Home page




BEGOTTEN


 
Aka:  Begotten
Produzione:  USA, 1991
Regia:  Elias Merhige
Cast:   Brian Salzberg, Donna Dempsey, Stephen Charles Barry
 

 

Una figura non identificata s'è rinchiusa in una baita in quel che pare un bosco. Tiene un rasoio in mano e con lo stesso comincia a dilaniarsi lo stomaco suicidandosi: da esso scaturisce una donna che, dopo averlo masturbato, col suo seme darà alla luce un figlio deforme che lei porterà a sè lungo il suo viaggio fino a che.. Begotten non è un film. E' piuttosto l'antitesi di tale. Ma come tale è un'esperienza. Allucinante. Allucinata. Forse fine a sè stessa. Il cui risultato invece forse travalica le reali intenzioni e potenzialità di un regista che pare aver solo accatastato mezzi passi falsi dopo questo sfolgorante primo lavoro. La trama non la racconterò. Non posso raccontarvela. Primo perchè si esaurirebbe in una frase. Secondo perchè vi esaurirebbe il motivo per cui vedere questo film. Perchè Begotten è quanto di più personale ci possa essere. Può dire tutto come può non dirvi assolutamente un beneamato nulla.

Potete anche vivere tranquillamente senza guardarlo. O potrete vivere tranquillamente anche dopo averlo guardato. Oppure chi, come me, trovarne spunti e riflessioni. Fascinazioni. Fosse anche solo per una sequenza. Un fotogramma. Per un suono. E' un film che sembra provenire dal passato. Una lunga e palese citazione al cinema impressionistico germanico. A partire dalla fonetica del nome, che nonostante essere un inglese participio passato del verbo To Be, pare ricollegarsi a qualche arcaico termine di quel cinema muto ma suggestivo precursore di buona parte della cinematografia a venire e che a sua volta è figlia della letteratura oscura e gotica. E' in un bianco e nero strascicato, rovinato, malato.

Morboso e insistente nelle sue inquadrature prive di dialogo e musicato da un suoni e rumori. E' un sogno. E' una sequela disarticolata di sogni. Un'accozzaglia di immagini senza senso. O forse un disegno talmente calcolato da doverne cogliere ogni riferimento per darne un senso. Senso che alla fine, almeno in parte, viene ripagato e plasmato dalla frase finale che fa anche da spiegazione della trama essendone, la trama. O forse, una trama spinta a forza come una mano in un utero infecondo per strapparne un feto malato. Insomma fate di Begotten quel che volete. Ma fatelo. Perchè è forse l'unica vera e tangibile prova di uno straordinario talento visionario, quello di Merhige, che non si ripeterà nei prodotti futuri. Il che da un verso amaro quanto un rimpianto.


 
Tabbo


Webmaster Demon

Design by


© De Profundis copyright
All rights reserved, all pictures and texts are respective author's property.