Il film é finito! Mentre scorrono i
titoli di coda, una sola considerazione mi riempie la mente: come é
possibile che un regista, in due ore di film, riesca a proporre allo spettatore
una serie interminabile di inquadrature, senza risultare mai banale o
prevedibile? Takeshi Miike ci riesce...ci riesce in modo naturale, nulla sembra
costruito o studiato a tavolino. La macchina da presa si muove fluida,
traballa, rimane immobile...autonomamente, sembra davvero che sia lei a
decidere cosa e come inquadrare. Soggettive improponibili, campi lunghi
eccessivamente distanti, come se fossero immagini rubate, primi
piani che entrano dentro i personaggi, attraversandoli da parte a parte.
Montaggio onirico e mai confuso, tenuto insieme da una bellissima colonna
sonora. Signori, questo é Cinema, quello con la C
maiuscola.
E non parlo di regie pulite, confezionate
ad hoc per un target ben preciso di spettatori. Parlo di regie
fatte di immagini, quelle che riescono a far dimenticare anche la storia, che
la mettono involontariamente in secondo piano, proprio quelle regie
che imprimono a fuoco nel cervello i fotogrammi...uno dopo laltro. Se
dovessi fare un paragone (improponibile, perché Miike é unico),
potrei affermare, senza risultare blasfemo, che unaccostamento stilistico
con David Lynch non farebbe certo sfigurare questa pellicola giapponese. Non
riesco proprio a capire! Perché questi film non vengono distribuiti da
noi? Forse perché ormai siamo pressoché lobotomizzati da un tipo
di cinema che ci propone da anni sempre lo stesso prodotto. Regie piatte, stili
che sono tutti uguali...se non ci si chiama Raimi, Cronenberg,
Lynch...distinguere un film daaltro é davvero impossibile! Per
cui, lode al giappone...ma non solo, lode anche ai tedeschi, perché
é grazie a loro se possiamo comprare in dvd le versioni
uncut e sottotitolate in inglese, di questi film.
Ma parmliamo del film. Audition é
una storia damore. Travolgente, intensa...marcia. Mi sembra piuttosto
inutile raccontare la trama, anche perché, in effetti,
é meno originale di quanto si possa pensare. Asami (la bellissima
protagonista) ha avuto uninfanzia fatta di abusi e violenze, nonostante
questo, i suoi modi sono estremamente gentili, sussurrati...riesce a far
innamorare chiunque con la sua dolcezza. Il suo desiderio é semplice,
quanto umano...lei vuole amore. Dona il suo amore totale, chiedendo in cambio
solo di essere amata. La sua vita prosegue nella disperata ricerca
di questo amore, attraverso gli uomini che incontra. La sua richiesta,
implorata, alluomo che lei crede essere quello giusto...é
straziante, quasi una supplica. Distesa nuda sul letto prega Aoyama
(luomo che ama) di amarla: Love me, please. Love me...only
me...please. Se conoscessi il giapponese lo trascriverei in lingua
originale, perché la voce di Eihi Shiina (che interpreta Asami) mette i
brividi. Ma quellimplorato only me ha davvero un valore
assoluto. Non é prevista nessuna altra forma damore per
nessunaltra creatura vivente...altrimenti Asami potrebbe sentirsi
tradita...e vendicarsi.
Dopo quella notte di passione, la ragazza
scompare. Aoyama, perduto nellamore per Asami, la cerca, ripercorrendo
quelle poche tappe del passato della ragazza che conosce. Scoprendo particolari
inquietanti. La mezzora finale é un vortice di tensione, orrore, dolore,
ma soprattutto amore. Lamore inteso come possesso totale di una persona,
e nel caso in cui questo amore non sia integro...é giusto che anche la
persona amata non sia integra. Se non si possiede tutto lamore, non si
deve possedere neanche la persona amata nella sua totalità.
Questa la semplice logica di Asami...racchiusa in un sacco di tela immobile sul
pavimento di casa sua! Sogno, realtà, incubo, ancora realtà...ben
peggiore dellincubo. Una tecnica sopraffina, attori in stato di grazia,
una fotografia che imprime alle immagini una forza surreale. Ho già
voglia di rivederlo, ma senza sottotitoli stavolta, per poter gustare solo la
bellezza delle immagini. Un desiderio mi invade...recuperare la filmografia
completa di questo regista: Takeshi Miike, il poeta del dolore! Miike ci lancia
un messaggio...non può esistere amore...senza dolore. Come dargli torto!
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