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AUDITION


 
Titolo originale:  Odishon
Produzione:  Japan, 1999
Regia:  Takashi Miike
Cast:  Ryo Ishibashi, Eihi Shiina, Tetsu Sawaki
 


Il film é finito! Mentre scorrono i titoli di coda, una sola considerazione mi riempie la mente: come é possibile che un regista, in due ore di film, riesca a proporre allo spettatore una serie interminabile di inquadrature, senza risultare mai banale o prevedibile? Takeshi Miike ci riesce...ci riesce in modo naturale, nulla sembra costruito o studiato a tavolino. La macchina da presa si muove fluida, traballa, rimane immobile...autonomamente, sembra davvero che sia lei a decidere cosa e come inquadrare. Soggettive improponibili, campi lunghi eccessivamente distanti, come se fossero immagini “rubate”, primi piani che entrano dentro i personaggi, attraversandoli da parte a parte. Montaggio onirico e mai confuso, tenuto insieme da una bellissima colonna sonora. Signori, questo é Cinema, quello con la “C” maiuscola.

E non parlo di regie pulite, confezionate “ad hoc” per un target ben preciso di spettatori. Parlo di regie fatte di immagini, quelle che riescono a far dimenticare anche la storia, che la mettono “involontariamente” in secondo piano, proprio quelle regie che imprimono a fuoco nel cervello i fotogrammi...uno dopo l’altro. Se dovessi fare un paragone (improponibile, perché Miike é unico), potrei affermare, senza risultare blasfemo, che un’accostamento stilistico con David Lynch non farebbe certo sfigurare questa pellicola giapponese. Non riesco proprio a capire! Perché questi film non vengono distribuiti da noi? Forse perché ormai siamo pressoché lobotomizzati da un tipo di cinema che ci propone da anni sempre lo stesso prodotto. Regie piatte, stili che sono tutti uguali...se non ci si chiama Raimi, Cronenberg, Lynch...distinguere un film da’altro é davvero impossibile! Per cui, lode al giappone...ma non solo, lode anche ai tedeschi, perché é grazie a loro se possiamo comprare in dvd le versioni “uncut” e sottotitolate in inglese, di questi film.

Ma parmliamo del film. Audition é una storia d’amore. Travolgente, intensa...marcia. Mi sembra piuttosto “inutile” raccontare la trama, anche perché, in effetti, é meno originale di quanto si possa pensare. Asami (la bellissima protagonista) ha avuto un’infanzia fatta di abusi e violenze, nonostante questo, i suoi modi sono estremamente gentili, sussurrati...riesce a far innamorare chiunque con la sua dolcezza. Il suo desiderio é semplice, quanto umano...lei vuole amore. Dona il suo amore totale, chiedendo in cambio “solo” di essere amata. La sua vita prosegue nella disperata ricerca di questo amore, attraverso gli uomini che incontra. La sua richiesta, implorata, all’uomo che lei crede essere quello giusto...é straziante, quasi una supplica. Distesa nuda sul letto prega Aoyama (l’uomo che ama) di amarla: “Love me, please. Love me...only me...please”. Se conoscessi il giapponese lo trascriverei in lingua originale, perché la voce di Eihi Shiina (che interpreta Asami) mette i brividi. Ma quell’implorato “only me” ha davvero un valore assoluto. Non é prevista nessuna altra forma d’amore per nessun’altra creatura vivente...altrimenti Asami potrebbe sentirsi tradita...e vendicarsi.

Dopo quella notte di passione, la ragazza scompare. Aoyama, perduto nell’amore per Asami, la cerca, ripercorrendo quelle poche tappe del passato della ragazza che conosce. Scoprendo particolari inquietanti. La mezzora finale é un vortice di tensione, orrore, dolore, ma soprattutto amore. L’amore inteso come possesso totale di una persona, e nel caso in cui questo amore non sia integro...é giusto che anche la persona amata non sia integra. Se non si possiede tutto l’amore, non si deve possedere neanche la persona amata nella sua “totalità”. Questa la semplice logica di Asami...racchiusa in un sacco di tela immobile sul pavimento di casa sua! Sogno, realtà, incubo, ancora realtà...ben peggiore dell’incubo. Una tecnica sopraffina, attori in stato di grazia, una fotografia che imprime alle immagini una forza surreale. Ho già voglia di rivederlo, ma senza sottotitoli stavolta, per poter gustare solo la bellezza delle immagini. Un desiderio mi invade...recuperare la filmografia completa di questo regista: Takeshi Miike, il poeta del dolore! Miike ci lancia un messaggio...non può esistere amore...senza dolore. Come dargli torto!


 
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