del prologo, anche se lo stesso risulta superfluo), un’energica colonna sonora (che un po’ cozza con il ritmo del film) ed un cast rispettabilissimo rendono “Choking Hazard” gradevole, anche se l’impressione di “incompletezza” segue lo spettatore fino ai titoli di coda.
Due curiosità.
In “Choking Hazard” non ci sono zombi, ma "Zombivci" che in lingua originale rappresenta la combinazione tra zombie + myslivci (cacciatore), tradotto in inglese come “Woombies” (woodsman + zombies) e che in italiano speriamo non venga mai tradotto onde evitare l’ampliamento della (già foltissima) lista delle traduzioni assurde.
Subito dopo il prologo iniziale, per i titoli di testa, ci viene riservata la gradevole visione di un vero e proprio “video musicale trailer”.
Forse il film di Marek Dobes paga il confronto con pellicole simili (zombi commedie), ma più illustri, risultando alla fine tecnicamente apprezzabile, ma contenutisticamente povero.
Per concludere, come direbbero gli illustri colleghi della ACEC (non sapete cos’è?!?):
"Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come accettabile, anche se certamente semplicistico…"
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