Due anni dopo Deodato, anche Lenzi, maestro
del poliziesco all'italiana, si cimenta con il tanto discusso genere
cannibalico. Sgomberiamo la strada da ogni possibile dubbio: Cannibal
Ferox non è neppure lontanamente paragonabile al capitolo
Holocaust. Il film di Lenzi, infatti, fa acqua da ogni parte: la
sceneggiatura si avvicina sempre più pericolosamente al pretesto, gli
interpreti rasentano l'amatorialità (nel senso peggiore del termine) e,
anche tecnicamente, la pellicola lascia il tempo che trova.
La trama, in poche parole, si
riassume nel viaggio a scopo scientifico di una neo-laureanda impegnata nello
studio antropologico delle tribù primitive. Inutile dire che il
tentativo di quest'ultima di sfatare la leggenda del cannibale primitivo si
concretizzerà in un bagno di sangue. Tutto qui; il resto degli attori
servirà unicamente come carne da macello. La storia, quindi, è
davvero poca cosa e nemmeno il posticcio innesto di una seconda vicenda (una
trama nella trama per dirla in breve) costituirà argomento degno
di nota. Come nella migliore (peggiore) tradizione dei cannibal-movies
anche qui alcuni animali verranno immolati dinnanzi alle telecamere con l'unico
scopo di shoccare l'ignaro (?) spettatore.
Non male alcune sequenze splatter
opera del solito maghetto dello spaghetti-gore Gianni De Rossi; a parte
questo solo tanta noia ed un fastidioso senso di deja-vu. In definitiva,
se amate il filone, date uno sguardo anche a questo Cannibal Ferox ma
senza illusioni: se avete già visto il master-piece di Deodato
l'incursione nel genere di Lenzi vi sembrerà una passeggiata all'aria
aperta.
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