“Hey ragazzi, mettete a sedere il vostro fottuto culo, passatemi una di quelle birre, ed aprite bene le orecchie”.
Credo che Lansdale inizierebbe così la recensione di un film e di certo non sfigurerebbe tra i “papaveri” della critica contemporanea, ma è ancora più probabile che, lo scrittore texano non abbia la minima voglia di trovarsi in mezzo a quei “papaveri”.
“Bubba-Ho tep” è facilmente riassumibile.
In una casa di riposo per malati di mente, due vecchietti (uno bianco ed uno nero) che si credono rispettivamente Elvis Presley e J.F. Kennedy (eh già!) lottano contro una mummia egizia che va in giro succhiando anime dall’orifizio anale delle sciagurate vittime.
In effetti la trama è pressappoco questa, ma i pochi (italiani) che conoscono il genio scriteriato di J. R. Lansdale, sanno benissimo che le sue doti letterarie scavano attraverso ciò che, da un’analisi superficiale, potrebbe apparire come folle e banale, per approdare ad una serie di riflessioni sulla natura psicologica e la storia dei protagonisti giudicati, amati e/o odiati esclusivamente dal libero arbitrio del lettore (a volte invitato anche a trovarsi un adeguato finale).
Il tutto, naturalmente, arricchito da cinico umorismo nero, sesso e tonnellate di immancabile “sangue e merda”.
Dopo questa breve, ma dovuta, presentazione di J. R. Lansdale (autore del racconto che ha ispirato e folgorato Coscarelli), parliamo del film.
Fortunatamente ancora capita, sempre meno spesso, di trovare in giro qualcosa capace di risvegliare le dormienti menti di spettatori , ormai avvizziti, dagli “horror per famiglie” hollywoodiani, o “horrortainement” come dicono quelli che sanno parlare bene. Bubba-ho tep è uno di quei rari casi di pellicola “originale”, senza pudori o timori riverenziali.
Per farvi entrare in sintonia con il film, la scena d’apertura descrive, con scrupolo, l’infezione genitale del protagonista.
Il mattatore assoluto di questa pellicola è Bruce Campbell, che in una delle sue migliori interpretazioni di sempre (paragonabile, senza risultare blasfemi al Landau-Lugosi di “Ed Wood”) incarna la decadenza fisica e spirituale di un attempato Elvis Presley. In effetti agli occhi della gente Bruce-Elvis appare come Sebastian Haff (un sosia del “Re”), ma la realtà è ben diversa: Elvis, stanco ed annoiato dalla fama e dal successo, dopo aver proposto uno scambio di identità ad un suo sosia (Half), rimane intrappolato nei panni di quest’ultimo dopo la morte di colui che, ormai, tutti credono essere il vero Elvis. L’ospizio “Ombroso riposo” è il posto ideale per attendere la fine dei propri giorni, rompendo la monotonia delle cure mediche e dei pasti in mensa con un pisolino. A sconvolgere, però, questa pacifica e sommessa atmosfera è l’irruzione di una simpatica mummia egizia di 3000 anni, che trasforma la casa di riposo nel proprio personalissimo fast-food di anime, cibo fondamentale per il suo sostentamento.
L’orgoglio sopito del “Re” (ed il suo pene) inizia una rapida resurrezione, anche grazie al supporto di Jack (Ossie Davis), l’anziano uomo di colore che giura essere JFK vittima di una congiura ordita dai suoi nemici.
I due dopo varie peripezie decidono di affrontare (in sedia a rotelle e deambulatore) in un duello all’ultimo sangue il “bubba-ho tep” per salvare i coinquilini dalla morte, ma soprattutto per ridare un senso alle proprie esistenze.
Don Coscarelli (il padre di Phantasm, per chi non lo sapesse) costruisce un’eccellente atmosfera lansdaleiana, senza eccedere in inutili virtuosismi, ma dosando alla perfezione humor e tensione; i ritmi, pur essendo quelli di una casa di riposo, non si attenuano mai oltre il dovuto e le immagini raccontano alla perfezione le angosce e le gags dei personaggi.
Il film non si prende mai troppo sul serio, neanche nei momenti topici, tradizionalmente destinati alla suspence, lasciando ampio respiro alle trovate comiche come i geroglifici incisi dalla mummia nei bagni del “ombroso riposo” (“Il faraone mangia le palle dell’asino” e “Cleopatra è una zoccola”) o le cure mediche riservate al pene di Elvis. Intento a dedicare pochi secondi per riflettere su come siano i “pazzi” ad accorgersi di ciò che accade all’interno della casa di riposo, mentre i “sani” non notano nulla di strano nelle continue morti dei ricoverati, vi invito alla visione di un film decisamente buono e “cattivo” allo stesso tempo.
Un’ultima raccomandazione.
Nel caso in cui doveste decidere di guardare “Bubba-Ho Tep” o di leggere uno qualsiasi dei pochi libri pubblicati in Italia di Lansdale, toglietevi dalla testa idee balorde come trovare un “perché”, cercare l’origine degli avvenimenti, scervellarsi per affibiare spiegazioni a ciò che accade. Con Lansdale ciò che deve accadere accade, punto e basta.
“E adesso mollate le birre, alzate le chiappe e andate a farvi fottere”
|