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AZUMI 2 - DEATH OR LOVE


 
Titolo originale:  Azumi 2: Death or Love
Produzione:  Japan, 2005
Regia:  Shusuke Kaneko
Cast:   Aya Ueto, Yuma Ishigaki, Chiaki Kuriyama, Shun Oguri
 

La bellissima Aya Ueto ritorna ad indossare i panni (confezionati su misura) di Azumi per il secondo episodio della serie. Dietro la macchina da presa stavolta non c’è Kitamura, bensì Shusuke Kaneko (i fans di Gamera & C. lo conoscono bene), che pur mantenendo lo stile visivo (con minore impatto) del precedente, apporta delle sostanziali modifiche. Azumi 2 (Death or Love) è registicamente piatto, privo del sadismo “culturale” del predecessore, meno poetico e soprattutto di chiara impronta “soap-opera”.

I combattimenti, che Kitamura era riuscito a dosare in maniera così saggia da donare allo scontro finale tanta enfasi in grado di cancellare nella memoria dello spettatore i 1000 scontri effettuati in precedenza, qui seguono un copione da videogame tanto da risultare (inevitalbimente) noiosi. La sensazione è quella di assistere ad un ciclico Tekken, inframezzato da vicende da telenovela. Tradimenti, doppiogiochisti, morti che tornano e rimuoino, amori impossibili, buoni sentimenti, belle parole. Insomma il classico clichè del “patinato”. Azumi 2, nonostante il sangue abbondi, manca di sana “cattiveria” e la folla di personaggi finisce con lo svalutare i profili degli stessi. Gli attori (un plauso a Chiaki Kuriyama) riescono, con le loro capacità e delle buone performances, a vestire di un certo spessore i caratteri da loro interpretati, sminuiti da una poco curata sceneggiatura.

L’estremizzazione fumettistica, che Kitamura era riuscito a far danzare sul filo del credibile, in questo sequel invade (spesso) la sfera del ridicolo, privando alcuni protagonisti del loro fascino naturale. Note positive sono il totale rispetto della sequenzialità nei confronti del primo episodio ed i buoni effetti digitali. Shusuke Kaneko (il regista) con questo film ha di sicuro perso una grande occasione per imporsi, sfruttando la popolarità ed il successo riscosso da “Azumi” (occasione subito riscattata con i due “Death Note”). La sua regia infatti, sebbene sia sufficientemente solida, manca di personalità ed il film scivola via senza particolari sussulti. Riservato agli amanti della serie e di Aya Ueto.

 
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