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BROKEN


 
Aka:  The Hearteater
Produzione:  UK, 2006
Regia:  Simon Boyes, Adam Mason
Cast:   Nadja Brand, Eric Colvin, Atesh Salih, Abbey Stirling
 

 

Le sorprese che non t'aspetti, ecco a quale categoria potrebbe di diritto rientrare tale lavoro del duo Boyes/Mason. Una sorpresa Low Budget di quelle in cui inevitabilmente devi poter socchiudere la palpebra sinistra a qualche manchevolezza mentre la destra si gusta copiosa qualche tratto saliente degno di nota. Un film che non lesina nulla fin dai titoli di testa dando scacco matto a quel filmettino per famiglie che è Saw: una ragazza senza perchè ne altre inezie si ritrova legata per il collo ad un albero in bilico su dei trochi di legno prossima all'impiccagione per sfinitezza se non troverà la maniera prossima a liberarsi.

E quando vi ritrovate con un legno affilato in mano e sulla pancia dei punti di sutura secondo voi che vi resta da fare? L'occhio della telecamera vi posso assicurare che non esiterà nel mostrare a differenza di quanto c'hanno proprinato finora. E detto da chi guarda periodicamente Ichi the Killer e le sue iperboliche nefandezze quei soli cinque minuti di "rovistamento" stavano per farmi andare di traverso il pranzo. Il contesto boscaiolo se da un lato giustifica (come Raimi e Kitamura ai tempi) il già citato lato low budget del film dall'altro ci regala la classica cornice suggestiva e primordiale. Il Boogeyman, cui pare ormai consuetudine statunitense raffigurarlo con trench e cappello da cowboy, della situazione è molto ben riuscito perchè non sapremo mai e poi mai perchè lo faccia. Appare quasi la naturale conseguenza di una mente e corpo che agisce in base alle sue cognizioni.

L'immedesimazione con la protagonista quindi, una biondona madre di una bimba di sei anni che si ritrova senza spiegazioni coinvolta in questo sadico gioco, è totalitaria e riesce nell'intento di sviluppare quel senso di angoscia in cui molte pellicole vorrebbero ma non riescono. Un sacco di citazioni volute o meno (il bosco, gli stereotipi del killer, le torture fisiche e psicologiche) sono bilanciate alla perfezione dalle idee introdotte (le succitate torture, il rapporto fra vittima e carnefice, la realizzazione tecnica di buon livello). Un finale ben congegnato forse anch'esso debitore nei confronti dell'ormai sempre più lontano cinema italiano (riferendomi ad Argento, nella fattispecie). In sintesi uno sguardo al futuro senza dimenticare il passato, quello che dovrebbe essere quasi assunto come dogma per i registi soprattutto alle prime armi. Come sempre film inedito in italia (rigorosamente piccolo in tal contesto).


 
Tabbo


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